Cb Apg23, 2008
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In questa terra basta scavare un po’ e viene subito fuori la stretta connessione tra ogni luogo e la situazione politica di oppressione, anche dove comincia il deserto. Viaggio ad Al Ma’sara.

Ci sono luoghi intrisi di un significato mistico. Il deserto è lo scenario ideale per riflettere e cercare un po’ di quelle risposte che non potremo mai avere con certezza. 

La Palestina storica è una continua scoperta di angoli dove poter trovare l’isolamento e contemplare la forza della natura, condizioni utili per meditare. Sicuramente uno di questi è Al Ma’sara, pochi kilometri di curve a sud di Betlemme. Una valle stretta, fatta di rocce e caverne scavate nelle pareti, sembra un piccolo canyon con un fiumiciattolo sul fondo.

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Un grande monastero ortodosso, interamente costruito con la pietra di queste montagne, si trova sul lato nord della valle. Tra quelle mura non sono ammesse donne né turisti. La storia del monastero sembra una leggenda. Un uomo, più di mille anni fa, per fuggire alla delusione e allo sconforto che provava nei confronti della società, scappò su queste alture e iniziò a vivere in una grotta. Pian piano la gente si accorse di lui, altri lo vollero imitare e condividere una vita fatta di povertà, di silenzi e di preghiera. Il monastero segna il tempo con i rintocchi delle sue campane. L’atmosfera è surreale, ogni singolo masso ha una posa contemplativa. L’unica forma di movimento è data da un paio di famiglie di pastori, che vivono poco lontano e ogni giorno portano le loro bestie su questi irti pascoli. La vita dei pastori è una costante vigilanza immersa nella più completa tranquillità. Il sole pieno che scalda e il gelo della notte si alternano e racchiudono queste esistenze così lontane dal trambusto a cui noi siamo sottomessi vita natural durante. La preghiera e la pastorizia sono le uniche attività di questo luogo fuori dal tempo e dallo spazio, fatta eccezione degli sporadici turisti che armati di barbecue si concedono una gita al limite del deserto. 

Fin qui potrebbe sembrare una bella storia che non ha nulla a che vedere con l’occupazione.
Se però avete voglia di scendere a vedere il torrente in fondo alla valle vi accorgerete che più ci si avvicina più cresce un odore acre di fogne. A pochi metri dal corso d’acqua iniziano a distinguersi vari rifiuti trasportati dalla corrente. Se lo stomaco non si rivolta per l’odore che impregna l’aria, arrivate fin sulla riva e vedrete la schiuma che si crea ad ogni piccolo dislivello. Sembra un enorme lavatrice che gira e rimesta acqua sporca, riempiendosi di bolle.
La spiegazione si trova poco lontano da qui, nei villaggi che circondano la valle. Informandosi un pò sulle risorse d’acqua della zona si scopre che fino a una ventina di anni fa il torrente scorreva limpido ed era fonte di vita per le sue sponde. Pian piano il suo flusso diminuisce fino ad esaurirsi completamente e altrettanto lentamente le acque tornano, ma sono sporche, cariche di rifiuti e di detersivi, emanano un odore di liquidi organici in decomposizione, insomma una fogna.

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Una delle particolarità di questa parte di Palestina è la presenza dell’unica strada storica che collega il sud con il nord del Paeseé il passaggio obbligato per chi da Hebron deve andare a Gerusalemme e poi da lì proseguire per Ramallah o Jenin. Quindi è fin troppo chiara la sua importanza strategica per il controllo dei flussi di uomini e di merci.

Il villaggio di Al ma’sara, omonimo del monastero si trova poco più a ovest, e confina con una serie di colonie israeliane. , Tra queste vi è una delle più grandi di tutta la West Bank chiamata Efrata, nata nel 1980, la cui costruizione era pianificata sin dal 1968. Efrata subì un notevole sviluppo dopo gli accordi di Oslo. Con altri 4 insediamenti, gode di statuto speciale rispetto alle altre colonie israeliane, vi si applicano le leggi come in tutto il resto d’Israele, viene considerata una città fuori dal territorio nazionale, e questa particolarità gli permette di prosperare. Esiste qui una zona industriale, fatto raro nelle colonie, che oltre a impiegare gli abitanti è fonte di benessere.

Solitamente chi vive in una colonia lo fa principalmente per motivi economici, infatti si ottengono benefici fiscali e diversi tipi di contributi statali, se si decide di stabilirsi in una di esse. La maggior parte dei coloni è gente che per scampare alla miseria cerca rifugio in queste città, sono immigrati da tutto il mondo, in particolar modo dall’est Europa. Gli abitanti di Efrata sono un’eccezione, il tenore di vita qui è molto elevato, grazie alle facilitazioni governative che si sommano alla già menzionata particolarità giuridica della città. L’ampliamento della colonia è stata un’opera lungimirante: infatti, mentre in un primo periodo le estensioni si effettuavano longitudinalmente, parallele alla strada, si è passati ora ad un ampliamento laterale. In tal modo sono state occupate molte delle colline della zona, non lasciando posto allo sviluppo dei villaggi palestinesi che già esistevano. Inoltre la colonia, assieme ad altre più piccole, adesso include la strada, che probabilmente era uno degli obiettivi principali del governo israeliano. Questa può essere ancora utilizzata dai Palestinesi, che si recano nelle proprie terre per coltivarle, ma è in progetto per l’anno venturo la chiusura al passaggio palestinese. 

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Il grande sviluppo demografico ha permesso ai coloni di prendere possesso di molte terre nelle vicinanze che appartenevano alla comunità palestinese e di tutte le fonti d’acqua. Una volta ottenuto il controllo delle sorgenti i coloni hanno bloccato il normale flusso delle acque, per sottrarle ai contadini locali, e gestirle all’interno del territorio di cui sono occupanti, riversando, in cambio, le proprie fogne nel letto del ruscello che arriva fin davanti al monastero.

 

Note:

Per saperne di più :
sulle colonie israeliane e sulla loro situazione economica:
http://www.alternativenews.org/aic-publications/the-economy-of-the-occupation/bulletin-2-the-settlements—economic-cost-to-israel-20050817.html

sulla situazione idrica della West Bank e sulle terre confiscate
http://www.arij.org

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