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Gli ultimi istanti in Albania

“Sorrido ripensando ai mesi passati, trascorsi in un paese tanto bello quanto contraddittorio. Un Paese con forte desiderio di progresso ma che regala ancora angoli in cui il tempo sembra essersi fermato.”

Scritto da Margherita Campaci, Corpo Civile di Pace con Engim – Focsiv a Fier

17.04.2020. Emergenza Coronavirus, quasi 100 volontari CCP in giro per il mondo. Che si fa? Da quando questa pandemia ha colpito tutti, questa è stata la domanda che riecheggiava nell’aria. Poi rientro obbligatorio per tutti i volontari CCP: perentoria e senza scampo si presenta la decisione. A noi la notizia è arrivata in un pomeriggio di quarantena che non aveva molto di diverso dal precedente. Facce basite, o almeno lo era la mia: me lo aspettavo, ma cercavo di convincere me stessa che non sarebbe accaduto tanto presto. Speravo di avere più tempo per abituarmi all’idea di dover lasciare tutto.

In fin dei conti a Fier non si stava poi così male. Prontamente, il governo albanese aveva adottato le misure restrittive per tentare di fermare la diffusione di questo maledetto virus; aveva imposto orari di uscita limitati, la chiusura di molte attività commerciali e di centri educativi ed aggregativi.  Quindi sì, la situazione non era idilliaca, ma nel complesso in Albania sembrava meglio che a casa.

E così, senza nemmeno rendersene conto, arriva il momento di partire con la consapevolezza di aver concluso un percorso. Si sa, un’epidemia che si rispetti non ha pregiudizi e di certo non fa calcoli. Affannosamente, cerco di far entrare otto mesi e mezzo di vita in due valigie, senza troppo successo. Faccio e rifaccio i bagagli almeno tre volte la sera prima di partire. Qualche pezzetto di me l’ho lasciato in territorio albanese, forse per mantenere viva quella sensazione di non essere definitivamente partita, o forse era solo un modo per dire “arrivederci” e non “addio”.

In quegli istanti di ansia e confusione per quello che stava accadendo, si aggiungeva la preoccupazione del futuro. Il lavoro sul campo sarebbe diventato un lontano ricordo? Avremmo concluso ciò che con passione abbiamo iniziato? Che si farà dopo, quando tutto questo passerà (perché passerà!)?

In men che non si dica arrivo in Italia… un’Italia che stento a riconoscere, e che fino ad allora avevo visto solo tramite lo schermo di un telefono. Un’atmosfera strana e surreale si respira. Strade deserte e un silenzio quasi assordante. La cosa più strana è che dopo quasi una settimana dal mio rientro, non ho ancora abbracciato mia madre.

Le emozioni di queste settimane sono tante e contrapposte. Prima la rabbia, poi l’accettazione. E ancora, la tristezza per aver lasciato tutto con troppo anticipo. Ma mentre scrivo queste righe, sorrido ripensando ai mesi passati, trascorsi in un paese tanto bello quanto contraddittorio. Un Paese con forte desiderio di progresso ma che regala ancora angoli in cui il tempo sembra essersi fermato. La tristezza si trasformerà in nostalgia e la rabbia passerà, ma a restare impressi nella memoria saranno i ricordi, i volti dei bambini e delle persone che hanno fatto parte di questa preziosa esperienza.

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