• Cb Apg23, 2008

Caschi Bianchi Cile

Il Cile che non vuole dimenticare

Uno spettacolo teatrale propone la tragedia mai dimenticata dei desaparecidos. Lo sfondo è Villa Grimaldi, ex carcere di sicurezza durante il regime, luogo di tortura e morte, oggi parco per la pace.

Scritto da Federica Castellani

A Villa Girmaldi è in scena uno spettacolo teatrale dal titolo “Luisa y Manuel”. È la storia della famiglia Vergara Toledo, vissuta ma non tutta sopravvissuta nel periodo del regime militare durante gli anni 70-80. Luisa e Manuel sono due giovani cresciuti in povertà, genitori poi di quattro figli: Pablo, Eduardo, Rafael e Ana.
Dopo il golpe militare dell’11 settembre 1973 Pablo, Eduardo e Rafael si uniscono al MIR, il Movimiento de la Izquierda Revolucionaria, il movimento della sinistra rivoluzionaria, che durante il regime del generale Augusto Pinochet fu dichiarato illegale.

Eduardo e Rafael erano poco più che maggiorenni quando, ufficialmente dopo uno scontro con i carabineros, persero la vita. “Correvano insieme, insieme come fratelli.” Eduardo fu il primo a cadere. Rafael, vedendo suo fratello a terra, si avvicinò per aiutarlo. Da quel momento le cose risultano meno chiare. Passò una camionetta dei carabineros. Poi la luce si spense. Quando la furgonetta si rimise in marcia, Rafael stava disteso vicino a suo fratello. Morto.

Il personaggio della madre è interpretato in maniera eccellente, il dolore è espresso in uno sguardo perso nel vuoto, dove la speranza viene meno, insieme alle ragioni per continuare a vivere:
“Esa noche me mataron con mis hijos, estuve bajo tierra, perdí todo, se murió mi fe, no era capaz de nada” (Quella notte mi hanno ucciso con i miei figli, sono stata sotto terra, persi tutto, morì la mia fede, non ero capace di far niente). Ragazze con maschere di tristezza, angoscia e soprattutto paura la accompagnavano, ballando intorno a lei, intonando la canzone “per i figli che hanno ucciso, io ti chiamo, libertà”.

Ma la storia non finisce qui. Gli altri due figli furono esiliati. Poi le elezioni. Il 5 ottobre 1988 con il 51% dei voti vince il no, il governo di Pinochet ha i giorni contati, il Cile si incammina verso la democrazia. Ma il cammino è lungo e sembra stenti ad iniziare.

Il 5 novembre dello stesso anno esce un articolo sul giornale. Anche Pablo, sotto altro nome, fu trovato morto, il corpo lacerato da un’esplosione. La stampa afferma che morì nel tentativo di posizionare una bomba in una torre elettrica. La realtà è un’altra, ci sono forti sospetti che Pablo fosse stato detenuto, e che gli fosse stata consegnata dagli stessi carabienieri la bomba che lo avrebbe poi ucciso.
Si innalzano le grida di dolore e disperazione di una madre che ha perso 3 dei suoi 4 figli: “No quiero venganza, yo quiero justicia, justicia, justicia”, “Non voglio vendetta, io voglio giustizia, giustizia, giustizia”.

Lo sfondo è Villa Grimaldi, maestosa e meravigliosa villa privata, con verdi giardini, una piscina, trasformata dopo il golpe in un centro clandestino di torture. Il sole cade a illuminare il giardino delle rose, in cui, accanto ad ogni fiore, c’è una targa di legno con il nome delle ragazze, che lì hanno urlato. Gli alberti probabilmente hanno ascoltato, ma solo loro perchè Villa Grimaldi era stata scelta per la sua posizione strategica di isolamento rispetto alla città. Camminiamo, calpestiamo lo stesso sentiero di quelle persone, arriviamo alla piscina, dove immaginiamo prima dei bambini che giocano schizzandosi, poi persone che urlano percose da scosse elettriche. Ed ora la mia immagine riflessa in quell’acqua…

Una parte del Cile adesso non vuole più dimenticare. Sono tante le attività organizzate in ricordo degli oppositori che sono stati uccisi o dei tanti desaparecidos.

