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Corpi Civili di Pace Tanzania

Emergenza Covid-19 in Tanzania

Gli effetti della pandemia in uno dei paesi più poveri del continente africano.

Scritto da Giuliana Balzano e Margot Bolognani, Corpi Civili di Pace con Cesc Project a Mbeya

Dal 4 maggio in Italia è scattata la cosiddetta “Fase Due” del piano per contrastare l’emergenza epidemiologica COVID-19. Se per il nostro Paese il futuro sembra incerto, ciò è ancor più vero per i Paesi più poveri del continente Africano, quelli dell’Africa subsahariana in particolare. Tra questi la Tanzania, la nazione più grande della zona orientale, uno dei paesi più poveri al mondo con un’economia in crescita, ma basata per il 60% sull’agricoltura.

I dati ufficiali forniti dal governo tanzaniano al 3 maggio 2020 riportano la seguente situazione: il numero dei nuovi contagi ammonta a 180, i morti sono 18 mentre il totale dei contagiati è 480, risultano guarite 167 persone. Il rischio è che i dati siano sottostimati.

Da qualche giorno mi sono trasferito in campagna per lavorare la terra, perché qui non incontro molte persone come invece succede in città. Il problema maggiore consiste nel lavarsi le mani molte volte al giorno e indossare la mascherina. Penso che un altro grande problema qui in Tanzania sia la condizione economica di molte persone. Tanti infatti sono costretti ad uscire di casa ogni giorno per cercare i soldi e comprarsi del cibo. Quindi se non escono non mangiano.” Ci racconta Donald, guida turistica di Mbeya, una città della Tanzania occidentale.

Qui, da luglio 2019 è attivo il progetto dei Corpi Civili di Pace che si occupa dell’integrazione delle persone con albinismo. Gli obiettivi del progetto consistono nell’aumentare l’inclusione e l’integrazione scolastica, favorire l’accesso ai sistemi locali del lavoro, ridurre i fenomeni di violenza e abuso a danno delle persone che vivono questa condizione (di albinismo).

Durante i mesi passati a Mbeya, operando in supporto dell’associazione locale TAS (Tanzania Albino Society), siamo venute a contatto con una comunità frammentata di persone con albinismo. I nostri utenti vivono disseminati nel vasto territorio di Mbeya, non si conoscono tra loro e spesso si sentono soli nella loro condizione. Appartengono a ceti sociali molto diversi, anche se la maggior parte vive in condizioni precarie.

Consideriamo infatti che circa il 50% della popolazione del continente africano vive al di sotto degli standard di benessere (in condizioni di sovraffollamento, senza acqua corrente e servizi igienici) e teniamo conto anche della carenza di strutture sanitarie pubbliche e attrezzate per la terapia intensiva. Per renderci conto delle dimensioni del problema riportiamo che il nostro sistema sanitario (nel 2017) disponeva di 5.090 letti per terapia intensiva, circa 8,42 ogni 100.000 abitanti, in Tanzania a marzo erano disponibili circa 150 posti letto su un totale di 56 milioni di abitanti, ovvero 0,27 posti letto ogni 100.000 abitanti, principalmente distribuiti nella regione di Dar Es Salaam.

Le manovre di intervento per fronteggiare la crisi sanitaria si sono realizzate con una serie di provvedimenti del governo tanzaniano. Dal 9 marzo è stata annunciata la sospensione del traffico aereo. Il Ministero della Salute tanzaniano ha introdotto misure parziali di social distancing e un centralino telefonico dedicato all’emergenza sanitaria.

Tenendo conto delle informazioni che abbiamo acquisito e delle persone con albinismo che abbiamo conosciuto nei passati otto mesi di servizio, l’impressione è che per i destinatari del progetto Nyeupe na Nyeusi ci saranno delle criticità nell’affrontare la pandemia in corso. La maggior parte delle famiglie vive in abitazione piccole dove il salotto è anche cucina e camera da letto. Manca l’acqua per lavarsi le mani e i dispositivi di protezione. Molte di queste sono famiglie di biashara, cioè commercianti. Il loro mestiere si svolge ai lati delle strade principali dove vendono le merci ai veicoli in sosta. Le misure parziali di contenimento della pandemia hanno portato ad una diminuzione del traffico sulla strada che da Dar Es Salaam (capitale commerciale della costa) arriva in Zambia, attraversando le città di Iringa e di Mbeya, compromettendo i loro già miseri guadagni. Se venisse implementato un lockdown come quello italiano,le persone non avrebbero possibilità di mantenersi a lungo, e si troverebbero in condizioni di grave deprivazione.

Coloro che abbiamo incontrato faticavano a potersi permettere un passaggio sul dalla dalla, mezzo di trasporto locale la cui tratta costa all’incirca 8 centesimi di euro, più o meno il prezzo a cui vengono attualmente vendute le mascherine.

Le persone con albinismo che abbiamo avuto opportunità di conoscere sono per la maggior parte poco istruite o analfabete. Non erano consapevoli delle cause genetiche del colore della propria pelle, dei loro capelli e dei loro occhi. Non sapevano nulla riguardo all’albinismo, alle difficoltà che questa condizione può portare e ai modi per prendersi cura della propria pelle. Anche dopo un assiduo lavoro di informazione ed educazione, molti di loro mostravano di non comprendere l’importanza di mettere in atto alcuni accorgimenti.

Il nostro pensiero è che le persone con albinismo andrebbero accuratamente informate rispetto all’emergenza Covid-19 attraverso spiegazioni semplici e dirette.

Abbiamo contattato Boniface Mbatia, studente e stagista presso la sede principale della Tanzania Albino Society, che in questo momento lavora in isolamento presso la sua abitazione a Dar Es Salaam. Boniface è preoccupato per i suoi concittadini e per tutti i connazionali che non possono permettersi di isolarsi in casa come lui ma, ci dice, nessuno in Tanzania viene abbandonato: “Nessuno è completamente solo, i tanzaniani si aiutano tra di loro. Chi è più informato sui pericoli dà le informazioni a chi non sa come proteggersi”. Funziona così per la strada, nei luoghi di lavoro e tra vicini di casa. Gli enti e le associazioni tanzaniane e straniere fanno quello che possono, incoraggiate dal governo, per diffondere il più possibile le indicazioni per la salute. Anche a Mbeya, grazie ai centri di riabilitazione su base comunitaria Simama, sono state organizzate giornate informative alle quali hanno partecipato i genitori dei bambini con disabilità. La grande partecipazione a questi eventi fa sperare che, con un lavoro costante e capillare di guida da parte di enti e istituzioni, la Tanzania possa superare questa emergenza.

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