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Italia

Passeggiata nei luoghi e nella memoria della Nonviolenza

4 novembre: giornata delle Forze Disarmate. In ricordo di Langer, Milani, La Pira, dei morti di tutte le guerre e di molti altri, incontriamoci a Firenze il 6 novembre per camminare insieme, continuando a costruire il percorso della nonviolenza. L’alternativa alle Forze Armate esiste.

Scritto da Redazione Antenne di Pace

Evento a cura di: Fucina per la Nonviolenza Firenze

Quando Sabato 6 novembre · 15.00 – 18.00

Dove Piazza Santa Maria Novella, sagrato della chiesa

UNA PASSEGGIATA PER RICORDARE LUOGHI E PERSONAGGI DELLA NONVIOLENZA FIORENTINA

PER DIRE:
NO ALLA GUERRA
NO ALLE SPESE MILITARI
NO ALLE BASI MILITARI
NO AL COMMERCIO DELLE ARMI
NO AI PERCORSI FORMATIVI INCLINI AL PARAMILITARISMO

SI ALL’ ART.11 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE
SI ALLA FORMAZIONE ALLA PACE NELLE SCUOLE
SI AL RITIRO DEI SOLDATI DA TUTTI I FRONTI
SI AI CORPI CIVILI DI PACE (CCP) ED ALLA PREVENZIONE DEI CONFLITTI
ARMATI
SI ALLE AMBASCIATE INTERNAZIONALI DI PACE
SI ALLA RICONVERSIONE DELL’INDUSTRIA BELLICA

Grazie per non portare bandiere di partito; grazie per i vostri cartelli, cartelloni, bandiere e colori.

Programma::
Partenza da Piazza Santa Maria Novella , ore 15, “memoria” di Tiziano Terzani, che in quel luogo ha lasciato una delle sue
ultime testimonianze di nonviolenza.
Piazza della Repubblica, memoria di Enzo Enriques Agnoletti, ex Vice Sindaco Firenze ed ex Vice Presidente del Senato, persona sempre interessata per il rispetto dei diritti e della dignità umana…
Palagio di Parte Guelfa, ex sede dei COS Capitiniani, memoria dei COS (Centri Orientamento Sociale) e di Capitini.
Piazza Signoria, memoria di Giorgio La Pira, ex Sindaco di Firenze (ONU dei ricchi o ONU dei popoli)…
Piazza Santa Croce, vicino alla Cappella dei Pazzi, luogo molto amato da Alex Langer, persona fortemente impegnata nella difesa dell’ambiente:lo ricorderemo ascoltando il testo di Mao Valpiana, sul manualetto della Tavola per la nonviolenza sulla nonviolenza fiorentina.
Piazza San Marco, di fronte alla sede dell’Università, ricorderemo i docenti Lamberto Borghi, Antonio Carbonaro e Pio Baldelli, che nel corso della loro vita personale e professionale hanno divulgato il pensiero e la cultura nonviolenta.
Via Martelli, davanti alla Chiesetta dei Poveri: memoria di Padre Ernesto Balducci…uno dei primi difensori all’ obiezione di
coscienza, poi, …
Piazza del Duomo, memoria di Lorenzo Milani, priore di Barbiana maestro di impegno civile “I care”.
Piazza dell’Unità d’Italia, intorno al monumento dei caduti, si ricordano i morti di tutte le guerre, si riconferma il carattere
antifascista dell’art. 11 della Costituzione Italiana, e le lotte nonviolente dai primi del ‘900 ad oggi.

Referente per questa iniziativa Gigi Ontanetti:
055 6531855 – 3358083559 – pierluigi_ontanetti@alice.it

L’alternativa alle Forze Armate c’è!