Il 29 marzo si commemora la “giornata dei giovani combattenti”, proprio in memoria dei fratelli Vergara che hanno perso la vita perchè militanti dell’opposizione che durante il regime semplicemente non poteva esistere.
La stessa “Corporazione Parco per la Pace Villa Grimaldi” organizza visite guidate, eventi culturali per non dimenticare i crimini contro l’umanità che sono stati commessi durante quegli anni oscuri.
Ed io voglio continuare ad avere il coraggio di guardare in quella piscina. Voglio ascoltare le testimonianze di quelle persone che da lì ne sono uscite. Voglio l’autorizzazione a stare in questo Paese. Siamo usciti da Villa Grimaldi in silenzio, ed in silenzio ci siamo diretti verso la Micro, l’autobus che ci riporta a casa.

BOX

YO TE NOMBRO LIBERTAD
di Victor Jara
1. Por el pájaro enjaulado, por el pez en la pecera
por mi amigo que está preso porque ha dicho lo que piensa.
Por las flores arrasadas, por la hierba pisoteada.
Por los árboles podados, por los cuerpos torturados,
…yo te nombro, Libertad.
2. Por los dientes apretados, por la rabia contenida,
por el nudo en la garganta, por las bocas que no cantan.
Por el beso clandestino, por el verso censurado,
por el joven exiliado, por los nombres prohibidos,
…yo te nombro, Libertad.
TE NOMBRO EN NOMBRE DE TODOS POR TU NOMBRE VERDADERO,
TE NOMBRO CUANDO OSCURECE, CUANDO NADIE ME VE
ESCRIBO TU NOMBRE EN LAS PAREDES DE MI CIUDAD (BIS)
3. Por la idea perseguida, por los golpes recibidos,
por aquel que no resiste, por aquellos que se esconden,
por el miedo que te tienen, por tus pasos que vigilan,
por la forma en que te atacan, por los hijos que te matan,
…yo te nombro, Libertad.
4. Por las tierras invadidas, por los pueblos conquistados
por la gente sometida, por los hombres explotados
por los muertos en la hoguera, por el justo ajusticiado,
por el héroe asesinado, por los fuegos apagados,
…yo te nombro, Libertad.

BOX

Io ti chiamo libertà
traduzione di Federica Castellani
1. Per il passero in gabbia, per il pesce nell’acquario, per il mio amico prigioniero perchè ha detto quello che pensa. Per i fiori sradicati, per l’erba calpestata. Per gli alberi potati, per i corpi torturati, io ti chiamo, libertà
2. Per i denti serrati, per la rabbia contenuta, per il nodo alla gola, per le bocche che non cantano. Per il bacio clandestino, per il verso censurato, per il giovane esiliato, per i nomi proibiti, io ti chiamo, libertà.

TI CHIAMO IN NOME DI TUTTI PER IL TUO VERO NOME, TI CHIAMO QUANDO FA BUIO, QUANDO NESSUNO MI VEDE SCRIVO IL TUO NOME SUI MURI DELLA MIA CITTA’

3. Per l’idea perseguitata, per i colpi ricevuti, per quello che non resiste, per quelli che si nascondono, per la paura che hanno di te, per i tuoi passi che vigilano, per il modo con cui ti attaccano, per i figli che ti uccidono, Io ti chiamo, libertà
4. Per le terre invase, per i paesi conquistati, per la gente sottomessa, per gli uomini esplosi, per i morti negli incendi, per il giusto giustiziato, per l’eroe assassinato, per i fuochi spenti, io ti chiamo, libertà

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