Cb Apg23, 2009
Cb Apg23, 2009
In libreria, dai nostri caschi bianchi in Palestina
Un libro di interviste, un documento su teatro, musica e circo come luogo di analisi. educazione e sperimentazione di strategie nonviolente di gestione dei conflitti interni ed esterni alla società palestinese.

Dall’introduzione delle autrici:

Questo lavoro nasce da un incontro. Dalla nostra vita come volontarie in servizio civile per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII all’interno dei Territori Occupati Palestinesi.
(…)
Oggi la società palestinese è ferita e scoraggiata. Conflitto e violenza iniziano all’interno delle stesse famiglie, sulle strade, e si riflettono sulla situazione nazionale. L’occupazione israeliana ha peggiorato le condizioni di vita e instillato il seme del sospetto in seno alle comunità e alle famiglie. E come spesso accade quando politica e media falliscono nell’analizzare la società e nel rappresentarla, nel comprenderne e comunicarne i bisogni più intimi, l’arte ci viene in aiuto. In un contesto come quello palestinese, in cui tutto è permeato e influenzato dalla politica, l’arte svolge il ruolo di rappresentare la realtà e trasmetterne problemi e complessità con una sensibilità estranea alla politica ufficiale. Oltre che essere un’allegoria della vita e un canale di comunicazione, l’arte è in Palestina luogo di analisi, sperimentazione e progettazione.
Per ordinare il libro
Visita la pagina dell’editore.
http://www.emi.it

Questo percorso ci ha portato, dunque, ad indagare il ruolo che arte, teatro, e musica, possono avere nell’ambito di un conflitto così radicato. Cosa arriva all’arte dal conflitto e quale beneficio il conflitto può trarre dall’arte?

Le esperienze qui descritte sono tutte nate in Cisgiordania, dal basso. Non esperienze al servizio della politica che si cristallizzano in denuncia, e nemmeno esperienze di singoli artisti legate all’individualità del genio, che pure in Palestina sono tante e significative. Si tratta di esperienze che si fondano sulla forza dell’ensemble, del gruppo, in cui ognuno è motivato ad esprimersi e ad ognuno viene lasciato lo spazio della propria particolarità per poter cogliere le differenze. Spesso sono esperienze di stampo educativo, rivolte ai giovani e ai bambini, a restituire loro l’infanzia, a sviluppare uno spirito critico e un pensiero creativo. (…)
In tutti i gruppi che abbiamo visto lavorare, abbiamo notato che quando persone diverse si incontrano per la prima volta, subito emergono le barriere create dai differenti punti di vista. Accogliendo però queste differenze, il gruppo consente che punti di vista contrastanti si acuiscano nello scontro. Il dialogo, elemento fondamentale di un testo teatrale, di una trama musicale, di un’opera d’arte visiva, implica una tensione. Ciò significa conflitto, che sia sottile o manifesto non ha importanza. Quando due punti di vista si scontrano, il drammaturgo, l’attore, il musicista, lo scultore sono obbligati a dare ad ognuno una parte uguale. Se non sono in grado di farlo il risultato sarà fiacco. Devono esplorare le due opposte opinioni avvalendosi dello stesso grado di comprensione. La ricerca e la scoperta di tutte le correnti incrociate che attraversano un’opera, rappresentano un modo per resistere alla facile imposizione delle proprie personali fantasie, teorie o ossessioni. Rappresentano, per chi si coinvolge in un lavoro di questo tipo, un cammino che parte dal sé per arrivare oltre, così da lasciare emergere una comprensione che superi l’idea limitata che ogni persona ha della realtà. Chiunque rispetti il mistero di questo processo, riconoscerà che i propri “sentimenti” possono essere una guida ingannevole, e che solo un percorso dinamico di continuo decentramento riesce a dare il giusto nome alle cose.

Quello che abbiamo visto in Cisgiordania è un unico cantiere d’arte sparso per i Territori Occupati, in cui molti contemporaneamente sentono il bisogno di compiere questo tipo di lavoro, con motivazioni e finalità diverse, ma con lo stesso obiettivo: utilizzare l’arte come strumento in grado di smascherare la natura dei conflitti dentro e fuori di noi, di sanare le ferite e rafforzare gli individui, per poter andare incontro alla realtà con tutte le sue contraddizioni.
Abbiamo raccolto in queste pagine opinioni, esperienze e percorsi di lavoro differenti fra loro, fondati su una pluralità di visioni. Tutti però ci sono apparsi utili ad acquisire competenze diverse da quelle che nascere e vivere in un campo profughi può offrire, e costruire di conseguenza un agire consapevole, non limitato a semplici meccanismi di azione – reazione. Tutti ci sembrano offrire la possibilità di uscire dai condizionamenti che vincolano la struttura mentale di chi vive in condizione di oppressione, secondo la quale il modello più alto di umanità è quello del suo stesso oppressore. Tutti ci sembrano aprire spazi di ricerca di quella che Paulo Freire chiama la “parola autentica”, colta nella sua duplice dimensione di azione e riflessione.

Scopo del nostro lavoro è stato raccogliere le diverse voci, mai dissonanti, di questo coro – comprese quelle esterne dei tanti volontari internazionali che gli artisti palestinesi hanno accettato di accogliere nei loro teatri e nelle loro scuole in un continuo sforzo di apertura. Per riportarle abbiamo scelto la modalità dell’intervista, frutto del nostro impegno a domandare. Le interviste rappresentano il centro di ogni capitolo. Non abbiamo apportato modifiche o operato tagli, in modo che i differenti punti di vista potessero emergere nella maniera più diretta e onesta possibile. Le interviste sono introdotte da una descrizione del contesto e dal racconto delle circostanze dei nostri incontri. Crediamo che questo insieme di esperienze possa veicolare una conoscenza della realtà palestinese attuale nella sua complessità e che possa testimoniare ciò che la situazione culturale palestinese trasmette: la sensazione di essere di fronte a un processo di cambiamento.

 

BOX

Scheda libro
Arte come Re-Esistenza (L’). Il sorprendente incontro con il talento palestinese
Emi editore

Autori:
Federica Battistelli, Laura Lanni, Lorenza Sebastiani
Prefazione di Michele Giorgio, postfazione di Paolo Ramonda

cod. 1880-7
formato: 14×21
pagg. 160
euro 12,00
collana:
5.4 – Paesi: situazioni e problemi

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