Caschi Bianchi Paesi Bassi

DEL VOEDSELTUIN E DELLA GENERATIVITÀ

Giustizia riparativa, volontariato e cura del “giardino del cibo”…ed anche di sé stessi.  Lucia ci racconta l’esistenza di altre strade possibili, risposte diverse ai nostri bisogni sociali ed economici

Scritto da Lucia Martini, Casco Bianco in Servizio Civile con Apg23 a Boxtel

Del Voedseltuin e della generatività sapevo gran poco prima di arrivare qui, nei Paesi Bassi. Sono due parole che ora, invece, significano molto per me: mi infondono fiducia e mi riempiono il cuore, sanno di giustizia sociale, seconde occasioni, solidarietà e sostenibilità.

Voedseltuin in olandese significa “giardino del cibo”, un bel modo per chiamare e intendere questo orto sociale che vede coinvolti due gruppi di persone: da una parte i volontari dell’omonima organizzazione e dall’altra il Reclassiring, un organismo periferico della giustizia riparativa.

I volontari sono la linfa vitale del progetto, coloro che maggiormente credono nella causa e si dedicano con gratuità e dedizione alla sua realizzazione: tutto il raccolto, infatti, è destinato interamente al banco alimentari, un ente benefico che ogni anno distribuisce cibo alle persone che versano in condizioni di marginalità e povertà. Le donazioni che arrivano al banco sono principalmente scatolame e alimenti secchi, per lo più prossimi alla scadenza o già scaduti; da questa istanza nasce la proposta e l’impegno del Voedseltuin di fornire verdure biologiche, freschissime e di ottima qualità a quelle persone a cui abitualmente sono destinati gli scarti dei nostri consumi.

La bellezza e la preziosità dell’orto, però, non risiedono solo nel fine ultimo del progetto, ma anche (o a parer mio soprattutto) nelle persone che, con il loro tempo e non poca energia, rendono tutto questo possibile. I volontari e le volontarie coinvolte nel progetto, infatti, hanno alle spalle storie e vissuti ingombranti, alcuni di sofferenza, altri di dipendenza, marginalità sociale e assistenza dai servizi. E poi c’è il Reclassiring, quel ramo della giustizia riparativa che vede gli autori e le autrici di reato restituire qualcosa alla comunità, rimediare al danno inflitto svolgendo lavori socialmente utili, significativi e generativi.

Venire all’orto, passare del tempo insieme, mettere a disposizione le proprie capacità a favore di terzi fa sentire vive tutte queste persone, parte di una rete solidale dove si respira a pieni polmoni la reciprocità che ci tiene unite. È proprio qui, al Voedseltuin, che colgo il senso profondo del concetto di generatività: un modo di concepire l’azione e di investire le risorse in attività che non si esauriscono in un consumo individuale, ma che diventano opere relazionali che generano maggior bene comune, fruibile a sempre più persone. È un circolo virtuoso, responsabile e solidale, dove l’azione è rigenerante per chi la compie (c’è chi sconta la sua pena e chi, nel prendersi cura della terra, un po’ impara a curare sé stesse) e generativa per chi ne coglie i frutti. Nel dare qualcosa agli altre, nel rimettere in circolo le risorse di cui si è a volte beneficiare, a prescindere dalla propria condizione fisica e sociale, c’è una forte valenza di autoaiuto che carica e riempie di fiducia le persone.

Ho trascurato finora un altro aspetto che è invece costitutivo del progetto: il metodo con cui si coltiva la terra è quello dell’agricoltura ecologica, attenta all’ambiente, al km0, al benessere del suolo e della fauna locale. Come ai suoi tempi aveva sottolineato Hans Jonas, filosofo tedesco e teorico dell’etica della responsabilità applicata all’ecologia, non può esservi giustizia sociale senza una sentita e condivisa responsabilità ambientale, che permetta di continuare a vivere in contesti salubri e dignitosamente umani.

La fiducia di cui parlavo all’inizio, quindi, nasce proprio da qui, da un’esperienza di aiuto e solidarietà diversa, sostenibile.

Chiudo ricordando che negli ultimi 15 anni, in Italia, il 90% delle risorse economiche destinate al welfare viene erogato in trasferimenti monetari, mentre solo il 10% viene investito nei servizi: tendono quindi a prevalere risposte sbrigative in termini di sussidi economici, che solo parzialmente rispondono ai bisogni complessi delle persone. Tuttavia, esistono altre strade possibili, risposte diverse ai nostri bisogni sociali ed economici, modelli di welfare generativi in cui le risorse impiegate possano rigenerarsi e produrre ulteriori risorse, che accrescono la solidarietà e il benessere della comunità.

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