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Alla scoperta di Miramar

Tra le vie di Miramar (Valdivia) dove, con semplicità, due “tias” curiose sono impegnate a cercare di restituire il sorriso e dignità ai bambini del quartiere.

Scritto da Cinzia Antonuccio e Valentina Porteri, Caschi Bianchi a Valdivia

Il giorno in cui siamo arrivate nel quartiere di  Miramar c’è stato chiesto: “Vi va di andare a cercare i bambini per portarli al taller?”.
La situazione ci incuriosiva perché le strade del piccolo villaggio straripavano di bambini e andarli a conoscere era in nostro intento, per avvicinarne sempre un numero maggiore. Perplesse ci incamminammo per le stradine e da lì, tra le baracche, incontrammo maialini felici di pascolare tra l’immondizia, cani randagi pronti ad accompagnarci nel nostro cammino ma anche giovani pescatori, già padri un numero incalcolabile di volte, indaffarati a pulire il pesce, frutto del loro lavoro quotidiano, e giovanissime mamme, con occhi profondi, pieni di rimpianto per la loro giovinezza perduta.
A Miramar si nasce già donne e si diventa madri da piccole. Le adolescenti si prendono presto cura dei loro fratelli più piccoli e sono subito pronte a farsi fotografare come intraprendenti fotomodelle, intente a conquistare un calciatore famoso. Miramar è un posto dove regna la semplicità. I bambini che vengono al nostro “taller” non pretendono professioniste che li coinvolgano in chissà quali attività, ma cercano la semplice e pura attenzione fatta di giochi, qualche sorriso ma soprattutto una “tia” che si occupi di loro, senza che li faccia sentire diversi… senza che li faccia sentire ultimi.
Qui il diritto all’istruzione è legato al reddito: puoi avere le più grandi capacità intellettuali ma se provieni da una famiglia povera e disagiata, e non ti puoi permettere una scuola d’elite privata, ti devi accontentare di una educazione di base. Ci capita spesso infatti di dover insegnare le letterine dell’alfabeto a bambini che sono già al 3° o 4° anno delle scuole elementari. Miramar è un posto dove i bambini non stanno in strada per capriccio ma perché è lì che si sentono più sicuri. Il paradosso è che la casa dovrebbe essere il nido del bambino, in cui nessuno può fargli del male, invece non è così, perché non sempre le belle favole hanno un lieto fine.
Mattìa, Giselle, Michel, Cristobal, Bastìan, Pablo, Eva, Sujei e tanti altri bambini e ragazzi sfuggono dai loro padri violenti, dal brutale odore delle loro abitazioni, dalla tristezza delle loro madri, cercando, in strada, la loro innocenza perduta. I Caschi Bianchi della Papa Giovanni XXIII, assieme a Pedro, missionario dell’ordine dei Clarettiani, sono impegnati da un anno in questo territorio con un progetto di rinforzo scolastico, che va oltre questo obiettivo: l’intento è di dare a questi giovani un’identità sociale che esca fuori dai confini del villaggio. Per questo si organizzano gite fuori porta, campeggi nei giorni di vacanza, feste per i loro compleanni, senza dimenticare che abbiamo di fronte persone che hanno diritto ad avere, per il loro futuro, una adeguata cultura educativa.
La realtà di Miramar,si trova vicino Valdivia, paradiso turistico del Sud America che si affaccia sull’Oceano Pacifico. Per questo, piuttosto che mostrare interesse e porre aiuto alle classi socialmente disagiate preferiscono nascondere queste realtà ai margini, mostrando solo la parte migliore della città, addobbata di decorazioni megalomani, ed esponendo grandi cartelloni pubblicitari i cui protagonisti, invitano a visitare le meraviglie del Sud, hanno caratteristiche fisiche coloniali piuttosto che Cilene o Sud-Americane. Sono passati due mesi dall’ inizio del nostro mandato e non sono mancate delle difficoltà da risolvere, dei luoghi comuni da accettare, ma nonostante ciò riceviamo da loro una carica che ci spinge a continuare nel nostro intento.

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