Caschi Bianchi Paesi Bassi

Il mio mare profondo tra le piogge d’Olanda: cosa lascio e cosa porto

Mi sento come un terreno appena annaffiato: un giardino portatile che ora sono pronta a piantare altrove per continuare a costruire ponti e integrazione“: Diana ha terminato il suo periodo di Servizio Civile nei Paesi Bassi e le abbiamo chiesto cosa ha lasciato lì e cosa si è portata con sé

Scritto da Diana Bandarica, Casco Bianco in Servizio Civile con Apg23 a Boxtel

Sono arrivata a Boxtel, un piccolo paesino olandese fatto di scorci curati e dettagli silenziosi. Cercavo negli occhi degli altri, nelle storie nuove, nei dolori e nei sorrisi altrui, un pezzo di me stessa. Volevo capire se fare del bene all’altro e trovare se stessi fossero, in fondo, la stessa cosa.

Il mio servizio si è diviso tra il supporto a un orto sociale e il centro diurno per persone senza fissa dimora. Un luogo dove l’obiettivo non è solo “fare”, ma ricostruire dignità e integrazione attraverso il lavoro quotidiano, tra l’officina delle bici e la cucina.

Cosa lascio? – Per mesi ho camminato sul filo di un’inquietudine sottile, immersa nel rigore olandese, dove l’efficienza a volte mette in ombra le emozioni, ho vissuto momenti di fragilità in cui temevo di non dare abbastanza. Pensavo che la mia “poca presenza” interiore fosse un limite invece, proprio in quel luogo dedicato alle fragilità altrui, ho scoperto le mie e paradossalmente è stato proprio lì che l’incontro è diventato reale.

Lascio a Boxtel il ricordo di una ragazza che ha lavorato con carica, ma che ha saputo anche fermarsi per un dialogo o un tiramisù preparato per accorciare le distanze tra le nostre culture. Spero di aver lasciato un seme di speranza e sguardi di comprensione che dicono: “Ti vedo”. Mi porto via l’affetto di chi mi ha salutata dicendomi che è stato bello vedermi crescere qui, proprio come una di quelle piantine che abbiamo accudito insieme nell’orto.

Cosa porto con me? – Porto con me la gratitudine, i sorrisi in bicicletta sotto la pioggia battente, la scoperta che non conta il tempo che c’è fuori, ma quello che senti dentro. Ho imparato che nessuno deve rimanere indietro e che ogni persona merita di essere guardata nella sua interezza. Mi sento come un terreno appena annaffiato: un giardino portatile che ora sono pronta a piantare altrove per continuare a costruire ponti e integrazione.

Lascio un luogo che mi ha costretta a guardarmi dentro, in quel mare profondo che cercavo, e porto con me la certezza che ogni incontro è un’occasione per fiorire. Questo capitolo si chiude qui, tra i canali e il verde di Boxtel. È un arrivederci a queste strade e a queste persone, grata per tutto quello che abbiamo scambiato.

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