Corpi Civili di Pace Italia
Corpi Civili di Pace italiani e l’istituzione di un Dipartimento per la Difesa Civile Nonviolenta
La fine della quarta e ultima annualità della sperimentazione CCP e la campagna per l’istituzione di un Dipartimento per la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta
Scritto da Redazione Antenne di Pace
L’attuale escalation di violenza e guerre, che riguarda da vicino anche l’Italia nelle sue scelte politiche ed economiche, genera e alimenta paura, confusione e indignazione di fronte a ingiustizie verso le quali ci si sente spesso impotenti.
In questo panorama ci sono però anche lumi di speranza: reti, enti e associazioni fatte di giovani, obiettori, volontari/e, professionisti/e, persone che, obiettando all’uso di armi e violenza, continuano a lavorare e testimoniare quotidianamente che di fronte a conflitti e ingiustizie una scelta alternativa alla violenza e alle armi è possibile, sia a livello relazionale che sociale, economico, politico, istituzionale e culturale: la difesa civile non armata e nonviolenta. Una difesa che non attacca e non offende, una modalità di difendere che dialoga, media, approfondisce, costruisce, rispetta.
Corpi civili di pace: cosa sono oggi e a che punto siamo?
Si è concluso nelle scorse settimane il quarto e ultimo anno della sperimentazione dei Corpi Civili di Pace italiani, iniziata tra 2013 e 2014. Una sperimentazione che sarebbe dovuta durare 3 annualità consecutive, per terminare nel 2016/17 ma che, a causa di svariate motivazioni tra cui tempi burocratici, cambi di Governo e pandemia Covid, è arrivata a concludersi 10 anni dopo.
Più di 450 giovani nell’arco di questi 13 anni si sono coinvolti/e nella sperimentazione dei Corpi Civili di Pace italiani e, mentre il Governo ha rifinanziato i CCP per il prossimo triennio attraverso lo strumento del Servizio Civile Universale, tutti i soggetti coinvolti si stanno confrontando su com’è andata, su limiti, opportunità e prospettive future.
L’evento conclusivo della CNESC sui Corpi Civili di Pace
Il 23 marzo scorso, a Roma, gli operatori e le operatrici volontari/e Corpi Civili di Pace con gli enti della CNESC – Conferenza Nazionale degli Enti per il Servizio Civile si sono incontrati per l’evento conclusivo “Corpi Civili di pace: la pace si fa così”.
L’iniziativa ha visto coinvolti/e, oltre che tutti/e i/le volontari/e, anche rappresentanti delle Istituzioni e degli Enti, accademici, ricercatrici e Rappresentanti dei volontari/e in Servizio Civile.
Al centro dell’incontro il valore crescente dei Corpi Civili di Pace (CCP) nell’attuale contesto internazionale, caratterizzato dall’aumento dei conflitti armati e dai limiti degli strumenti diplomatici tradizionali, come sottolineato da Luca Fratini (Maeci) e dal Ministro Andrea Abodi, che ha partecipato attraverso un videomessaggio. In questo scenario, i CCP emergono come un’esperienza concreta e innovativa per costruire fiducia, favorire il dialogo e creare condizioni di pace duratura. Anche Rossano Salvatore (Cesc Project e Vicepresidente CNESC) ha ricordato come, a livello globale, manchino ancora tutele per chi rifiuta di arruolarsi e combattere, rafforzando la necessità di modelli alternativi.
Dal punto di vista operativo, i dati presentati da Primo Di Blasio (FOCSIV) mostrano un bilancio che vede l’85% dei volontari e delle volontarie dell’ultimo anno di sperimentazione che si dichiara soddisfatto. Dal report è emerso che nella maggior parte dei casi il progetto e il servizio dei CCP hanno contribuito principalmente a favorire i processi di inclusione e integrazione, aumentare il rispetto dei Diritti Umani e rafforzare le reti tra attori locali nei luoghi in cui hanno operato.
