Il sistema educativo in Albania oggi appare come una realtà complessa e fragile attraversata da forti contrasti: da una parte riforme ambiziose e principi avanzati, come la “Strategia Nazionale per l’Istruzione 2021-2026”, che mira a migliorare qualità, inclusione e digitalizzazione della scuola, avvicinandola agli standard europei, dall’altra difficoltà quotidiane e strutturali che continuano a segnare la vita di molti studenti e studentesse. Storie, volti, percorsi che raccontano quanto il diritto all’istruzione non sia ancora garantito in modo equo per tutti/e. Le disuguaglianze sul tema dell’istruzione sono intersezionali ed emergono con forza i legami con genere, classe, etnia e aree interne.
Studenti e studentesse provenienti da famiglie a basso reddito e che vivono in zone rurali incontrano ostacoli concreti alla frequenza scolastica, fino ad arrivare anche all’abbandono precoce. Per molti il bisogno di contribuire al reddito e al lavoro di cura in ambito familiare diventa più urgente della propria istruzione. Non è una scelta ma una necessità.
Un caso emblematico che sintetizza molte di queste criticità è quello di una ragazza di 16 anni incontrata durante il progetto “Incontriamo la povertà” promosso dall’ass. Comunità Papa Giovanni XXIII qui a Scutari e che sostiene le famiglie in difficoltà attraverso la distribuzione di alimenti, aiuti economici e programmi di adozione a distanza. La madre della giovane, iscritta alla scuola secondaria superiore, ci racconta che sua figlia corre il rischio di abbandonare il percorso scolastico per preferire l’opzione del matrimonio combinato, che gioverebbe economicamente alla famiglia. Questa scelta evidenzia come fattori culturali, economici e di genere possano incidere profondamente sul diritto all’istruzione, limitando l’autodeterminazione e le prospettive future delle ragazze.
Queste difficoltà si intensificano ulteriormente per chi appartiene a minoranze etniche o vive in contesti di marginalità, dove alle difficoltà economiche si sommano discriminazioni e mancanza di servizi adeguati. In questi casi, la scuola, invece di essere uno spazio di riscatto, diventa un luogo di segregazione, in cui le disuguaglianze si riproducono.
Di fatto, la legislazione albanese — in particolare la Legge n. 96/2017 sulla Protezione delle Minoranze Nazionali e la Legge n. 69/2012 sull’Istruzione Pre‑Universitaria — riconosce nove minoranze nazionali e garantisce istruzione nella lingua madre con programmi bilingue e libri gratuiti.
Tuttavia, casi di segregazione scolastica – come quello della scuola “Naim Frashëri” di Korça, condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo – mostrano che persistono disuguaglianze e discriminazioni, soprattutto nei confronti delle comunità rom ed egiziane.
Uno degli aspetti di cui abbiamo avuto testimonianza diretta riguarda l’inclusione di studenti con disabilità. A livello normativo, il quadro è aggiornato: sono previsti piani educativi personalizzati, insegnanti di sostegno e interventi per favorire l’integrazione nelle scuole ordinarie. Tuttavia, permangono difficoltà rilevanti, soprattutto legate alla carenza di personale specializzato, alla discontinuità del sostegno e alla formazione non sempre adeguata. Di conseguenza, l’inclusione risulta spesso parziale e non pienamente efficace.
È il caso di M., madre di un bambino con autismo accolta nella casa in cui svolgiamo servizio civile, che accoglie donne vittime di violenza. Suo figlio frequenta una scuola pubblica locale, ma l’insegnante di sostegno è presente solo per una parte della giornata scolastica; nelle ore restanti il bambino viene affidato a personale non qualificato. Inoltre, alcune necessità primarie, come il cambio del pannolino, non vengono prese in carico dalla scuola. Questo costringe la madre a lasciare il lavoro per occuparsi personalmente del proprio figlio, con un impatto evidente sulla sua vita quotidiana e professionale.
Un episodio come questo è il segnale di un sistema che fatica a garantire un supporto adeguato, mettendo in luce il peso che ricade sulle famiglie e mostrando quanto l’inclusione rischi di rimanere una parola vuota.
Un’altra esperienza raccolta sul campo rivela disuguaglianze profonde, radicate nel tempo. L’incontro con due donne adulte, di 33 e 42 anni, analfabete, evidenzia come, nelle generazioni precedenti il diritto all’istruzione non sia stato garantito e non si cerchi tutt’oggi di colmarlo. Le loro storie parlano di opportunità mancate e rimandano alle disuguaglianze di genere ancora presenti.
Guardando alle opportunità educative extrascolastiche emerge un ulteriore dato significativo che abbiamo osservato: tutti i bambini del doposcuola della Comunità sono maschi. Questo può indicare una disparità di accesso e suggerisce di approfondire i fattori culturali, sociali ed economici che limitano la partecipazione delle bambine ad attività pomeridiane extrascolastiche, spesso esposte a maggiori vincoli domestici o minori incentivi.
In conclusione, il sistema educativo albanese mostra ancora una distanza significativa tra i principi normativi e la realtà di molti studenti e studentesse. L’istruzione, che dovrebbe essere uno strumento di emancipazione, diventa un privilegio. Le fragilità strutturali si intrecciano con fattori culturali, economici e sociali, contribuendo a perpetuare disuguaglianze e a limitare il diritto all’istruzione. Proprio per questo emerge con urgenza la necessità di un impegno concreto e continuativo, che parta da un cambiamento culturale, dove si investe nell’istruzione e nel futuro del Paese, per costruire una società più equa e inclusiva.
TAG: Disabilità, Disuguaglianze, Donne, Educazione, Impoverimento, Rom
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