Brasile Caschi Bianchi

L’amore è cieco… e se invece fosse sordo?

Sorprendente TdO: permette di valicare barriere, difficoltà e oppressioni, e libera l’espressione dei sentimenti. Come nella scuola per sordi in cui Isabella svolge parte del suo servizio civile.

Scritto da Isabella Marinelli, Casco Bianco a Coronel Fabriciano

Siamo al decimo incontro di esaltanti “performances” dei ragazzi che sono ospitati tutti i giorni dal 2004 nella scuola “Para surdos irmàos Victor e Cida” dove anche qui, dal 27 di marzo abbiamo cominciato a proporre le dinamiche del Teatro dell’Oppresso. Durante il primo incontro eravamo un po’ scettiche perché nessuna di noi credeva più di tanto nell’interesse dei partecipanti.
Dopo i primi due esercizi i nostri volti avevano già un’espressione sconsolata, i nostri sguardi erano già rassegnati e scuotevamo la testa. Un disastro! Nessuno riusciva a comprendere quello che gli veniva chiesto seppur la loro insegnante stesse già spiegando per la nona volta cosa avrebbero dovuto fare. Aiuto!
Al terzo esercizio, la svolta: con il gioco “gatto e topo” si sono risollevati gli animi tra le risa forti di Philipi le corse trotterellanti di Miriam! La bandiera di vittoria si alza e comincia una nuova “battaglia”!

Oggi è martedì, giornata di teatro dell’ oppresso al centro.
Ora, dopo il divertente gioco delle sedie a cui tutti hanno partecipato allegramente, dopo un riscaldamento con camminate differenti con salti avanti, indietro destra e sinistra, una partita a calcio immaginaria (con veri calci agli stinchi con tanto di cartellino rosso ed espulsione diretta), arriviamo ad una dinamica di teatro-immagine che si chiama “immagine cieca”. È una dinamica che si svolge a coppie, nella quale uno è ad occhi chiusi, l’altro intanto farà un’immagine con il proprio corpo rimanendo poi immobile. L’altro, sempre restando ad occhi chiusi toccherà la “statua umana” e cercherà di riproporla identica.
Si formano le coppie, c’è chi riesce a riprodurre l’immagine e chi no. Poco importa. Quello che invece è importante è l’impegno con cui lo si fa.

Annette e Alan chiedono di poter eseguire la dinamica insieme. Sarebbe meglio evitare….ma l’insegnante alla fine dà il suo consenso. Siamo tutti un po’ sulle spine tra la preoccupazione e l’imbarazzo di cosa ne verrà fuori. Lei ha lo sguardo sognante, lui un sorriso furbetto.
Alan è l’amore “segreto” di Annette. Lei piange spesso pensando lui perchè il suo amore non è più corrisposto… Una volta Alan era interessato a lei. Annette felicissima, lo portò a casa a conoscere la sua famiglia. I genitori però lo hanno rifiutato.
Sapete perchè? Perchè è sodo-muto. La stessa diversità della loro figlia. I suoi genitori vogliono per lei un fidanzato “normale”. Completo di udito e voce.
Ma chi è normale qui? Loro che stanno chiedendo di vivere una vita come tutti, istruzione, lavoro, autonomia e amore compreso, o i genitori che non accettano Alan in quanto sordo-muto, e negano alla figlia di vivere quel sentimento che solo una relazione tra uomo e donna può dare?
Fatto sta che lei ha fatto la sua immagine, e lui, toccandola ad occhi chiusi l’ha copiata. Poi i ruoli si sono invertiti.
Abbiamo così assistito ad un modo stupendo, originale e simpatico di esprimere il sentimento dell’amore tra due persone.
La statua che lui ha inscenato era inginocchiata a terra e con le mani ha fatto il segnale dei due fidanzati in lingua libras. Una dichiarazione in piena regola. Un sorriso grande grande è comparso sul volto di Annette quando ha capito il significato dell’opera di Alan.

Non so se quello che mi ha colpito di più è stata l’intraprendenza e fantasia di Alan o il “potere” del teatro dell’oppresso.
Sta di fatto che l’amore in tutte le sue forme ed espressioni riamane il più ricco e bel sentimento che ogni essere umano che sia brutto o bello, abile o diversamente abile, bambino o anziano, adulto o adolescente, speciale o non speciale, povero o ricco, bianco o nero o giallo o rosso o blu o beige potrà mai dare e ricevere nel corso della sua vita….

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