In occasione della Giornata internazionale della nonviolenza, abbiamo chiesto a Giovanni Ramonda, il Responsabile Generale dell’ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, di spiegarci la sua scelta di nonviolenza, negli anni ed oggi. Una scelta non solo sua, ma di una Comunità.

 

Nel 1979, a pochi anni dall’approvazione della legge 772/72,  scelsi di prestare il mio servizio civile sostitutivo a Rimini. Volevo difendere la Patria con una scelta nonviolenta, con la satyagra, la ricerca della verità. Li ho incontrato un sacerdote mite, don Oreste Benzi, una chiara incarnazione della nonviolenza evangelica, di cui è in corso il processo di Beatificazione. Un uomo difensore dei poveri e dei deboli, delle vedove, “del cieco e dello zoppo”, delle ragazze schiavizzate dal racket dello sfruttamento sessuale. Ho visto nella sua vita la nonviolenza attiva di un pastore che aveva l’odore delle pecore come richiama Papa Francesco. Poi ho scoperto che lì stava nascendo una Comunità di persone con il desiderio comune di condividere direttamente la vita degli ultimi mettendo la vita con le vittime di violenza, facendosi carico della loro situazione. Una comunità che sceglieva di redistribuire i beni perché tutti avessero il necessario, con una vita essenziale scegliendo liberamente quello che gli ultimi erano costretti molte volte da altri a vivere per forza. Una comunità nonviolenta perché fraterna. Soprattutto una Comunita, perché la maturità della persona e della società diventa evidente quando si riesce a scegliere il bene del suo popolo.

La nonviolenza è un modo di essere, che ti fa capire che la miglior difesa è la promozione di mondi vitali nuovi che segnano i primordi di una nuova umanità, in cui il passo della storia è segnato dai poveri, non più solo come oggetto di assistenza ma come protagonisti della vita sociale di un paese. Non si può dare per carità ciò che è dovuto per giustizia! Bisogna lavorare apertamente per liberare la Verità incatenata dalle ingiustizie.  E’ oggi più che mai necessario educare alla pace, i giovani, i bambini, la famiglia, la scuola. Ed il primo passo per educare (ex-ducere, tirare fuori ) la pace è smettere di mettere il proprio bene particolare al di sopra di tutto, al di sopra della giustizia in cui ognuno abbia il necessario per vivere. Bisogna uscire dal corporativismo della categoria a cui si appartiene, della casta che difende solo i propri diritti senza tenere conto del bene comune. Bisogna restituire alla povera gente, uomini e donne di buona volontà che nelle varie professioni lavorano con onestà, competenza, rispetto. Non bisogna più delegare cercando di essere presenti, per quanto possibile là dove si decide la vita di tutti, come cittadini, con una attenzione particolare agli ultimi. Una economia solidale, equa, che dia lavoro. Basta con gli idoli. Come dice papa Francesco “ basta alla dittatura di un’economia senza volto e al feticismo del denaro, basta ridurre l’essere umano a uno solo dei suoi bisogni, il consumo”.

I Corpi Civili di Pace, di cui abbiamo ormai ventennale esperienza, un’esperienza costruita dal basso e con la vita finalmente si appresta ad essere riconosciuta dalle Istituzioni. Finalmente si appresta a diventare patrimonio pubblico, della collettività.
Vogliamo dare la possibilità a giovani ma anche a meno giovani di investire uno o più anni alla costruzione di una patria responsabile, solidale e nonviolenta a partire dai conflitti.
Basta guerre! Abbiamo capito come la guerra sia il concentrato e la somma del male che l’uomo può fare, a se stesso ed al mondo.
Bisogna smettere di armarsi ed iniziare ad amarsi, non è facile ma è necessario!
Diceva il patriarca Atenagora I “ La guerra più dura è contro noi stessi, dobbiamo disarmarci, ho perseguito questa guerra per anni ed è stato terribile, ma sono stato disarmato, non ho più paura di niente perché l’amore caccia il timore. Sono disarmato dalla volontà di avere ragione di giustificarmi squalificando gli altri, non sono più sulle difensive, abbarbicato alle mie ricchezze. Accolgo e condivido, ecco perché non ho più paura. Quando non si ha più nulla non si ha più paura. Se ci si disarma se ci si spossessa, allora arriva un tempo nuovo in cui tutto è possibile”.

La Giornata Mondiale della nonviolenza che ricorre oggi 2 Ottobre, ci ricorda che la Nonviolenza è la grande pedagogia.
La guerra è il mezzo più barbaro è più inefficace per risolvere i conflitti.” La guerra è un’avventura senza ritorno e non è mai una fatalità, essa è sempre una sconfitta dell’umanità”.
Una volta si diceva se vuoi la pace, prepara la guerra, oggi diciamo se vuoi la pace, prepara la pace.
Un’occasione da non perdere per il nostro Parlamento è l’approvazione della legge di iniziativa popolare depositata grazie alla raccolta firme realizzata dalla Campagna Un’altra difesa è possibile.

E questo è il mio augurio più forte in questa giornata tanto speciale:
Un’altra Difesa: la costruzione della Pace, che è possibile solo se nonviolenta!

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