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Caschi Bianchi Perù

Viaggio all’interno del proprio cuore

Cosa c’è nel bagaglio che si riporta indietro dopo un anno di Servizio Civile? Tante cose fatte, ma soprattutto la consapevolezza che qualcosa e cambiato e altro cambierà ancora dentro di sé.

Scritto da Francesco Ramondini, Casco Bianco Focsiv a Lima

Nel lungo e faticoso viaggio che ognuno di noi compie, all’interno del proprio cuore, alla ricerca di se stesso e del senso della vita, l’incontro con l’altro è l’unica cosa che conta; una tappa fondamentale. Sono partito per questo lungo viaggio con la speranza di capire più a fondo chi sia e che cosa volessi dalla mia vita e l’incontro con “l’altro”, “il diverso”, “il povero” hanno rivelato e messo in luce aspetti incredibili di me stesso che non sapevo neanche di avere.

Le difficoltà affrontate non sono nulla in confronto ai cambiamenti che hanno portato. In sostanza mi sento profondamente un uomo diverso. Le paure, gli sconforti, gli errori non verranno meno, neanche nel prossimo futuro, ma è l’approccio alla risoluzione dei problemi, l’affrontare la vita giorno per giorno sono completamente cambiati.

Emozioni, sensazioni, stati d’animo di quest’anno… impossibile per me ricordarli tutti e come siano cambiati nel tempo. Quello che so, e quello che mi interessa sono invece i risultati che hanno portato. Il tutto nasce dalla relazione che si instaura conoscendo l’altro. Le relazioni costruite con tutte le persone che ho incontrato hanno prodotto il cambiamento tanto cercato. Non è stato facile capire dove intervenire e quando farlo ma la vita comunitaria aiuta in questo. Ricordo la paura che avevo all’inizio, questo si. Paura di interrogarmi e di cambiare. Ma il non mollare ha fatto il resto. Ogni tanto nella vita bisogna prendere delle decisioni forti e rispettarle. Io ho deciso di mettercela tutta, ed il tutto alla fine è arrivato.

Come raccontato anche durante la condivisione finale in terra peruviana, l’immagine che avevo di me stesso era quella di una persona attaccata alla poltrona, amante del divano. Rilassarmi non dispiace neanche ora ma quella persona non esiste più. Confrontarmi con il modo di vivere dei missionari, con la loro storia personale, le loro attitudini, con la vita di un popolo martoriato come quello peruviano, con la storia di vita dei giovani della mia stessa età, le esperienze e le vicissitudini delle persone, degli operai, dei semplici passanti che ho incontrato ed aiutato ed il dover rispondere alle loro esigenze ha permesso che fuoriuscisse quella forza così incredibile dentro di me da impressionarmi e che non sapevo di possedere. Oggi sono convinto di poter essere il più forte di tutti, tra tutti quelli che conosco e, come dice anche la mia insegnate Yoga, di essere in grado, oramai, di superare qualsiasi ostacolo, di non temer nulla, di essere il maestro di me stesso.

Non vorrei perdermi nel raccontare tutte le attività che ho svolto in questo anno di servizio. Non mi piace parlare per esempi. Ho dato tutto me stesso nel riorganizzare il magazzino del centro medico, a scaricare e ordinare i container di donazioni arrivati durante l’anno, a preparare così tanti pacchetti regalo per far si che la pesca di beneficenza funzionasse, a fare il muratore nei cantieri, a raccogliere le donazioni che giungevano da tutta Lima per la comunità, ad installare gabinetti e dare di bianco alle pareti. Non mi è pesato mangiare poco, lavare migliaia di piatti e forchette, saltare una cena per finire un lavoro, le vedo come cose di così poco valore; quello che ritengo importante invece è stata la mia apertura. L’accettazione di una cultura e di modi di fare a volte simili, a volte molto diversi dai miei ma non per questo da scartare. E’ possibile vivere nella diversità e di questo ne sono assolutamente certo. Stanziarsi nelle proprie convinzioni è tra le cose più inutili che la natura umana possa fare. Rimanere aperto, apprendere ogni giorno dall’incontro dell’altro, correggersi e correggere coloro con cui viviamo costruendo la società nuova è il vero cambiamento, la vera via per la pace.

Cosa mi porto a casa da questa esperienza? La consapevolezza di essere una nuova persona. La certezza che qualcosa è cambiato e che qualcos’altro cambierà ancora.

Durante il debriefing finale a Villaregia mi è stato proposto di collaborare al progetto per i rifugiati. Personalmente ne sono rimasto un po’ scioccato, non tanto per il progetto, è fantastico, ma a dire la verità avevo in mente di riposarmi un po’ prima di ributtarmi nella mischia. Stamani al risveglio però, con una nuova alba, tutto mi è sembrato più chiaro e la consapevolezza che anche vicino casa, senza doversi sottoporre a sbattimenti epocali, riuscirò a trovare il luogo ed il tempo per aiutare il prossimo. Non è una cosa a cui voglio rinunciare e non lo farò.

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