Un forte elemento distintivo dei CCP è infatti l’approccio nonviolento e orientato alla difesa dei diritti. Il professor Marco Mascia (Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” UniPd) ha evidenziato il contrasto tra l’azione dei governi, spesso basata sulla forza e sull’aumento delle spese militari, e quella dei CCP e della società civile, impegnati nella costruzione della pace attraverso il diritto, il dialogo e la partecipazione: “Mentre i governi fanno le guerre – ha condiviso il professor Mascia – “i CCP e questi mondi vitali costruiscono processi di pace e difendono la dignità umana, perché la pace non scoppia, si fa, si costruisce. I governi aumentano le spese militari, i CCP aumentano il protagonismo. I governi si scambiano armi, i CCP si scambiano idee sulla costruzione della pace, I governi usano la forza per risolvere controversie, i CCP scelgono la forza della legge. I governi pretendono impunità, i CCP e i mondi vitali difendono la Corte Penale Internazionale. I governi violano i Diritti Umani, i CCP li difendono e li tutelano”
In questa prospettiva, Luisa del Turco (Tavolo ICP e Centro Studi Difesa Civile di Roma) ha sottolineato anche l’attenzione all’approccio di genere specificando come i CCP abbiano un profilo di grande avanguardia in tema di genere, già dall’inizio della sperimentazione quando la questione di genere nei conflitti è stata inserita tra i temi della formazione. Gloria Volpe (Azione Comune di Pace) ha infine evidenziato il valore educativo e trasformativo dell’esperienza, capace di creare continuità e dialogo tra generazioni.
Le testimonianze degli operatori e delle operatrici volontari/e Corpi Civili di Pace hanno in seguito restituito la concretezza degli interventi sul campo: dal supporto a comunità di donne in Guatemala (CIPSI), ai progetti psicosociali in Giordania (Caritas), fino alle attività con le persone in movimento in Grecia (APG23), il lavoro contro l’estrattivismo in Ecuador (CESC) e i progetti di agricoltura ed allevamento sostenibile in Tanzania (COPE). Tra gli interventi anche quello di Rosa Melfi, Rappresentante nazionale degli/lle volontari/e in Servizio Civile all’estero, che ha ricordato come ad oggi non esista una Rappresentanza CCP, sottolineando l’intenzione di farsi portavoce anche di questa esperienza.
In conclusione, Laura Milani ha ribadito che i CCP non rappresentano più una semplice sperimentazione, ma una necessità nel contesto attuale. Tra gli obiettivi futuri: il riconoscimento strutturale dei CCP, il rafforzamento del ruolo dei civili nella gestione dei conflitti e la promozione di una difesa civile non armata e nonviolenta. In questa direzione si inserisce anche la Campagna per la proposta di Legge sulla Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta e la mobilitaizione “La pace si fa così”.
Oltre la Sperimentazione: la Valutazione dei Corpi Civili di Pace
Il 27 marzo scorso si è svolto il Webinar “Oltre la Sperimentazione: la Valutazione dei Corpi Civili di Pace”, realizzato dal Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace dell’Università di Pisa in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale per presentare i primi dati del Rapporto di valutazione sulla sperimentazione dei Corpi Civili di Pace
Durante l’incontro online sono intervenuti per il Centro Interdisciplinare di Pisa il professor Pierluigi Consorti e la dott.ssa Giuseppina Scala, che hanno presentato i risultati dell’analisi dei tre cicli CCP conclusi (2016, 2019 e 2023). Tra i punti salienti: le specificità della formazione CCP, la difficoltà nella valutazione dell’impatto, il carattere innovativo della sperimentazione e il buon grado di successo percepito dai volontari, dalle volontarie e dai diversi steakholders, l’evoluzione della sperimentazione.
La ricerca si è basata su analisi documentale, interviste, questionari (123 rispondenti) e focus group. I dati mostrano un forte interesse: a fronte di 494 posizioni disponibili, sono pervenute 3.313 candidature, con 336 volontari/e effettivamente coinvolti/e, in maggioranza donne (circa due terzi) tra i 25 e i 29 anni e spesso già con esperienza nel Servizio Civile.
Accanto ai risultati, la ricerca evidenzia criticità strutturali rilevanti. Alle difficoltà di misurazione dell’impatto dei progetti CCP, si aggiungono la breve durata dei progetti (12 mesi), ritenuta insufficiente per incidere sui contesti, e la discontinuità dei bandi, che ha generato interventi frammentati sui territori. Ulteriore nodo è l’ambiguità identitaria dei CCP, spesso ricondotti solo al Servizio Civile Universale e quindi percepiti come privi di una propria autonomia. Rossano Salvatore (CNESC e CESC Project) ha aggiunto tra le criticità il mancato funzionamento del Comitato di Monitoraggio e Valutazione e il limite territoriale in cui è possibile progettare i CCP.
Sul piano delle prospettive, il finanziamento triennale 2025–2027 conferma la volontà di consolidare l’esperienza, con nuove posizioni previste già dal 2026. Fratini ricorda che “la deterrenza militare è fondamentale ma non sufficiente”, indicando nei CCP uno strumento complementare per la pace. Resta centrale, come sottolineano Salvatore e altri/e interventi, il riconoscimento dei CCP come politica di difesa civile non armata e nonviolenta.
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