Sono ormai dieci mesi che vivo al G9, una Children’s Home situata a Kahawa West, un quartiere alla periferia di Nairobi. Questo centro è la casa di 26 bambini e ragazzi provenienti dalla strada o da condizioni molto difficili nelle baraccopoli.
Non è mai semplice capire cosa si lascia dopo esperienze così intense. Mi vengono in mente, banalmente, tutte le suole di ciabatte e scarpe consumate in questi mesi. I ritmi lenti dell’Africa, per quanto possano risultare difficili da assimilare per noi abituati a correre sempre e ovunque, si sposano perfettamente con quello che forse è il mio mezzo di trasporto preferito: i piedi. Riscoprire la lentezza del camminare e dare più valore al viaggio – anche solo la passeggiata per accompagnare i più piccoli all’asilo – è stata una parte importante di questa esperienza, e spero di non abbandonarla al ritorno in Italia, tra auto e frenesia quotidiana.
Più semplice, invece, è riconoscere ciò che riesco a portarmi a casa. Ho sempre dato grande importanza a una vita semplice, al sapersi accontentare dell’essenziale per vivere e stare bene. Qui a Nairobi ho potuto vedere quanto davvero poco basti per essere felici: osservare come vivono certe persone mi ha fatto mettere in discussione molte cose, il mio modo di vivere, i miei desideri…
Quello che vorrei portare con me, soprattutto, è la tranquillità e il basso livello di stress che la gente dimostra anche di fronte a problemi tutt’altro che piccoli. Non avere la certezza di riuscire a mettere del cibo in tavola la sera non sembra un dramma per una madre. In queste persone vedo sempre la certezza – o almeno la speranza – che in qualche modo si farà, che in qualche modo si sistemerà. E il più delle volte è davvero così. Forse noi siamo troppo abituati a lamentarci e a disperarci preventivamente.
In un mondo schematico e frenetico come quello a cui siamo abituati, ciò che spero di aver fatto mio in questa esperienza è la capacità di affrontare la vita con la speranza e la spensieratezza kenyane, con tempi più dilatati (non troppo), che permettano di riflettere e prendere decisioni più consapevoli.
TAG: esperienze
Potrebbero interessarti
Nei luoghi dell’attesa: la Bosnia Erzegovina
Abitare il paradosso: frammenti di Senegal
Scegliere di essere accanto
ISCRIZIONE NEWSLETTER
"*" indica i campi obbligatori














