Caschi Bianchi Perù

Storie di resistenza in Perù

Tra formazione e cultura peruviana, l’incontro con diverse esperienze di difesa dell’ambiente e modi di vivere alternativi e sostenibili

Scritto da Francesca Palmi e Sara Dell’Amico, Caschi Bianchi in Servizio Civile con FOCSIV a Lima

Durante gli otto mesi di Servizio Civile Universale in Perù abbiamo avuto la grande opportunità di viaggiare per il Paese e approfondire i temi oggetto del nostro servizio a Lima. Tra questi: diritti umani, diritto ambientale, tutela dei popoli nativi e promozione della cultura indigena. Il viaggio ha rappresentato un ponte tra la nostra formazione occidentale e la variegata cultura peruviana, un mezzo fondamentale per scoprire nuovi mondi, confrontarsi con le rispettive differenze, creare legami indissolubili. Durante questa traversata per il Perù, dalla sua arida costa, alle mistiche Ande fino alla lussureggiante Amazzonia, il nostro bagaglio umano e culturale si è arricchito, nutrendosi di un patrimonio archeologico e storico millenario, testimonianze di saberes ancestrales (saggezza ancestrale), paesaggi esotici, favole fantasmagoriche sul misterioso spirito Tunche, e racconti di donne e uomini pronti a dare la vita pur di difendere la loro terra e la naturaleza che li circonda.

Per questo motivo, vogliamo dare voce alle storie di vita di quattro persone che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio e che ogni giorno lottano per i propri diritti e i diritti della loro terra al fine di generare un cambiamento sociale, culturale e soprattutto universale, perché la protezione e la conservazione dell’ambiente e della natura è responsabilità di ogni singolo individuo.

Percorrendo il nord del Perù, non lontano dalla costa, nella regione di Lambayeque, incontriamo la comunità campesina “Muchik”, Santa Catalina di Chongoyape. Qui, dal 2017, i difensori ambientali sono criminalizzati per proteggere la Riserva Ecologica di Chaparrí1: la prima Area di Conservazione Privata (ACP) del paese. Fondata nel 2001 dal fotografo naturalistico peruviano Heinz Plenge, Chaparrí conserva 34.412 ettari di bosco secco tropicale e tutela specie endemiche come l’orso andino, detto anche “orso dagli occhiali” per il suo buffo colore di pelliccia e la pava aliblanca, uccello considerato in grave pericolo di estinzione. L’amministrazione della riserva è a carico della comunità, guidata dalla famiglia Carrasco, in particolare da Juan e da suo figlio Edivar che sono costantemente minacciati di morte dai trafficanti di terreno. Ogni giorno educare alla conservazione e alla salvaguardia della natura significa per loro rischiare la vita, senza neanche un minimo appoggio da parte dello Stato e delle autorità, talvolta corrotte. D’altronde, piantare un albero, per Juan, è come piantare una vita e non smetterà mai di difenderla.

Dalla folkloristica città di Puno una barchetta ci trasporta lungo le acque ancestrali del lago Titicaca e subito rimaniamo sbalordite dal celeste del cielo incontaminato e dalla purezza del vento che ci avvolge. Il lago Titicaca, al confine con la Bolivia, è il lago navigabile alla maggior altitudine del mondo, a più di tremila metri sopra il livello del mare, ricco di biodiversità e culla della millenaria civiltà andina. La leggenda narra che il Dio Inti (che tradotto dalla lingua quechua significa “Sole”) inviò i suoi figli Manco Capac e Mama Ocllo – emersi dalle profondità del lago – per civilizzare ed educare gli uomini della terra con lo scopo di fondare un impero in suo onore: così ebbe inizio Tahuantinsuyo (che tradotto dalla lingua quechua significa “la Terra dei Quattro Cantoni”), l’impero Inca.
Una volta messi i piedi sulla terra ferma, ad aspettarci c’è il padre di Lucy Pacompia, donna quechua campesina forte e coraggiosa, che ci ha accompagnate nel nostro viaggio alla scoperta della Isla Amantaní, l’isola dell’amore, abitata unicamente da dieci comunità native che offrono ai viaggiatori esperienze autentiche di ecoturismo. Anche Lucy, insieme ai genitori, ospita i turisti nella propria casa, costruita con le loro mani. Abbandonata dal marito e madre single della figlia Yaquelin di quattordici anni, Lucy è stata esclusa dall’assemblea della sua comunità che gestisce l’attività turistica. Non si è, però, mai arresa e all’età di 32 anni ha terminato gli studi ed è riuscita ad offrire maggiori opportunità alla sua famiglia grazie al turismo vivencial comunitario (turismo esperienziale comunitario). Oggi, Lucy ha un unico desiderio: supportare la figlia nei suoi studi per permetterle di diventare una donna indipendente come lei, poiché “la seguridad de avanzar está en abrir puertas para ti y las demás” (la sicurezza di andare avanti risiede nell’aprire le porte a sé stesse e alle altre).

