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Bolivia Caschi Bianchi

Mirame!

L’incontro con l’altro è uno specchio verso sé stessi, ci si fanno domande, avvengono nuove scoperte e, a volte, si trova il coraggio di guardarsi. La semplice ed al contempo profonda riflessione di Donata, Casco Bianco a La Paz, in Bolivia

Scritto da Donata Guglielmelli, Casco Bianco Apg23 a La Paz

“(…)E Suzanne ti dà la mano
ti accompagna lungo il fiume
porta addosso stracci e piume
presi in qualche dormitorio
il sole scende come miele
su di lei donna del porto
che ti indica i colori
fra la spazzatura e i fiori
scopri eroi fra le alghe marce
e bambini nel mattino
che si sporgono all’amore
e così faranno sempre
e Suzanne regge lo specchio

E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perché sai che ti ha toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente.”

F. De André

Un giovedì sera facendo servizio con ragazzi di strada in un quartiere caotico e molto degradato di El Alto, la parte di La Paz che veglia imponente e povera se osi alzare lo sguardo, ho conosciuto questa realtà: ragazzi e bambini a cui io prima mai avevo fatto caso, si riversano sulle strade o lì sono sempre stati davanti ai miei occhi indifferenti. Ragazzi e bambini, con nel pugno stretto un filo di lana impregnato di gasolina. Ragazzi e bambini con lo sguardo “volados”, perduto, lontano. Ho visto molte ragazze fare vita di strada, protette da un ragazzo perché sole non resisterebbero, per quanto abbiano una forza così grande e lontana dalla nostra. Ragazze che rubano per sopravvivere, in questo caso sopravvivere è comprarsi la droga, o vendono il loro corpo con una semplicità disarmante. Non sono prostitute “solite”, loro sono per strada e il loro “lavoro” non consiste unicamente in quello.

Una ragazza illustrandomi questo tipo di servizio ha detto: “Dobbiamo convincerle di essere vittime“. Il loro obiettivo è il denaro e di conseguenza la sostanza che le aiuta a sopportare quel tipo di vita, a superare freddo, notte e abbandono.

E poi il mio sguardo cade su di me, su quella che è nella mia vita la relazione con l’altro sesso. Non mi prostituisco, non elemosino denaro. Quello non mi manca. Ma qui più chiaramente del solito mi vedo elemosinare attenzioni, la sostanza che mi fa sopravvivere è essere desiderata dall’altro, guardata, apprezzata. Quello che mi regala buonumore e voglia di fare sono gli occhi dell’altro che mi fanno sentire bella. Allora mi vendo. E con la facilità che vedo in strada, mascherandola di sentimenti e libertà. E invece sono prigioniera e schiava, confusa, “volada” in preda alle emozioni, sono loro che mi governano e mi dominano. Devo pure io convincermi di essere vittima?

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