Caschi Bianchi Ecuador

A chi importa della vita delle donne in Ecuador?

A Lago Agrio si assiste alla violazione di diversi diritti umani – diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione, alla sicurezza – ma da sottolineare è quanto sia diffusa la violenza di genere: 8 donne su 10 ne sono vittime nel corso della loro vita

Scritto da Laura Ciurletti, Casco Bianco con FOCSIV a Lago Agrio

Scrivere per me è sempre stato un gesto intimo, utile più che altro a dare senso ai miei vissuti più intensi e a fare ordine nei pensieri. In occasioni come questa, però, sento che scrivere è un atto politico urgente che mi serve per comunicare qualcosa di disturbante e provocare reazioni nelle persone che mi leggono. Sì, proprio in voi.

In particolare, oggi vorrei esternare la rabbia, l’indignazione e il senso di profonda ingiustizia che provo quotidianamente nel rendermi conto di quanto la società e soprattutto il governo ecuadoriano – così come quello di molti altri paesi nel mondo – non diano valore alla vita delle donne. Per far capire da dove nascano le mie considerazioni su questo tema, però, mi piacerebbe fare un passo indietro e farvi conoscere il contesto e il punto di vista dal quale parlo. Prendetevi un momento perché ho tante cose da dirvi.

Attualmente mi trovo in Ecuador per un progetto di Servizio Civile Universale chiamato “Caschi bianchi per l’empowerment femminile” promosso da FOCSIV. Vivo a Lago Agrio, una città piccola, calda e piovosa nel cuore della regione amazzonica. A chi volesse sapere qualcosa di più su questo posto potrei dire che è un centro abitato piuttosto grigio e desolato, gettato nel mezzo di chilometri e chilometri di selva lussureggiante. Lo potrei descrivere anche come un luogo decisamente povero e privo di bellezze architettoniche o attrattive culturali, eccessivamente lontano da tutto ciò che assomigli all’agio, in cui gran parte della popolazione è sprovvista dei più comuni servizi di base. Poi potrei aggiungere che è una città di frontiera in cui vivono e transitano persone rifugiate e richiedenti asilo, un territorio in cui da anni le compagnie petrolifere – statali e non – compromettono gravemente la salute dell’ambiente e in cui diverse organizzazioni criminali controllano attività economiche illecite, come la tratta di persone, armi e droga.

Se descrivessi Lago Agrio così vi assicuro che non mentirei, ma non sarei nemmeno del tutto onesta. Come avrete intuito leggendo queste poche frasi, in questo luogo si assiste alla violazione di diversi diritti umani – come il diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione e alla sicurezza – ma vorrei sottolineare quanto sia diffusa in particolare la violenza di genere. Non disponiamo di dati aggiornati, tuttavia si stima che in questa regione 8 donne su 10 ne siano vittime nel corso della loro vita. In particolare, trovo spaventoso ed emblematico che l’incesto – soprattutto minorile, ma non solo – in molti contesti venga normalizzato e continui a perpetuarsi di generazione in generazione, senza che lo Stato si occupi di un suo adeguato monitoraggio e contrasto. Per rendere l’idea di quanto l’attenzione istituzionale su questo tema sia scarsa basti sapere che la legge ecuatoriana non ha ancora tipificato il crimine di incesto. Lo considera semplicemente un’aggravante legale della violenza sessuale, impedendo così la creazione di una statistica ufficiale che definisca l’entità del fenomeno. Personalmente mi sembra che questa mancanza metta perfettamente in luce il vergognoso disinteresse statale verso bambine, adolescenti e donne che hanno subito una delle più gravi e destabilizzanti forme di violenza, nonché il conseguente rifiuto di tutelarle.

Vista la mancanza di interventi statali per contrastare questo tipo di violenza, a Lago Agrio, come in altre zone dell’Ecuador, sono le case di accoglienza per donne in situazione di violenza a farsi carico anche delle bambine e adolescenti vittime di incesto, nonostante non rientri nel loro mandato. Queste ultime, infatti, hanno il diritto di ricevere un supporto differenziato rispetto alle donne adulte, ma la grave scarsità di risorse non permette loro di vedersi garantito questo diritto. Come se non bastasse, le stesse case di accoglienza lavorano oltre le proprie possibilità per cercare di supportare un numero crescente di donne a fronte di risorse economiche ogni anno più limitate.

È sconcertante prendere atto che il mese scorso (gennaio 2022), per la prima volta in venticinque anni dalla sua apertura, la casa di accoglienza per donne in situazione di violenza di Lago Agrio – gestita dalla Federación de Mujeres de Sucumbíos, nella quale svolgo il mio progetto di Servizio Civile – è stata addirittura costretta a chiudere. I fondi statali per l’anno nuovo non sono ancora stati stanziati e non si sa se e quando arriveranno. Si tratta di una situazione estremamente grave perché la casa di accoglienza rappresenta il rifugio per donne, adolescenti e bambine/i che rischiano la vita. La vita!

Stiamo parlando di un servizio essenziale che lo stato ecuadoriano è tenuto a garantire e al quale è urgente dare continuità. Queste sono solo alcune cose che succedono in Ecuador e a Lago Agrio. Ne succedono molte altre, ma volevo parlare di queste perché ne sono testimone e non mi lasciano indifferente.

Lungi da me passare l’idea che questa città sia un totale disastro, che sia solo calda, povera e violenta. Vivo qui da tre mesi e posso dire che questa città è molto altro e me lo sta insegnando, sorprendendomi continuamente e rivelandosi sempre di più ai miei occhi per quello che è e non per quello che le manca.

Se volessi paragonarla a una persona, direi che Lago Agrio è una giovane donna che viene sistematicamente maltrattata, sfruttata e abbandonata ma che, nonostante tutto e a modo suo, cerca giustizia. Sì, è così che ve la vorrei descrivere, come una ragazza forte, stanca e arrabbiata che, inspiegabilmente e malgrado i torti subiti, lotta per la propria sopravvivenza e dignità. Questa attitudine credo sia la stessa delle molte donne, adolescenti e bambine che quotidianamente incontro nel centro antiviolenza in cui svolgo il mio progetto di Servizio Civile. Così come la città di Lago Agrio, anche loro mi sembrano allo stesso tempo fragili e forti, gentili e schiette, affaticate e instancabili, alla ricerca di un benessere e di una libertà che probabilmente non hanno mai provato, o almeno di una tregua da parte dei loro aggressori.

A questo punto non vi stupirete se vi dirò che numerose organizzazioni della società civile ecuadoriana, nonostante i numerosi ostacoli, stanno lavorando senza sosta affinché il governo si assuma le proprie responsabilità. Quello che esigono è lo stanziamento dei dovuti finanziamenti e la promozione di azioni incisive per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere. La richiesta è chiara e legittima, tuttavia è evidente che la vita delle donne non sia una priorità per il governo.

Mentre qui si lotta affinché lo diventi, se per caso fossi riuscita con le mie parole a provocare in voi qualche reazione, sappiate che potete fare la vostra parte in vari modi, come per esempio: arrabbiandovi, parlando di questa situazione, informandovi di più, protestando e anche facendo una donazione alla Federación de Mujeres de Sucumbíos (Banco Internacional – Cuenta Corriente Número: 0100612110). Qualsiasi gesto, per quanto piccolo, è prezioso perché rompe il circolo dell’indifferenza.

Infine vi invito, anche se so quanto sia dura, a non smettere mai di sostenere lo sguardo sulla violenza di genere: quella vicina e quella lontana, quella evidente e quella subdola, perché tutte hanno le stesse radici e tutte ci riguardano.

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