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Caschi Bianchi Ecuador

Guardiani della selva

Situata al confine tra Ecuador e Colombia, nella provincia di Sucumbíos, lungo le sponde del Rio Bermejo e San Miguel, si trova la comunità ancestrale Kofán Avié, un piccolo villaggio costituito da otto famiglie in un territorio di 320 ettari. La comunità è abitata dalla famiglia Lucitante, di cui fanno parte due membri della UDAPT (Union de Afectados por Texaco), che è l’organizzazione per la quale prestiamo servizio; più in generale, tutta la famiglia è impegnata nella difesa del territorio e tutti i membri si considerano “guardiani della selva”.

Scritto da Ludovico Ruggieri e Giulio Fabris, Caschi Bianchi in servizio civile con Focsiv a Sucumbíos

Di fronte alle attuali minacce che affliggono il nostro pianeta, come il cambiamento climatico, la deforestazione e l’estrattivismo, la cultura Kofán rappresenta un modello di conservazione e protezione ambientale. Minacciati da vari frangenti, come la contaminazione petrolifera (che ha distrutto gran parte dell’ecosistema amazzonico ecuadoriano così come ha messo a repentaglio lo stile di vita delle comunità indigene, basato su grandi spazi territoriali e libertà di movimento), il cambiamento climatico, la deforestazione e le attività di estrazione mineraria, i Kofán sono riusciti a sopravvivere e rappresentano ad oggi un faro di speranza per quanto riguarda la conservazione e protezione dell’ambiente e dello stile di vita indigeno. Nonostante le divisioni e le difficoltà, questa comunità è dotata di grande lungimiranza e consapevolezza della propria situazione: come guardiani della “selva” e del territorio, essi considerano loro compito insegnare e condividere con il resto del mondo come prendersi cura del pianeta. È proprio la foresta l’elemento imprescindibile per la loro stessa esistenza: il loro territorio e tutto quello di cui hanno bisogno si trova lì, ed è per questo che proteggere l’ambiente dalle minacce sopra citate è per essi imprescindibile.

Questo concetto appare ben chiaro nelle parole di Wilmer Lucitante, giovane membro della comunità, che in una delle nostre tante e lunghe chiacchierate ha dichiarato che

una parte fondamentale della nostra cultura è il rapporto con la natura. I nostri nonni e bisnonni vivevano con ciò che la natura dava loro: non avevano mai bisogno di denaro o risorse dall’esterno, ma potevano sfruttare tutto ciò che la natura dava per il loro abbigliamento, il cibo, l’istruzione, la medicina; avevano tutto sul nostro territorio. Il nostro mercato era nella giungla: c’era tutto il cibo (frutta, caccia, pesca), ma anche medicine (da tutti i tipi di piante) e c’era la Yagé, che è la medicina che ci guida e ci stabilizza, con cui impariamo, curiamo le malattie e che ci permette di vivere in armonia con la natura. Questo è il contributo che la natura ci ha dato e ci continua a dare ed è per questo che ci prendiamo così tanta cura della natura, che è parte fondamentale della nostra vita. Su questo argomento, noi Kofanes possiamo portare consapevolezza al mondo intero: in altri luoghi non c’è conoscenza del rapporto diretto con il territorio, la giungla e la natura. La foresta, la nostra selva, è ciò che dà ossigeno al mondo; stiamo lottando a livello globale per contrastare i cambiamenti climatici e per proteggere l’ambiente e in questo senso le nostre conoscenze e il nostro stile di vita possono essere un esempio di vita sostenibile e in armonia con la natura. Se non esistessimo come Kofanes della comunità Avié, con la nostra conoscenza e rispetto per la selva, il nostro territorio sarebbe già stato invaso e sottratto alle sue ricchezze e risorse naturali. Proteggere e mantenere il nostro territorio è il nostro contributo al mondo intero, ci consideriamo custodi della foresta”.

È molto interessante, nell’ottica di lungimiranza e consapevolezza della propria situazione esistenziale, citare quello che esprime Willian, altro membro della comunità Kofán Avié e coordinatore della UDAPT, che è l’ideatore del Piano Operativo di Sviluppo della comunità e si occupa di organizzare e coordinare le attività e la partecipazione di tutti i membri della comunità stessa:

Noi, come giovani Kofan, ci siamo resi conto di quello che sarebbe accaduto alla nostra comunità: se avessimo continuato a vivere in questo modo, studiando e cercando lavoro fuori dal nostro territorio, la comunità sarebbe stata presto abbandonata. Per questo motivo, mi sono chiesto verso dove stavamo andando e mi sono reso conto che questo modo di vivere non era quello giusto per me e per la mia famiglia. L’unica soluzione per il bene della nostra comunità è l’autonomia della comunità stessa. Ci siamo resi conto che oggi il pensiero è diverso da prima: sappiamo che non possiamo recuperare il modo di vivere ancestrale in toto, ma possiamo recuperare alcuni dei valori. Analizzando altre comunità indigene, mi sono reso conto che esse sono perdute, non hanno futuro. Questo avviene perché si basano su pensieri altrui, pensieri presi in prestito dal mondo esterno che non sono nostri; non è il nostro modo di vivere. Pensare agli affari politici, al lavoro, allo studio e alla carriera: tutto ciò non ci appartiene e ci porta solo confusione. Per questo motivo ho deciso di chiarire qual è il nostro scopo, quali cose vogliamo valorizzare per la nostra vita, dove vogliamo andare: così è iniziato il nostro processo di sviluppo comunitario: noi Kofán proteggiamo il territorio e la selva, garantendo ossigeno a tutto il mondo. Proprio per questo esigiamo che il mondo esterno ci rispetti e ci lasci vivere in modo autonomo”.

In qualità di Caschi Bianchi FOCSIV, abbiamo la fortuna di vivere e lavorare quotidianamente a contatto con questa realtà. Percepiamo che questa opportunità è un’occasione più unica che rara: imparare da un altro stile di vita come quello dei Kofán, ci insegna che esistono altri modi di vivere, in armonia con la natura e in condivisione con gli altri membri della comunità. Spesso, le tante preoccupazioni che ci affliggono ogni giorno sono in realtà costrutti sociali che non hanno alcun senso in “questo” mondo, dove le nostre lauree e conoscenze possono risultare totalmente inutili, soprattutto quando ci siamo accorti di non essere in grado di badare a noi stessi. Allo stesso tempo, la nostra esperienza nella comunità si sta rivelando essere un mutuo scambio. Da un lato, noi possiamo in parte apprendere la saggezza e avere coscienza dell’importanza dell’Amazzonia e, più in generale, di uno stile di vita sostenibile. Dall’altro lato, siamo in grado di contribuire allo sviluppo della comunità (uno sviluppo elaborato, condiviso e approvato da tutti i membri della comunità stessa) grazie alle nostre conoscenze tecniche e delle opportunità e minacce del “mondo esterno”. Da questo mix, dalla cooperazione tra questi due mondi, può nascere un modello di sviluppo e di vita che coniughi la sostenibilità ed il rispetto della natura con la realizzazione e la soddisfazione dei bisogni materiali ed immateriali delle persone.

Siamo di fronte allo scontro tra due mondi: quello capitalista, basato sullo sfruttamento delle risorse e sul consumismo, e quello indigeno, basato sul rispetto della natura e sul consumo di sussistenza. Noi rispettiamo quel mondo, pur non condividendone i principi; quello che chiediamo è che sia anche il nostro ad essere rispettato”.

Willian Lucitante

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