Cile Corpi Civili di Pace

Corpi Civili di Pace 2019 – Il conflitto Mapuche

Una raccolta dei materiali realizzati da Francesca, Ilaria, Sofia e Nicolò, Corpi Civili di Pace con la Comunità Papa Giovanni XXIII a Valdivia, che raccontano cultura, storia e geografia del popolo Mapuche

Materiale prodotto dai volontari Corpi Civili di Pace con Apg23 Operazione Colomba a Valdivia.

Il colihue (dal mapudungun kuliw) è una specie di canna che appartiene alla famiglia dei bambù. Cresce nelle zone umide dei boschi dell’Argentina e del sud del Cile.
È una pianta molto resistente e per questo si è sempre utilizzato il suo fusto per costruire lance e tipici strumenti a fiato come la trutruka. Fiorisce raramente, ogni 60 anni o più e ancora oggi non si sa bene il motivo di questo lasso di tempo così vasto.
Nei racconti tramandati nelle varie generazioni di mapuche, si dice che quando fiorisce il kuliw è simbolo di disgrazia. J. infatti ci racconta: “Eravamo preparati alla pandemia. Il kuliw ha iniziato la sua fioritura già dall’anno scorso e sapevamo che qualcosa di grave sarebbe accaduto. Avevamo da allora iniziato a prendere i nostri lawen (erbe medicinali) per proteggerci. Forse sta funzionando, fortunatamente nelle nostre comunità non è ancora arrivato il virus”.
Non sappiamo se le erbe medicinali che i mapuche assumono li proteggano effettivamente dal virus ma sicuramente un sistema di vita più rispettoso della terra e della natura, che i mapuche stessi promuovono, ci aiuterebbero a prevenire altre forme di virus.

Nella cultura ancestrale mapuche il palìn è considerato uno sport il cui scopo principale è instaurare buone relazioni o risolvere controversie; oggi invece è una delle attività più praticate in segno dei rivendicazione culturale mapuche.
Anche il territorio sacro e recuperato del Ngen Mapu Kintuante, sulla costa dove scorre il fiume Pilmaiquen (nel settore di Maihue- Carimallin), possiede un antico paliwe (campo da gioco), è proprio in questo luogo che abbiamo assistito ad un palìnkantun (incontro di palìn) amichevole tra due comunità mapuche.
È da questi momenti di scambio e unione tra le comunità che la lotta mapuche assume la forza per perseverare nella sua resistenza.

Come ogni popolo anche i Mapuche possiedono una bandiera ricca di significati. Negli ultimi tempi si vede spesso in prima linea nelle rivoluzioni sociali in Cile come simbolo di resistenza contro le ingiustizie

Banda Azzurra: Wenu Mapu (terra di sopra), spazio abitato da forze naturali come il sole, la pioggia, il vento le stelle.
Banda Verde: Wente Mapu (terra di mezzo) nella quale vivono le persone.
Banda Rossa: Minche Mapu (terra di sotto), rappresenta il sangue versato per la libertá della terra mapuche.
Simbolo centrale: Kultrung, tamburo mapuche, raffigura i quattro punti cardinali.
Simbolo a forma di croce: Ñimin, simbolo rappresentante la storia e conoscenza mapuche.

Jaime é una delle prime persone Mapuche che abbiamo conosciuto in Cile. In questa intervista ci racconta, attraverso il percorso personale, la resistenza che il popolo Mapuche cileno e argentino sta portando avanti da anni. Ti consigliamo questo ascolto per conoscere meglio come nasce e si sviluppa il conflitto Mapuche.

In Cile il cosiddetto “conflitto Mapuche” vede contrapporsi, dagli anni Novanta, il più grande ed importante gruppo etnico del Paese allo Stato e ai grandi agricoltori ed imprenditori, a causa della proprietà delle terre, considerate dai Mapuche “patrimonio ancestrale”. Il popolo Mapuche chiede il riconoscimento costituzionale, la restituzione territoriale, nonché la piena attuazione della Convenzione dell’OIT 169

La “non considerazione” della politica pubblica e l’approccio puramente assistenzialistico e/o di repressione dello Stato alle richieste del popolo Mapuche hanno contribuito a generare una condizione di discriminazione permanente, che a lungo andare ha portato ad una spirale costante di violenza.

Le terre ancestrali Mapuche vengono riunite in quella che loro chiamano Wallmapu, ed in base a dove vivono, i Mapuche si definiscono in modi diversi

Nove anni fà, nella città di Santa Barbara, nella regione del BioBio, nacque l’“Hogar Intercultural de la Madre y el Hijo” – la Casa Interculturale della Mamma e del Figlio – per le future mamme pewenche e non solo, in attesa di partorire.

I pewenche sono i mapuche che vivono sulla Cordilliera cilena, infatti pewen, nell’idioma mapuche, significa “araucaria”, albero sacro che cresce solamente sulle alture.

