Caschi Bianchi Cile

Fiori rossi a Gladys Marin

La scomparsa di una donna che ha sempre lottato contro il sopruso dei potenti dà il via a una serie di celebrazioni a Santiago e in varie parti del Cile.

Scritto da Abele Gasparini (Casco Bianco a Santiago del Cile)

6 marzo 2005

È una domenica pomeriggio tiepida e senza sole qui a Santiago. Con l`unico ragazzo della casa di accoglienza rimasto, un educatore, un amico e io decidiamo di fare una passeggiata nei dintorni di Plaza de Armas, la piazza centrale, un luogo caratteristico per via dei pittori e dei giocatori di scacchi. Arrivati a ridosso della piazza ci lasciamo trasportare dalle note di una chitarra che provengono dalla calle cattedral. Costeggiamo la cattedrale, senza osservare questa volta il solito nutrito gruppo di peruviani che qui si da appuntamento, e iniziamo ad intravedere un grande assemblamento di gente che si accalca intorno a un palco.  Sventola nell`aria bandiere rosse, distinguo la bandiera di Cuba, la colorata bandiera Mapuche. Quasi tutti hanno in mano un fiore di colore rosso. Franklin, l’amico cileno che è con noi ci dice: «All’una di questa mattina è morta Gladys Marin, l’ho sentito alla TV».
Gladys Marin è la presidente del partito comunista in Cile. Ci troviamo di fronte all’ex congreso nacional(1), centinaia e centinaia di persone fanno la fila per accedere al suo interno e salutare l`ultima volta l’amata Gladys. Chiunque voglia renderle omaggio sale sul palco con una canzone, una poesia, un pensiero. Le canzoni del periodo della dittatura vanno per la maggiore, poi arriva un gruppo composto da sole donne ad intonare una canzone popolare. Un’altra donna legge una poesia che parla di un chicco di grano, una delegazione di donne mapuche interviene con un messaggio di ringraziamento.  Donne, ci sono tante donne, anche sotto al palco. Sale un uomo con un cappello di paglia e una folta barba, canta la canzone “para que nunca mas en Chile” dei Sol y lluvia(2), in tanti applaudono e gli chiedono di continuare. Due giovani con un elmetto da operaio di cantiere si cimentano in un ballo tradizionale cileno, alcuni rappresentanti della gioventú comunista leggono una intensa e lunga riflessione. “Con Gladys, mil veces venceremos”, il motto che si legge sugli striscioni risuona nelle parole di chi interviene.
La prima donna a capo di un partito politico in Cile aveva 63 anni e soffriva da quasi un anno e mezzo di un tumore celebrale.  In realtà ha dovuto convivere spesso con la sofferenza durante la sua vita. Giovanissima, a 17 anni, si unisce alla gioventù comunista e a 23 anni, nel 1965, è deputato del PC. È rieletta nel 1969 e nel 1973, l’anno del colpo di stato e dell’inizio della dittatura militare. Quel giorno, 11 settembre, parla per l’ultima volta con suo marito e lascia i suoi due figli ai nonni. Non rivedrà mai piú il suo sposo, che sarà detenuto e desaparecido; per i figli dovrà aspettare 15 anni. Gladys trova rifugio all’ambasciata olandese, e successivamente vive in esilio a Mosca. Nel 1978 rientra come clandestina nel suo Paese, svolgendo un ruolo determinante nella decisione del PC di militarizzare la lotta contro il Governo di Pinochet.  Negli anni novanta è eletta segretaria generale del PC, un partito che adesso non ha più l’appoggio popolare di vent’anni addietro, e nel 2002 presidente. Dedica al partito ben 46 anni della sua esistenza e la sua lotta per difendere i diritti della classe operaia è instancabile.
I “nemici” politici la ricordano come una donna valorosa, con il pregio della costanza e della coerenza. Gli amici e i “compagni” la osannano. Fidel Castro ha predisposto che sarà presente una delegazione del governo cubano il giorno del funerale.
Nonostante non sia un modello di vita per chi crede nella non-violenza, Gladys Marin per tutta la vita è stata dalla parte di chi in Cile ha subito tremende violenze, ha visto confiscata la sua terra, ha sentito il peso di sentirsi vittima e ultimo. Mai è scesa a patti con il potere, è stata il primo esponente politico a intentare una causa contro il generale Augusto Pinochet, il suo “piú grande nemico”.  Ha meritato il rispetto dei suoi avversari politici, che oggi ribadiscono di non condividere le sue idee, ma che avrebbero voluto averla dalla loro parte per la tenacia, la dedizione, la perseveranza. Si prevedono molte manifestazioni in onore di una donna che ha lasciato il segno, che è riuscita ad essere protagonista in un paese “machista”. Tra due giorni sarà la festa della donna, una festa che in Cile passa quasi inosservata, e il ricordo di Gladys donerà a quel giorno un significato speciale. Per oggi, intanto, trova spazio nel cuore di molti cileni.

Note:Per foto e informazioni su Gladys Marin vedere sito http://docs.latercera.cl/especiales/2005/gladysmarin/intro.htm

(1)Ex congreso nacional – Palazzo del Parlamento fino al 1973, attualmente è un Monumento Nazionale di Santiago e centro culturale. Con la dittatura il potere legislativo viene affidato ad una giunta militare, e cessa di esistere un parlamento scelto dal popolo. Il plebiscito del 5 ottobre del 1998 determina la fine del regime militare e successivamente si attuano le elezioni parlamentari e del Presidente della Repubblica. Nel 1990 il Congreso nacional è trasferito a Valparaiso e ospita la Camera dei deputati, composta da 120 membri e la Camera del Senato, composta da appena 49 parlamentari. È interessante soffermarsi sul numero di chi ha il diritto di contribuire alla formazione delle leggi e rappresenta políticamente il Paese. Dato il basso numero di chi accede ad una carica politica si può tranquillamente affermare che esercitare il ruolo di deputato e soprattutto di senatore è un privilegio, per non parlare della responsabilità che si assume nei confronti dei cittadini.

(2)Sol y lluvia – gruppo musicale molto noto in Cile che nasce nel periodo della dittatura con un forte interesse político e sociale.

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