Caschi Bianchi Zambia

La vita di Helen

Marta ci fa arrivare la voce di Helen, che è la voce di molte donne zambiane

Scritto da Marta Barja Afonso, Casco Bianco in Servizio Civile con Apg23 a Mansa

La vita di Helen è la storia di tante molte altre donne in Zambia che purtroppo non hanno nemmeno la possibilità di raccontarla, di farsi ascoltare. Attraverso la sua storia, racconterò cosa sta succedendo a tante altre donne zambiane.

Se già è difficile essere donna in qualsiasi parte del mondo, lo è molto di più nei paesi più poveri come, in questo caso, in  Zambia. Pertanto, vorrei essere la voce di tutte loro, la storia di Helen non è un caso isolato ma è molto comune e si ripete di generazione in generazione se sei una donna zambiana.

Helen ed io siamo sedute. L’una accanto all’altra. Davanti a noi, Mapalo, una delle ragazze di 12 anni che vive con me nella Casa Famiglia. Mapalo fa la traduttrice tra noi due, poiché Helen non parla inglese ma solo bemba, la lingua ufficiale nella provincia di Luapula. Comincio con alcune semplici domande, come l’ età e la composizione della famiglia, per entrare in punta di piedi nei suoi vissuti. Sembra timida, risponde molto rapidamente, anche se allo stesso tempo è felice di aiutarmi con il mio lavoro. Nonostante la timidezza di Helen, Mapalo, che è una sua grande e speciale amica e la conosce molto bene, riesce a darmi maggiori dettagli della sua vita.

Helen è una giovane ragazza che ha solo 14 anni e si assume tutte le responsabilità all’interno della sua famiglia. È la prima definizione che mi viene in mente quando cerco di presentarla. In realtà non sappiamo molto bene quanti anni abbia, anche se Mapalo, che la conosce da molto tempo, dice che ne ha 13. Entrambe discutono riguardo alla sua età, ma alla fine non riusciamo a raggiungere nessuno accordo. Tuttavia, qualcosa di certo è la data del suo compleanno: il 2 Maggio.

Helen vive con la madre e i fratelli/sorelle: Mumba (13 anni), Mebo (4 anni) e Richard (1 anno e 10 mesi). Inoltre, ha una sorella maggiore di 16 anni di nome Joy che vive a Lusaka con sua zia, che non vede da circa 4 anni. Attualmente frequenta il grado 10 a Lusaka. Il padre, come la maggior parte delle ragazze che incontriamo in Zambia, non è stato nemmeno menzionato durante il nostro dialogo. Non si sa dove sia, non ha contatti con lui. Il padre di Helen è anche il padre degli altri due fratelli che la seguono, mentre i due più piccoli hanno un altro padre, e non hanno notizie neanche di lui. Questa è la sua famiglia. Tuttavia, nella stessa casa, vive un’altra famiglia: una donna, sorella della madre di Helen, di nome Elisa che ha tre figli: Edina (8), Esta (6) e Kenedy (3). Il padre dei bambini a volte fa visita, ma non si sa se aiuta finanziariamente la madre e a far fronte alle spese dei bambini.

La casa di Helen è molto grande, però le condizioni della casa non sono buone. A parte il fatto che i topi sono presenti in ogni angolo della casa, il pavimento, le porte, gli armadi, la cucina, il bagno e le camere da letto non esistono. Dormono praticamente per terra, su coperte e plastica. Come bagno usano delle buche nel terreno fuori casa che, una volta riempite, ricoprono, scavando un nuovo buco. Ovviamente è Helen che deve farlo e aiutare tutti i bambini a usare il buco per fare tutto. Per cucinare, come molte famiglie zambiane, usano il fuoco fuori casa.

Nella casa di Helen non c’è elettricità, telefono o televisione. Neanche l’acqua, ma hanno un pozzo da cui possono prendere l’acqua per cose di base come cucinare e bere. Con così tante persone che condividono un pozzo, l’acqua scarseggia. Bevono l’acqua direttamente dal pozzo, senza farla bollire, poiché hanno sempre pochi fiammiferi per poter accendere un fuoco e scaldare l’acqua. I fiammiferi servono solo a scaldare l’acqua usata per cuocere il nshima, una specie di pane fatto con acqua e farina che generalemente le famiglie zambiene che se lo possono permettere mangiano con la verdura e le proteine.

