Cb Apg23, 2008
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I ragazzi arabi che svolgono il servizio civile acquisiscono uguaglianza con i ragazzi ebrei?Oppure contribuiscono a legittimare un sistema che li discrimina? Perché a capo del servizio civile ci sono ex vertici dell’esercito?
La società araba si chiede se il governo israeliano stia perseguendo l’obiettivo di una maggiore integrazione, o se la nuova legge rappresenti il primo passo verso la coscrizione militare.

La leva militare obbligatoria in Israele è teoricamente universale, ma ne sono esentati i mussulmani, gli arabi cristiani e gli ebrei ultra-ortodossi. Tra gli arabi israeliani, gli unici che sono soggetti all’arruolamento forzato, sono i Drusi, minoranza che vive nel nord del paese, i beduini invece possono svolgere il servizio militare, come volontari.

Cb Apg23, 2008

I coscritti al servizio militare non possono rifiutare:

chi rigetta la chiamata alle armi vede sottoposto

il proprio caso ad una commissione che in caso

di obiezione di coscienza potrà decidere

la detenzione amministrativa per diversi mesi dell’imputato.

Ultimamente diversi ragazzi che si sono rifiutati

di svolgere il servizio militare, sono stati riformati

per motivi di salute, questo può essere considerato

come un ammorbidimento della linea generale

della Israel Defense Force (IDF). 

Per gli israeliani, fino a 22 anni, che

non hanno obbligo di prestare il servizio militare,

che siano esentati per legge o che abbiano già svolto il servizio,

è possibile fare il servizio civile.

Questo consiste in un periodo di volontariato

presso alcune associazioni accreditate dallo stato.

Le associazioni attraverso le quali è possibile

effettuare il servizio civile sono 5, ma saranno presto molte di più.

Il lavoro svolto dal volontario viene monitorato e registrato da un ufficio apposito chiamato National Service Administration (NSA), creato nell’agosto del 2007. A capo di quest’ufficio vi è Reuven Gal, ex capo psicologo della IDF, ex ufficiale di un’unità speciale e autore di saggi sull’esercito. Compito di quest’ufficio è estendere il più possibile tra i giovani una coscienza civile attraverso la diffusione del servizio civile. A capo della commissione che vigila sull’operato NSA siede David Ivri, ex ambasciatore israeliano a Washington ed ex comandante delle forze aeree israeliane.
La retribuzione per un volontario è la stessa di un soldato: circa 150$ al mese, più un premio a fine servizio di 1600$ per ogni anno di volontariato. Il servizio può durare un massimo di due anni. In più si riceve a fine servizio una specie di bonus sulle tasse, pure questo uguale a quello ricevuto dai soldati alla fine della leva. L’impegno può essere di 5/6 giorni la settimana, con la possibilità di avere permessi su base annuale. Il volontario beneficia anche di un’assicurazione stipulata dall’associazione in caso d’infortunio.
Nel comunicato stampa del 19/08/2007 l’ufficio del primo ministro ribadisce che il sevizio militare e quello civile sono due entità ben distinte, che comunque la leva obbligatoria ha precedenza sul servizio civile e che la possibilità di essere volontari nella struttura civile dello stato aiuterà a creare una maggiore eguaglianza tra tutti i cittadini.

Si sta diffondendo l’idea, in tutta la comunità israeliana, che il servizio civile sarà una svolta importante per l’integrazione degli arabi nello stato. Il nome national service (servizio nazionale), facilmente ricollegabile al servizio militare, è stato cambiato in civic service (servizio civile). Inoltre si stanno mobilitando diverse istituzioni, tra queste vi è il comitato IVRI, che ritiene auspicabile l’obbligatorietà del servizio civile per tutti coloro che non svolgono il servizio militare. Il comitato IVRI dialoga direttamente con il Primo Ministro. 
I suoi ambiti d’azione sono tre: la revisione del servizio militare, la pianificazione e realizzazione delle barriere difensive di Gerusalemme e la risoluzione del problema dei beduini nel Negev. Insomma è un organo istituzionale strettamente connesso alla sicurezza nazionale, che tratta problemi delicati per l’identità palestinese. Il National Security Council (NSC) è membro permanente del comitato IVRI, è stato creato nel 1999 ed è al servizio del governo per coordinare e monitorare la sicurezza nazionale.