Dopo aver visitato la calorosa Tarapoto, saliamo su un rustico combi (autobus) peruviano per inoltrarci nella rigogliosa selva alta, nella parte nord-orientale del Perù, destinazione Chazuta: il popolo dell’amicizia. Qui, incontriamo Heriberto che da quindici anni con la sua famiglia porta avanti un progetto di ecoturismo e agriturismo chiamato Rio Bosque Magico per via del fiume Huallaga che alimenta la terra della comunità, per il bosco e la giungla che circondano il paese, e per la magia atavica che anima i cuori degli abitanti. Heriberto promuove la riforestazione agroalimentare-medicinale con l’obiettivo di creare un sistema sostenibile basato su tre pilastri: cibo, medicina, ossigeno. Avvalendosi della conoscenza ancestrale amazzonica, ha trasformato i suoi ettari di foresta in una farmacia: “en el bosque hay toda la ciencia que no se enseña en la universidad” (nella foresta c’è tutta la scienza che non si insegna nelle università). Inoltre, una parte del bosco è destinata alla coltivazione sostenibile e senza uso di pesticidi di cacao. Dopo aver raccolto i colorati semi di cacao, ed aver gustato la polpa zuccherina che si trova al loro interno, abbiamo assistito alla preparazione artigianale del cioccolato: un’esperienza unica e gustosa! Heriberto sta tramandando ai suoi figli la tradizione locale e la sua conoscenza perché, come i suoi avi hanno insegnato a lui, la saggezza della selva deve essere custodita, innovata e protetta.

Ci addentriamo nella parte di Amazzonia alta, nella riserva Tingana, sul fiume Alto Mayo, nella regione di San Martín, dove la maestosità degli alberi si intreccia con la forza dell’acqua, creando una magia singolare. Juan Isuiza, guida locale, è il promotore del progetto di conservazione di quest’area privata: con l’aiuto di un’associazione, Juan si prende cura di questa porzione di foresta, lavorando con un turismo sostenibile e producendo caffè, nella misura in cui la natura glielo permette. Inoltre, contribuisce a tutelare numerose specie animali, dal tucano alla scimmia, in un perfetto equilibrio naturale. Per Juan e per la sua famiglia, però, questo ha un prezzo molto alto: in passato, i vicini lo hanno attaccato fisicamente per intimidirlo, con l’obiettivo di rubargli quanta più terra possibile. Purtroppo, si sta intensificando il fenomeno della migrazione interna dalle città della sierra verso l’Amazzonia e questo comporta invasioni non sostenibili sul territorio che si traducono in costruzioni cementificate per un turismo non ecologico e in monocolture di piante non compatibili con il suolo della selva. Ma Juan resiste, non si scoraggia, reagisce con il sorriso, consapevole dell’enorme responsabilità che ha sulle spalle: mantenere viva la foresta che lo ha visto nascere.

Esistono modelli di vita ecologici alternativi, come quello della cultura e del pensiero dei popoli indigeni, che sviluppano il concetto del buen vivir come realizzazione collettiva dell’essere umano, attraverso una vita armoniosa e in equilibrio con la natura, basata su valori etici in contrapposizione al modello di sviluppo capitalista basato sulla produzione di beni avanti un mero valore monetario.
Raccontiamo queste storie perché sono preziose ed importanti, con la speranza che possano essere conosciute nel mondo, affinché la militanza di queste persone, custodi della Madre Tierra, non sia vana e possa essere da esempio.

La soluzione non sta né nella destra né nella sinistra, bensì nel tornare più umani e più empatici con la Natura” – Leyda Rimarachin, biologa, fondatrice della riserva “Bosque Berlin” e candidata sindaco nel distretto di Bagua Grande.

[1] https://wayka.pe/reserva-de-chaparri-denuncian-abuso-de-autoridad-en-operativo-policial-contra-defensor-ambiental/

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