Per lavare i panni, fare la doccia e altro, usano l’acqua del fiume, che si trova a pochi metri dalla casa. Non usano il sapone per lavare i vestiti perché è molto costoso. Sia Helen che la sua famiglia, e l’altra famiglia che vive con lei, mangiano due volte al giorno: la mattina quando si alzano e a pranzo. Sia al mattino che a mezzogiorno mangiano nshima accompagnato da verdure, quando ce ne sono (due volte al mese). Helen è la responsabile della cucina per entrambe le famiglie, oltre a svolgere la maggior parte dei lavori domestici, perchè sia ​​sua madre che la madre degli altri bambini sono fuori casa durante la maggior parte della giornata cercando lavoro, cibo, ecc.

Helen è quindi responsabile della casa dalla mattina presto, quando si alza, fino a quando non va a letto. Ha solo 14 anni però spazza la casa, prepara la colazione per le due famiglie, lava tutti i bambini, prepara il fuoco e cucina per tutti. Nel pomeriggio ha un po’ di tempo per se stessa e lo dedica alle sue amiche, ma dopo le 19:00 quando non c’è luce in strada, deve tornare a casa per prendersi cura dei suoi fratelli, che di solito vengono lasciati soli durante il pomeriggio. Dormono presto perché non c’è luce in casa, quindi non possono fare nulla, lei è incaricata ad alzarsi per aprire la porta quando arriva sua madre o l’altra famiglia se è stata via. Quando accadono incidenti o un bambino è malato, Helen aspetta la madre, ma cercano sempre di risolverlo senza dover andare dal medico o in ospedale perché non hanno le risorse o i mezzi finanziari per coprire una spesa del genere. A volte, ad esempio, chiamano noi volontari per curarli o dar loro delle medicine oppure chiamano la nonna che abita vicino per risolvere la situazione.

Helen è andata a scuola nel 2020, ma nel 2021 ha dovuto abbandonare gli studi perché era troppo lontana e le prendeva troppo tempo, che ora dedica ad aiutare la sua famiglia nelle faccende domestiche. Tuttavia, questo lunedì, sembra che sia Mumba che Helen ricominceranno ad andare a scuola, presso la Musenga School, anche se è un po’ lontana. Mentre Helen inizierà il grado 5, Mumba inizierà il grado 4. Helen dice che le piacerebbe diventare una dottoressa, tuttavia, come ogni ragazza, potrebbe cambiare idea in pochi anni. In ogni caso speriamo che questa volta non debba lasciare la scuola, anche se a prima vista sembra impossibile continuare gli studi visto che è praticamente lei che si prende cura dei suoi fratellini e che ha tutto il peso della casa.

Ciò che le piace di più quando non deve prendersi cura dei suoi fratelli e delle faccende domestiche, è giocare con le sue amiche, in particolare con Mapalo e Justina, le sue vicine. Quando tornano da scuola, Helen trascorre i pomeriggi con loro giocando e disegnando, ma anche facendo attività di matematica e imparando a leggere, dato che piano piano le stanno insegnando a leggere. Secondo Helen, Mapalo e Justina sono ottime amiche  perché condividono tutto con lei, ma ciò che apprezza di più è la loro compagnia. Inoltre, in questo periodo dell’anno le piace giocare con le altalene che si è costruita e raccogliere frutti dagli alberi come la “guava”. In effetti, è una scalatrice incredibile, così come i suoi fratelli. Infine, dice che le piacerebbe poter trascorrere più tempo con sua madre, con la quale le piace parlare e ridere, ma sopratutto le piace molto stare con le ragazze della sua età, probabilmente perché è l’unico momento in cui può essere ciò che è veramente: una ragazza di 14 anni.

In nessun posto al mondo è facile essere una donna. Meno in Africa. Per questo il mio compito qui è quello di trasmettervi le disuguaglianze esistenti tra uomini e donne in Zambia grazie alla storia di Helen e di dare voce a tutte le donne che non hanno gli strumenti necessari per uscire da una situazione come questa. Penso che il primo passo per conquistare i propri diritti, raggiungere la propria autonomia e indipendenza, sia proprio iniziare ad ascoltare se stessi e i propri desideri.

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