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Caschi Bianchi Cile

La diversità arricchisce: “porque chile tiene muchos colores”

Il Cile reagisce all’omicidio di Daniel Zamudio arrivando alla promulgazione della Legge Antidiscriminazione. Tante le organizzazioni sociali che da anni lavoravano attendendo questo risultato.

Scritto da Maria Luisa Bonanno, CB Apg23 a Santiago del Cile

Dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati, la Legge Antidiscriminazione viene finalmente approvata con ampia maggioranza anche dai Senatori della Camera Alta.

Il progetto di Legge, meglio conosciuto come “Ley Zamudio”, era in discussione da ben 7 anni: la sua elaborazione iniziò nel marzo del 2005 con il governo di Ricardo Lagos in collaborazione con diverse organizzazioni sociali, che decisero coraggiosamente di portare avanti la loro campagna in un momento in cui pochi credevano che in Cile potesse essere possibile adottare una norma antidiscriminatoria.

La conclusione dei lavori però arriva solo adesso. Numerose organizzazioni hanno lavorato costantemente per anni per la sua promulgazione. Le autorità invece hanno concretizzato questo progetto solo ora, dopo l’ennesimo ed inutile sacrificio di un giovane cileno che ha riportato con urgenza il tema della discriminazione alla discussione parlamentare.

La legge prende infatti il suo nome da Daniel Zamudio, un ragazzo di 25 anni ucciso brutalmente a Santiago del Cile il 3 marzo scorso a causa del suo orientamento sessuale. Il caso ha scosso fortemente l’opinione pubblica cilena, restando nelle prime pagine dei giornali e telegiornali locali  per molto tempo, creando forte commozione e rianimando il dibattito riguardante l’omofobia in Cile e la mancanza di una legge antidiscriminazione nel paese. Daniel è diventato così simbolo contro la violenza omofobica.

Il MOVILH, Movimento Cileno per le Minoranze Sessuali, ha definito l’approvazione della legge un “passo storico”, risultato di 10 anni di lotta e 7 di elaborazione parlamentare, dedicandolo a tutte le vittime della discriminazione e in particolare al giovane che ha dato nome alla legge. Da gennaio numerose organizzazioni sociali avevano proposto modifiche per migliorare il testo originario, modifiche che sembra siano state almeno in parte prese in considerazione nel testo definitivo. Tra queste associazioni: Amnesty international, Associazione di Immigrati per l’Integrazione Latinoamericana (Apila), Cattolici per il Diritto di Decidere, Mapuche Times, Associazione Cilena di ONG e il Movilh.

L’approvazione della Legge Zamudio viene considerata un passo storico perchè permetterà finalmente di trattare le ingiustizie che colpiscono i settori sociali maggiormente esclusi della società. La sua approvazione sopraggiunge dopo anni di accesa discussione parlamentare, centinaia di marce, campagne, proteste, riunioni tra autorità politiche e rappresentanti della società civile.

In questi dieci anni di lotte la società cilena ha conosciuti brutali casi di discriminazione, la maggior parte dei quali sono rimasti impuniti proprio per mancanza di una legge che prevedesse misure a riguardo. Omicidi, aggressioni fisiche e verbali, abusi della Polizia, discriminazioni sul lavoro e nell’educazione, esclusione istituzionale, limiti alla libertà di espressione e dichiarazioni omofobiche. Senza contare i casi rimasti nell’ombra, dato che molte vittime hanno preferito non sporgere denuncia per sfiducia nel sistema giuridico e nella sua capacità di fare giustizia.

Anche per queste ragioni le aspettative nei confronti della nuova legge sono alte: si spera che con la sua approvazione le vittime di discriminazione possano sentirsi più sicure e tutelate, e quindi denunciare.

Il Movilh afferma: “oggi, come mai fino ad ora, si aprono le porte per una giustizia migliore per tutti coloro che subiscano discriminazione”. Sembra quindi che il paese stia procedendo nel suo percorso di miglioramento delle condizioni di uguaglianza, superando le sue paure e rispettando maggiormente il principio di laicità dello Stato.

In questo percorso il caso di Daniel ha avuto la sua fondamentale importanza perchè ha reso urgente la discussione e il miglioramento della legge. Per questo motivo, e perchè si ritiene che la memoria sia fondamentale per non dimenticare e non ripetere quanto accaduto, si è deciso di “battezzare” simbolicamente la legge come “Ley Zamudio”, sperando in tal modo che nel riferirsi ad essa la società cilena si ricordi di questo giovane, simbolo di tutte le vittime di discriminazione.

Resta ovviamente la consapevolezza che una legge non risolverà tutti i problemi, non sradicherà la discriminazione seduta stante. Essa infatti formalmente prevede misure contro la discriminazione, stabilendo per tutti gli organi dell’amministrazione statale l’obbligo di garantire a ciascuna persona il godimento e l’esercizio dei propri diritti. Si proibisce la discriminazione arbitraria fondata sulla razza o etnia, nazionalità, situazione socio-economica, lingua, opinione politica, religione, partecipazione a sindacati, orientamento sessuale, identità di genere, stato civile, età, aspetto, malattia o handicap.

I primi dubbi sulla sua efficacia però sono già emersi dato che, se formalmente essa avrebbe lo scopo di “stabilire misure contro la discriminazione”, nella realtà non prevede nessuna sanzione concreta, appellandosi solamente a  vaghe direttrici e principi per farvi fronte.

Ci si chiede quindi: “cosa aspettarsi dalla Legge Zamudio dopo che l’euforia per la sua promulgazione sarà passata, e arriverà il freddo dei tribunali e delle sentenze?”.

La promulgazione della legge è solo il primo passo. Adesso servirà verificare la coerenza tra le pompose manifestazioni di buona volontà dell’atto promulgatorio e le condizioni pratiche affinchè questa legge risulti davvero efficace: assegnazione di risorse e strumenti ai funzionari, per iniziare, che permettano di raggiungere gli obiettivi promessi.

Senza dubbio però ciò che si spera è che essa contribuisca a sensibilizzare la società cilena contro ogni forma di discriminazione, favorendo la creazione di una comunità politica di uguali.

Le leggi di una Repubblica non solo consolidano la difesa di valori che le comunità decidono sovranamente di promuovere e proteggere. Esse servono anche per sanzionare pratiche negative, che non rispettano i compromessi sui quali abbiamo configurato la vita comunitaria. Questo il caso delle norme antidiscriminazione.

Come dice la Costituzione, l’obiettivo massimo è creare una società senza persone o gruppi privilegiati: le persone nascono libere ed uguali in dignità e diritto.

Per approfondire

Cooperativa.cl, “Senado Aprobó Ley Antidiscriminación”, 13 luglio 2012 (www.cooperativa.cl)

MOVILH (Movimiento Chileno de Minorias Sexuales), “Histórico: Ley Zamudio es aprobada por amplias mayorías en Cámara de Diputados y el Senado”, 13 luglio 2012 (www.movilh.cl)

MOVILH (Movimiento Chileno de Minorias Sexuales), “Guía para comprender y ejercer derechos garantizados en Ley Zamudio”, 9 maggio 2012 (www.movilh.cl)

Wikipedia, “Daniel Zamudio”

CIPER (Centro de Investigación Periodistica), “Dudas sobre la efectividad de la nueva ley antidiscriminación”, 13 luglio 2012 (www.ciperchile.cl).

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