Caschi Bianchi Cile

MACHISMO E DIPENDENZE IN CILE

Uno sguardo da dentro la Comunità Terapeutica “Sandra Sabattini” di Santiago del Cile dove Serena, Casco Bianco, sta svolgendo il suo anno di Servizio Civile

Scritto da Serena Giordanengo, Casco Bianco in Servizio Civile con APG23 a Santiago del Cile

Nella Comunità Terapeutica Sandra Sabattini, situata a Peñalolén a Santiago del Chile, 15 uomini sono in un percorso di riabilitazione dalla dipendenza da droghe e alcol. Qui, interrogarsi su cosa significhi “essere uomo” permette di prendere coscienza di quanto certe credenze apprese ed interiorizzate fin da bambini abbiano influenzato emozioni, relazioni e consumo. Intraprendere un percorso di decostruzione degli stereotipi maschili e cercare di trovare insieme una mascolinità più sana è importante per un processo di riabilitazione efficace e duraturo.
Gli utenti della comunità attraverso un laboratorio sulla mascolinità trovano uno spazio per raccontarsi e interrogarsi insieme, in questo spazio raccontano le loro storie di vita e, in gruppo, esplorano il tema della mascolinità. Spesso emerge come, fin da piccoli, abbiano interiorizzato l’idea che per essere uomini solo alcune condotte siano permesse.
In Cile, il tema delle dipendenze da alcool e droghe non può essere separato dal contesto sociale e culturale in cui si sviluppa. In particolare, il modo in cui gli uomini vengono educati a vivere la propria identità di genere gioca un ruolo importante nei percorsi di consumo e, allo stesso tempo, nei processi di recupero. Nel contesto cileno i modelli dominanti di mascolinità sono ancora fortemente influenzati da una cultura machista[1].

Crescere come uomini, in molti contesti, significa imparare a essere forti, autonomi, resistenti, capaci di controllare le emozioni e di non mostrare vulnerabilità. Emozioni come la tristezza, la paura, la vergogna o il bisogno di aiuto vengono spesso percepite come segni di debolezza e quindi evitate o represse (Olavarría, 2017; Valdés e Olavarría, 1998). Questi comportamenti hanno conseguenze dirette sul consumo di sostanze stupefacenti. In Cile, i dati mostrano che l’uso di alcol e droghe è significativamente più diffuso tra gli uomini rispetto alle donne. Secondo il 16° Estudio Nacional de Drogas en Población General de Chile (SENDA, 2024), gli uomini presentano livelli di consumo più elevati per alcol, marijuana e cocaina. Per quanto riguarda l’alcol (consumo nell’ultimo mese), il 41,7% degli uomini dichiara di aver consumato alcolici, contro il 27,6% delle donne: una differenza di circa 14 punti percentuali. Anche per la marijuana (consumo nell’ultimo anno) emerge un forte divario di genere: il 14,0% degli uomini ne fa uso, rispetto al 6,3% delle donne. Nel caso della cocaina, la differenza è ancora più marcata: il consumo maschile raggiunge l’1,4%, mentre quello femminile si ferma allo 0,2% (SENDA, 2024).
Queste differenze possono essere legate a diversi fattori sociali e culturali.

Nel laboratorio emerge spesso come alcuni comportamenti siano maggiormente accettati o persino incoraggiati negli uomini, soprattutto in relazione al consumo di alcol. Parlando con i ragazzi della comunità terapeutica, ad esempio, l’alcol viene frequentemente normalizzato come parte della socialità maschile, quasi come un elemento “naturale” dello stare insieme. L’uso di altre sostanze come la marijuana e la cocaina, invece, appare talvolta collegato a forme di evasione o a modalità di gestione di emozioni difficili da esprimere apertamente. In questo senso, il consumo può diventare anche una risposta a modelli di mascolinità che lasciano poco spazio alla vulnerabilità emotiva.

