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Bolivia Caschi Bianchi

La Bolivia che viene con me

Tra i colori e le contraddizioni che Martina ha scoperto in Bolivia, una montagna russa di emozioni, gioie e fatiche: è così che descrive il suo anno di Servizio Civile a La Paz, dove la parte più bella è stata quella delle relazioni e della condivisione della quotidianità con le persone accolte nella Comunità Terapeutica di San Vicente

Scritto da Martina Celli, Casco Bianco in Servizio Civile con Apg23 a La Paz

Mi chiamo Martina e ho svolto la mia esperienza di servizio civile all’interno della comunità terapeutica San Vicente a La Paz, Bolivia. Non è semplice fare un bilancio di ciò che ho vissuto in questi dieci mesi dall’altra parte del mondo. È stata un’esperienza intensa e sicuramente una sfida, perché mi ha portata completamente al di fuori della mia zona di comfort. Ricordo di essere partita con tante paure, spaventata da tutto ciò che mi aspettava. Eppure avevo scelto questo progetto proprio perché sentivo il desiderio di mettermi in gioco e di confrontarmi con una realtà completamente nuova, sia per il Paese che mi avrebbe accolto sia per il contesto di servizio in cui sarei stata inserita.

Se ripenso a questi mesi, l’immagine che mi viene subito in mente è quella delle montagne russe: un periodo vissuto a una velocità incredibile, fatto di alti e bassi, di momenti di entusiasmo e di fatica, di scoperte e di sfide che mi hanno permesso di crescere.

Mi sono innamorata della Bolivia come Paese: una terra sorprendente, piena di contraddizioni, colorata, caotica e incoerente, ma allo stesso tempo semplice e autentica. È proprio questa apparente incoerenza ad averla resa, ai miei occhi, così affascinante. Mi sono lasciata sorprendere da questo Paese giorno dopo giorno: dai suoi mercati pieni di vita e di colori, dai suoi balli tradizionali, dalle sue feste popolari, dalla natura e dai paesaggi che cambiano nel giro di pochi chilometri e dalla capacità delle persone di trovare bellezza e condivisione anche nella semplicità della vita quotidiana. Ho imparato ad apprezzarne i ritmi, così diversi da quelli a cui ero abituata, e a lasciarmi stupire da quei piccoli dettagli che, con il passare del tempo, sono diventati parte della mia vita.

All’interno della comunità terapeutica, almeno all’inizio, non è stato semplice trovare il mio posto. Ho fatto fatica a inserirmi, a mostrare davvero la mia personalità e a capire quale fosse il modo migliore di pormi. Credo che questa difficoltà sia dipesa non solo dalle differenze culturali e dalle difficoltà comunicative all’interno dell’équipe, ma anche dal fatto che mi trovavo in un contesto completamente nuovo, nel quale non avevo mai lavorato prima. Nei primi mesi ho avuto bisogno di tempo per comprendere quale fosse il mio ruolo e come potessi dare il mio contributo nel modo più efficace possibile. Tutti questi aspetti hanno reso inizialmente più complesso creare relazioni e sentirmi pienamente parte del gruppo.

Con il passare del tempo, però, sono riuscita a trovare la mia dimensione, a comunicare in modo sempre più positivo e spontaneo e a vivere con maggiore serenità e presenza ogni momento del servizio. Ho imparato ad adattarmi, ad ascoltare prima di agire e a comprendere che anche trovare il proprio spazio all’interno di una nuova realtà richiede tempo e pazienza.

La cosa che più di tutto mi ha riempita di gioia è stata la condivisione quotidiana con i ragazzi della comunità. Sono state proprio la semplicità e l’autenticità delle relazioni costruite, nel rispetto dei limiti e dei ruoli, a rendere questa esperienza così significativa. Ho avuto la possibilità di entrare, con delicatezza e rispetto, nelle loro storie, nei loro percorsi e nelle loro fragilità, scoprendo la forza e il coraggio che spesso si nascondono dietro alle difficoltà.

Ho scoperto quanto valore possano avere i piccoli gesti della quotidianità: una conversazione durante una pausa, una risata condivisa, un’attività svolta insieme, un momento di terapia o semplicemente un pasto passato allo stesso tavolo. Sono stati proprio questi gesti, apparentemente semplici, a permettermi di costruire relazioni autentiche e a farmi sentire parte della comunità. Ogni conversazione, ogni attività e ogni momento condiviso rimarranno sempre una parte preziosa del mio percorso.

Se penso a questi mesi, mi fa sorridere anche il cambiamento che riconosco in me stessa. Ho imparato a non lasciarmi scoraggiare dai momenti di difficoltà o dalle critiche, ma a guardarli come occasioni di crescita e come stimoli per migliorarmi. Ho lavorato anche sulle mie insicurezze, imparando a non lasciare che fossero loro a definire il mio modo di agire o di relazionarmi con gli altri. Affrontare situazioni nuove, mettermi alla prova ogni giorno e uscire dalla mia zona di comfort mi ha aiutata a conoscermi meglio e a fidarmi maggiormente delle mie capacità. Ho acquisito maggiore fiducia in me stessa e ho imparato a riconoscere con più consapevolezza il valore del mio contributo, anche quando mi trovavo di fronte a situazioni nuove o impegnative. Ho capito che esprimere le proprie opinioni in modo educato e rispettoso è fondamentale, soprattutto quando ci si confronta con punti di vista diversi dal proprio.

Quando penso a ciò che lascio in Bolivia, penso prima di tutto alle relazioni costruite e alle persone che hanno condiviso con me questo cammino. Lascio una parte di me nei luoghi vissuti, nei volti incontrati e nei piccoli momenti della quotidianità che hanno dato significato a questi dieci mesi. Mi piace pensare di aver lasciato qualcosa attraverso la mia presenza, il mio ascolto e la mia disponibilità, anche nei gesti più semplici.

Allo stesso tempo, sono consapevole che ciò che ho ricevuto è molto più grande di ciò che ho potuto dare: ogni persona incontrata, ogni storia ascoltata e ogni esperienza vissuta hanno lasciato dentro di me un segno profondo.

Torno a casa portando con me molto più di semplici ricordi. Porto con me i volti, le storie e gli insegnamenti di questo anno. Porto la consapevolezza che le relazioni più autentiche nascono dall’ascolto, dalla semplicità e dalla capacità di andare oltre le differenze. Con me tornano anche una maggiore fiducia in me stessa, una nuova apertura verso ciò che non conosco e la consapevolezza che anche le difficoltà possono trasformarsi in occasioni preziose di crescita.

Porto con me anche una Bolivia fatta di colori, contraddizioni, caos e bellezza; un Paese che mi ha insegnato ad apprezzare ritmi diversi, a lasciarmi sorprendere e a guardare la realtà da prospettive nuove. Lascio una parte di me a La Paz, ma torno a casa arricchita da nuove consapevolezze, nuovi legami e dalla certezza che un pezzo di questa terra continuerà ad accompagnarmi nel tempo.

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