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La stampa nazionale ha dato risalto al sensibile aumento

del numero dei volontari arabi nel servizio civile,

poco meno di 300 per lo scorso anno accademico

e più del doppio per l’anno in corso.

Questo sembrerebbe indicare un’intenzione

della popolazione araba ad avvicinarsi alla volontà del governo,

per ampliare sempre di più il bacino del servizio civile.

Un docente dell’università di Haifa, il prof.

Sami Smooha, ha svolto una ricerca dalla quale

emergerebbe che solo il 7,8% dei leader arabi

supporta il servizio civile. Risulterebbe, invece,

che il 75,3% dei ragazzi arabi

sono a favore del servizio civile(1).

L’anno passato una serie di organizzazioni

si sono riunite nella Coalizione di giovani contro il servizio civile (2). 
Baladna, una delle associazioni che

fanno parte della coalizione, si trova a Haifa

ed è un’associazione per ragazzi arabi che si prefigge come scopo la diffusione dei concetti d’eguaglianza e democrazia attraverso la formazione di giovani leader arabi.

Nadim Nashif, direttore di Baladna, si occupa della campagna contro il servizio civile. “La coalizione – spiega Nashif – nasce da un esigenza della società araba. Il primo passo della coalizione fu una manifestazione contro il servizio civile a cui parteciparono 30 tra partiti politici e ONG. La campagna prende forma con un sito internet (3), sul quale vengono raccolte le posizioni dei singoli. Sono stati prodotti manifesti, volantini, adesivi e alcuni video visionabili su youtube (4).”
Vi è inoltre una Cultural Tent (tenda culturale) che si sposta in diverse località per reclamizzare la coalizione, nella tenda trovano posto 7 giovani artisti arabi: 2 attori, un cantante e un gruppo rap. Gli artisti coinvolti sono molto conosciuti tra i giovani e il gruppo rap ha appositamente composto una canzone: “Ricercato: un arabo che ha perso la memoria”. La campagna vuole aprire un dibattito, nella società civile, su quali siano le vere intenzioni del governo israeliano con l’istituzione del servizio civile. Nashif ritiene importante che i giovani svolgano del volontariato, ma la volontà della coalizione è di dissuadere i giovani a svolgere il servizio civile, perché è solo il primo passo verso il reclutamento forzato.
Nashif continua affermando che se tutti i cittadini in Israele godessero degli stessi diritti sarebbe logico parlare di servizio civile nazionale. È ora utile ricordare che in Israele esistono due apparati scolastici diversi, uno per gli arabi e uno per gli ebrei. Quindi questi giovani arabi, svolgendo il servizio civile, acquisiscono una certa uguaglianza con i ragazzi ebrei, ma allo stesso tempo legittimano un sistema che li discrimina. 

La domanda che si pone la società araba è quali siano le vere intenzioni del governo. Si crea veramente una maggiore integrazione? E se è così perché a capo del servizio civile ci sono ex vertici dell’esercito? È veramente il primo passo verso la coscrizione obbligatoria per gli arabi?
Reuven Gal in replica a queste posizioni chiede “Vogliono, o no, diventare parte dello stato d’Israele?” Quasi superfluo chiedere la risposta ad un arabo, che ha parte della famiglia che vive nella West Bank, che deve fare interminabili code per attraversare un check point, che vede violati i propri diritti vivendo l’apartheid quotidianamente.

Note:

1. Ricerca presentata il 21-01-2008 alla conferenza di Herzliya.
2. Vedi articolo collegato
3. http://www.momken.org
4. http://www.youtube.com/user/baladnayouth

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