Nel contesto del laboratorio di mascolinità i partecipanti si raccontano.
Un utente racconta di essersi dovuto interporre al padre violento per proteggere la madre a soli 13 anni, assumendo il ruolo di “uomo di casa”, ciò gli provocò molto stress e lo portò a chiudersi emotivamente. Il non poter parlare di come si sentisse ma anzi dover mostrarsi sempre forte ed a capo della famiglia lo portò ad iniziare a consumare cocaina e pasta base di nascosto.
Un altro condivide quanto fosse difficile dire di no alla droga nel gruppo di amici uomini, per paura di essere escluso o considerato “meno uomo”. Per la necessità di senso di appartenenza al gruppo e per poter sentirsi forte e rispettato doveva secondo lui consumare.
Un altro ancora racconta di non essersi mai permesso di mostrare emozioni o piangere, per timore di apparire fragile, finendo per isolarsi e sviluppare una dipendenza da cocaina. Questi insegnamenti su come comportarsi “da uomo” gli sono stati dati fin da bambino dalla sua famiglia ed ora li ha interiorizzati: “gli uomini non piangono”, “le emozioni sono per le femmine”, “prendersi cura di sé non è da uomini”
Il confronto nel gruppo favorisce l’apertura emotiva e rompe l’isolamento. Questo processo non nega l’identità maschile, ma la rende più libera e sana, aiutando a comprendere che chiedere aiuto, esprimere ciò che si prova e prendersi cura di sé sono elementi fondamentali per il benessere e la riabilitazione.
In questo contesto molti condividono di aver iniziato a consumare non tanto per piacere, ma per non pensare, per anestetizzare il disagio, la frustrazione o il senso di fallimento. In assenza di strumenti emotivi e relazionali, la sostanza diventa un modo per sostenere un’identità che richiede di “tenere tutto dentro” e andare avanti comunque.

Allo stesso tempo, queste stesse norme di genere possono rendere più complesso il percorso di recupero. Entrare in una comunità terapeutica significa spesso confrontarsi con la necessità di chiedere aiuto, riconoscere i propri limiti, affidarsi agli altri e parlare di sé. Tutti aspetti che possono entrare in tensione con l’idea interiorizzata di dover essere autosufficienti e invulnerabili.
Alcuni utenti che hanno abbandonato il programma terapeutico senza terminarlo in precedenza raccontano che alcune difficoltà nel mantenere un percorso di recupero sono spesso legate non solo alla dipendenza in sé, ma anche a conflitti più profondi legati all’identità maschile. Il timore di essere giudicati deboli, di non poter provvedere per la propria famiglia come vorrebbero, la difficoltà a esprimere emozioni o a costruire relazioni di fiducia possono ostacolare il processo terapeutico e aumentare il rischio di ricaduta.
Per tutti questi motivi emerge sempre più chiaramente l’importanza di integrare una prospettiva di genere nei percorsi di trattamento delle dipendenze. Non si tratta solo di lavorare sul consumo e sulla dipendenza, ma di mettere in discussione quei modelli culturali che, in molti casi, ne sono parte.
Lavorare su questi aspetti significa aprire spazi in cui gli uomini possano riconoscere e nominare le proprie emozioni, rileggere la propria storia e costruire modi diversi di stare in relazione con sé stessi e con gli altri. Significa, in altre parole, affiancare al percorso di recupero una riflessione più ampia su come si può essere uomini oggi, in un contesto come quello cileno.

[1] Machismo: Insieme di idee, credenze e atteggiamenti che considerano l’uomo superiore alla donna e giustificano che abbia più potere o privilegi nella società. Si costruisce attraverso la polarizzazione dei ruoli e degli stereotipi che definiscono ciò che è maschile e ciò che è femminile.

Bibliografia
Olavarría, J. (2017) Sobre hombres y masculinidades: “ponerse los pantalones”. Santiago de Chile: Universidad Academia de Humanismo Cristiano / Fundación Crea
Equidad.https://www.creaequidad.cl/documentos/Sobre-hombres-y-masculinidades.-Ponerse-los-pantalones.pdf
Servicio Nacional para la Prevención y Rehabilitación del Consumo de Drogas y Alcohol (SENDA) (2025) Décimosexto Estudio Nacional de Drogas en Población General (ENPG 2024). Gobierno de Chile. :
https://www.chillanonline.cl/V7/wp-content/uploads/2025/12/ENPG-2024.pdf
Valdés, T. e Olavarría, J. (1998) Masculinidades y equidad de género en América Latina. Santiago: FLACSO-Chile :
https://www.lazoblanco.org/wp-content/uploads/2013/08manual/bibliog/material_masculinidades_0480.pdf

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