Le comunità in cui vivono spesso si trovano isolate tra le montagne dunque sprovviste di strutture sanitarie adeguate.
L’ Hogar è uno spazio accogliente e famigliare a forma di ruka (casa tradizionale mapuche) in cui le madri, oltre a ricevere assistenza sanitaria, possono portare con sé i figli minori di sei anni. A loro è stata dedicata una stanza in cui si insegnano la lingua, la cultura e la storia del loro popolo.

Cenni sul conflitto Mapuche

Attualmente l’11% della popolazione cilena è di origine indigena e di questa l’83% – circa 1.329.450 persone – si definisce mapuche: una delle popolazioni native del Cono Sud del continente americano che occupavano la terra dell’Araucania, corrispondente ad una parte del Cile, e dell’Argentina.

In questa regione si stimano un centinaio di  comunità mapuche ma   risulta difficile la quantificazione esatta perchè sebbene alcune si siano costituite anche da un punto di vista legale, molte altre hanno preferito non integrarsi nel sistema burocratico ed hanno continuato ad occupare territori ancestrali, senza però esserne proprietari secondo la legge cilena. La rivendicazione di questi territori, talvolta pacifica talvolta no, ha generato contrasti con la legge, fino ad arrivare a conflitti sempre più aspri dove le forze armate hanno rafforzato il proprio potere nei confronti dei civili, intraprendendo azioni o “repressioni”, forti dell’impunità loro riservata da parte dello stato.

In Cile il cosiddetto “conflitto Mapuche” vede contrapporsi, dagli anni Novanta, il più grande ed importante gruppo etnico del Paese allo Stato e ai grandi agricoltori ed imprenditori, a causa della proprietà delle terre.

Il popolo mapuche chiede:

  • il riconoscimento costituzionale: la costituzione cilena, infatti, non riconosce l’esistenza dei popoli originari, non tutelandone quindi l’identità, la cultura e l’integrazione;
  • la restituzione territoriale: si stima che tra il 1866 e il 1927 lo Stato confiscò circa il 95% dei terreni mapuche e, nonostante politiche di restituzione, la questione è ancora aperta e oggetto di enormi contese, soprattutto alla luce delle recenti politiche socioeconomiche cilene orientate alla globalizzazione e all’apertura al mercato internazionale attraverso lo sfruttamento diretto o indiretto, tramite multinazionali, delle risorse forestali, idriche e infrastrutturali;
  • la piena attuazione della Convenzione dell’OIT 169 (Convenzione concernente Popoli Indigeni e Tribali in Stati indipendenti).

La “non considerazione” della politica pubblica e l’approccio puramente assistenzialistico e/o di repressione dello Stato alle richieste del popolo mapuche hanno contribuito a generare una condizione di discriminazione permanente, che a lungo andare ha portato ad una spirale costante di violenza.

Tra la popolazione di origine indigena il problema più sentito è la povertà che accompagna sia gli anziani che rimangono in comunità, che chi cerca fortuna in città.
I mapuche che continuano a vivere in modo tradizionale, fuori dal modello economico imperante, possono disporre infatti di poca terra pressochè fertile, cosa che consente loro il minimo guadagno per la sopravvivenza e la sussistenza delle proprie famiglie. A causa della mancanza di terra, spesso i giovani preferiscono cercare lavoro fuori dalle comunità; assistiamo, infatti, ad un fenomeno migratorio dalle zone rurali alle zone urbane, che detengono la presenza indigena più rilevante. Qui vivono ai margini della società, venendo discriminati a causa dell’origine indigena e considerati i poveri tra i poveri.

In Cile i popoli indigeni, in sintesi, soffrono una povertà estrema, stipendi insufficienti, basso livello d’educazione, ridotta speranza di vita, elevata mortalità materna ed infantile, mancanza d’accesso a medicamenti e acqua potabile. A causa della discriminazione storica i popoli indigeni si sono ritrovati esclusi, emarginati e isolati dai processi decisionali rispetto ad altri gruppi. I popoli originari lottano per mantenere un’esistenza dignitosa, circondati da numerose forme di ingiustizia sistematica e chi, fra essi, difende i propri diritti, diviene vittima di intimidazioni e attacchi violenti.

Le comunità mapuche hanno adottato diversi tipi di resistenza, alcune sono coinvolte in una lotta accesa, anche ai limiti della legalità, altre marciano, sfidano apertamente a viso scoperto le autorità ed i carabinieri, con i propri leader imprigionati nelle carceri; altre ancora invece fungono da supporto, organizzano comizi, eventi; ci sono infine quelle che hanno scelto di collaborare con lo stato, accettando sussidi ed, in parte, lasciandosi inquadrare in schemi strutturali occidentali.

La situazione del “conflitto mapuche” è in continua evoluzione e, nonostante siano stati fatti diversi passi avanti, molta è ancora la strada da fare per raggiungere un pieno riconoscimento ed integrazione dei Mapuche nello stato cileno.

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