Cile Corpi Civili di Pace

I Mapuche: “gente della terra” – Scheda racconto

“L’intervento sul campo di una presenza internazionale può permettere allo stesso popolo mapuche di far emergere e denunciare la violazione dei Diritti Umani che sistematicamente subisce, anche a causa della legittimazione legislativa.”

Scritto da Ilaria Fontana, Nicolò Faggion, Francesca Ferri e Sofia Divi, Corpi Civili di Pace con Apg23 a Valdivia

Ilaria, Nicolò, Francesca e Sofia sono i quattro volontari che hanno preso parte al progetto “Il Conflitto Mapuche” con l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Il progetto si è svolto in Cile, nella città di Valdivia, e in quattro regioni dove vivono 13 comunità mapuche: Bio Bio (Regione VIII), Araucania (regione IX), Los Lagos (regione X) e Los Rios (regione XIV).

Il contesto del conflitto

La durata di questo conflitto ha permesso, nel corso degli anni, una divisione ancora più radicale tra il popolo Mapuche e lo Stato cileno. Le dimensioni che tocca questo conflitto sono molteplici, in primis quella culturale: la negazione della cultura indigena è forte e legittimata anche dalla Costituzione cilena. Il compito di intermediario tra il popolo mapuche e lo Stato cileno è l’organo istituzionale della CONADI (Corporazione Nazionale dello sviluppo indigeno), questo apparato dovrebbe occuparsi della difesa e  dello sviluppo delle comunità indigene ma spesso non risulta efficace poiché la sua formazione non rispetta le caratteristiche tradizionali delle comunità mapuche e inoltre propone la “risoluzione delle controversie” attraverso misure assistenzialistiche insufficienti e inadeguate al contesto e i bisogni.

È un conflitto armato caratterizzato da una forte militarizzazione delle aree intorno alle comunità mapuche da parte delle forze armate che viene “giustificata” da una criminalizzazione della resistenza mapuche. In più, le azioni politiche che hanno lo scopo di indebolire e demotivare la lotta mapuche si palesano attraverso: falsificazione delle prove, prigione preventiva, prolungamento di processi, incursioni in comunità, arresti, e uccisioni di esponenti importanti.

Infine, un’altra dimensione che appartiene strettamente al conflitto è quella economico/ambientale: uno dei principali motivi di protesta della resistenza mapuche è  il conflitto che si genera nello sfruttamento del territorio e delle risorse che esso stesso produce.

Un episodio dal campo

Nella città di Hornopiren, Patagonia Cilena, una persona di una comunità mapuche della zona, conosciuta precedentemente in un altro territorio, ci invitò ad andare a monitorare la situazione in quanto, da un mese, un’impresa italiana aveva iniziato i lavori di costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume che scorreva al lato della città, senza previa consultazione dei cittadini e delle comunità mapuche. Lì prendemmo parte ad un incontro dove i responsabili dei servizi pubblici, un rappresentate dell’impresa, il sindaco, l’intendente regionale e varie associazioni di cittadini e comunità mapuche si riunirono per discutere la faccenda.

Venne spiegato il progetto, approvato una decina di anni prima, così come le opposizioni e le critiche ad esso. Noi restammo in piedi, filmando, registrando e scattando foto, il tutto indossando le nostre magliette con la scritta: CCP.

La resistenza per impedire la costruzione della centrale era portata avanti dalla cittadinanza e dalle comunità mapuche del luogo. Uno dei rappresentanti mapuche che conduceva la battaglia sul piano legale ci presentò in quell’occasione, pubblicamente, come quattro ragazzi italiani osservatori dei diritti umani nonché unica loro difesa civile durante l’incontro, in netto contrasto con la schiera di carabinieri presenti per tutelare la sicurezza della alte cariche politiche presenti.

La riunione si concluse con la decisione di sospendere momentaneamente i lavori dell’impresa per verificare eventuali irregolarità nella sua costruzione.
La gente si riunì esultante fuori dall’edificio, realizzando una piccola marcia intorno alla piazza. Nelle settimane successive la comunità mapuche e altre associazioni di vicinato realizzarono varie attività per sensibilizzare la popolazione. Scrivemmo in merito un post e realizzammo un’intervista. In quei giorni ci condussero inoltre a visitare diversi luoghi naturali importantissimi per la cultura/storia mapuche minacciati dall’intervento umano. L’episodio rimase per noi significativo in quanto diede valore ad una nostra presenza utile all’interno del conflitto mapuche non solo umanamente ma anche professionalmente.

Evoluzioni del conflitto

L’anno 2019-2020 ha rappresentato un momento fondamentale nella storia del Cile: la rivoluzione sociale popolare che è insorta nell’ottobre 2019 ha lasciato una speranza di cambiamento politico e sociale in un contesto che sembrava non svegliarsi mai.

La popolazione cilena ha dimostrato in queste rivolte sociali una forte presa di coscienza e ha accorciando le distanze tra cileni e mapuche sollevando la bandiera mapuche come segno di rivolta e forse anche di appartenenza e facendo emergere una lotta che fino a questo momento era stata ignorata e separata per almeno trenta anni. Il riconoscimento che la popolazione civile ha dimostrato in questo momento storico ha bisogno di essere reso ufficiale, si presume che con il nuovo referendum (a ottobre 2020) il Cile possa avvalersi di un lungo processo di creazione per una nuova Costituzione Statale.

Questa opportunità può aprire nuove strade al riconoscimento del popolo indigeno mapuche dentro la Stato cileno.

Dal punto di vista dei mapuche, invece, si sta delineando un’altra strada possibile. Alcune autorità ancestrali o esponenti delle comunità mapuche di Cile e Argentina, sono da anni coinvolte nella stesura di uno Statuto per la Libera Determinazione e Creazione di un Governo Mapuche. Nel dicembre 2019 si è dato vita alla seconda sessione “dell’Assemblea Costituente Mapuche”, questo processo politico e culturale segnerebbe una rottura netta con lo Stato cileno e l’affermazione definitiva di uno spazio mapuche riconosciuto e autonomo.

Nel contesto di oggi gli attori in gioco non sono solo la politica cilena e i mapuche ma anche le imprese transnazionali che abitano e governano una consistente quantità di risorse sul suolo cileno. Se il popolo mapuche fosse riconosciuto a livello legislativo insieme alla sua terra, la presenze di questi attori stranieri sarebbe un altro conflitto da risolvere. Mentre per tutte quelle imprese “del futuro” sarebbe una sfida insediarsi in territorio mapuche, poiché a quel punto sarà impossibile negare l’esistenza di comunità indigene vicine ai luoghi di interesse.

La presenza di internazionali in un contesto così delicato potrebbe fungere da ulteriore garanzia per il processo di inclusione all’interno del mondo politico cileno, e dare la giusta rilevanza agli aspetti culturali e sociali di tutte le parti coinvolte.

Per saperne di più:

Per info sulla situazione della Patagonia cilena e sui progetti idroelettrici:

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