Un’alternativa alle Forze Armate esiste: sono i Corpi Civili di Pace, previsti dal testo della Costituzione europea e dal programma dell’Unione, ma che tardano a essere costituiti per l’opposizione dei militari. Ma che cosa sono i Corpi Civili di Pace? Che cosa fanno? I Corpi Civili di Pace sono gruppi di persone, con un’adeguata preparazione, che svolgono attività tese a prevenire o risolvere situazioni di pre-conflitto o di conflitto aperto, con diversi strumenti e modalità:
– appoggio ai gruppi locali che utilizzano gli strumenti della nonviolenza per la difesa dei propri diritti;
– l’accompagnamento continuo di persone minacciate dagli “squadroni della morte”, o comunque a rischio;
– l’organizzazione di vere e proprie “Ambasciate di Pace” in quelle località per studiare a fondo i problemi connessi alla possibile esplosione del conflitto e per cercare di trovare delle vie per una soluzione pacifica prevenendone l’esplosione;
– l’attivazione di incontri tra le parti in conflitto per cercare delle soluzioni concordate;
– l’organizzazione di marce o di interventi di molte persone, per un periodo di tempo limitato, per appoggiare iniziative di pace delle due parti, e “drammatizzare” la situazione in modo da stimolare un intervento responsabile della comunità internazionale;
– l’osservazione della regolarità di elezioni e del rispetto dei diritti umani;
– la formazione alla nonviolenza, al rispetto dei diritti umani, al dialogo interetnico e alla riconciliazione di membri attivi della società civile dei contendenti, tentando di unirli anche nella fase della formazione, e cercando, con loro, delle possibili soluzioni al conflitto stesso.
Invece le organizzazioni umanitarie tradizionali si occupano, normalmente, di assistenza a fasce deboli della popolazione, aiuto alla ricostruzione di case o di strutture di servizio (scuole, ospedali, centraline per la potabilizzazione dell’acqua, ecc.), cura di malati o di feriti, la distribuzione di viveri, l’aiuto a fasce deboli della popolazione per lo sviluppo di attività che creino opportunità di crescita sociale ed economica. Tutte attività estremamente importanti, da non sottovalutare, che rischiano molte volte di rendere le popolazioni dipendenti dagli aiuti esterni e non aiutarle ad essere autonome.
I due tipi di attività hanno una differenza di fondo: i Corpi Civili di Pace sono orientati alla prevenzione dei conflitti armati, alla ricerca di soluzioni alternative alla guerra ed alla lotta armata; quelle umanitarie alla difesa delle fascie più deboli della popolazione.
Questi due tipi di attività richiedono capacità e conoscenze diverse; in particolare per la previsione, la prevenzione dei conflitti armati, o per le altre attività previste per i Corpi Civili di Pace, ci vuole una grande preparazione umana e sociale, molte conoscenze sui modi per risolvere nonviolentemente i conflitti, per mediarli o per trasformarli creativamente.
E queste competenze sono difficili a trovare e richiedono, oltre all’impegno personale, anche una professionalità specifica.
Se vogliamo un mondo senza guerra e senza violenze dobbiamo incrementare e trovare fondi adeguati per i Corpi Civili di Pace.
Secondo studi approfonditi basterebbe ridurre del 30% le attuali spese militari ed utilizzarle per attività alternative: potremmo risolvere, in circa 20 o 30 anni, tutti gli attuali problemi del mondo, dalla fame, all’analfabetismo, alla mancanza di risorse energetiche. Un altro mondo è possibile. Perché non lo facciamo?

Tratto da: “LA NONVIOLENZA E’ IN CAMMINO”, del 4 novembre 2006.
Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza – Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

Segnaliamo l’iniziativa su richiesta di Alberto L’Abate.

Alberto L’Abate è nato a Brindisi nel 1931, docente universitario di sociologia dei conflitti e ricerca per la pace, promotore del corso di laurea in “Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti” dell’Università di Firenze, è impegnato nel Movimento Nonviolento, nella Peace Research, nell’attività di addestramento alla nonviolenza, nelle attività della diplomazia non ufficiale per prevenire i conflitti; amico e collaboratore di Aldo Capitini, ha collaborato alle iniziative di Danilo Dolci e preso parte a numerose iniziative nonviolente; come ricercatore e programmatore socio-sanitario e’ stato anche un esperto dell’Onu, del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; ha promosso e condotto l’esperienza dell’ambasciata di pace a Pristina, e si è impegnato nella “Campagna Kossovo per la nonviolenza e la riconciliazione”; è portavoce dei “Berretti Bianchi” e promotore dei Corpi civili di pace.
Tra le opere di Alberto L’Abate: segnaliamo:
Addestramento alla nonviolenza, Satyagraha, Torino 1985;
Consenso, conflitto e mutamento sociale, Angeli, Milano 1990;
Prevenire la guerra nel Kossovo, La Meridiana, Molfetta 1997;
Kossovo: una guerra annunciata, La Meridiana, Molfetta 1999;
Giovani e pace, Pangea, Torino 2001.
(tratto da: http://www.medmedia.org/eventi/civitasmed/CivitasMed2006/AlbertoLabate.htm)

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