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Caschi Bianchi Zambia

A spasso per una scuola di Mansa: la Chakopo Basic School

Testimonianza di una studentessa italiana in visita a una scuola zambiana.

Scritto da Elisa Pieralisi, Casco Bianco a Mansa

Beh certo, avendo appena finito il liceo, tornare a scuola fa sempre uno strano effetto. Soprattutto se la scuola che visiti è una scuola zambiana in una città del Luapula Province, Mansa. La prima cosa che salta agli occhi sono le migliaia di bambini, e sono davvero migliaia, che corrono a destra e a manca, tutti vestiti nello stesso modo. Alla Chakopo Basic School di Mansa sembrano tutti piccoli gnomi verdi, sorridenti e con tanta voglia di parlare. Ricordo ancora tutte le mattine che arrivavo a scuola, quei muri grigi, niente verde e tutte quelle facce spente, mi facevano quasi passare la voglia di entrare; una delle caratteristiche delle scuole qui a Mansa è.. la luce! Tutte le aule si affacciano su un corridoio esterno e la parete è completamente ricoperta di grandi finestroni, naturalmente vi aspetterete anche i vetri… beh, per quelli non ci giurerei. Ma forse è anche meglio così, l’aria circola con più facilità e nessuno dovrà mai pulirli. Il giardino della scuola, non troppo curato, è completamente verde anche durante la stagione secca e i bambini si affollano nel piccolo pozzetto al centro del patio per prendere un po’ d’acqua e rinfrescarsi.

Camminando lungo le classi si è invasi dai rumori provenienti dalle aule: i bambini che cantano a squarciagola canzoncine in inglese riguardo uno strano tipo che se n’è andato a Londra per visitare un dottore, o un ragazzino sbadato che è andato a scuola di domenica ed è stato deriso anche dal suo insegnante e molte altre. Proseguendo ancora un po’, si possono ascoltare le voci degli studenti un po’ più grandi che rispondono in coro all’insegnante di scienze o matematica. Una delle cose che ricordo con più felicità durante i compiti in classe? Il poco spazio che avevamo in aula per poterci distanziare, così da evitare qualsiasi passaggio di “informazioni” dal compagno di banco. E a giudicare dalle loro aule … ogni compito in classe sarà un vero spasso! Facendo un piccolo calcolo matematico, se in una scuola con solo 14 aule ci sono 1300 alunni vuol dire che ogni classe deve ospitare 93 studenti! Beh… bisogna scegliersi per bene i compagni vicini e il risultato è assicurato! Anche la scusa di andare in bagno era di certo la più frequente per potersi fare una passeggiata tra i corridoi e salutare amici e amiche, ma se i bagni sono 8 per tutta la scuola… è impossibile non affollarli durante tutte le ore di lezione. Ma diciamocelo, il momento più felice della giornata di uno studente è senza dubbio il suono della campanella! Beh, vi assicuro che anche quel suono qui a Mansa è più bello; lo studente di turno con un bastone di metallo o di legno, ciò che trova per terra insomma, si mette a sbattere su un grande pentolone arrugginito appeso al ramo di un albero. E finalmente è finita! È sorprendente come i ragazzini non si affrettino ad andarsene, ma sono tantissimi quelli che partecipano a lezioni pomeridiane, incontri con esperti, o si fermano semplicemente a scuola per studiare.

La prima volta che sono entrata alla Chakopo Basic School dovevamo parlare con ragazzi dai 14 ai 18 anni dell’importanza delle scelte che compiono quotidianamente e di come la vita sia troppo preziosa per sprecarla e lasciare che malattie come l’HIV-AIDS si impossessino di essa. In una piccola aula con appena 20 banchi si sono radunati più di 80 ragazze e ragazzi per partecipare alla nostra discussione, e tutto ciò era fuori dall’orario scolastico! E come dimenticare poi, a scuola, le simpaticissime bidelle, sempre un po’ strane, direi, che ogni giorno ci tenevano compagnia o ci venivano a sgridare per le condizioni pessime in cui lasciavamo le aule… questo spasso loro non se lo possono godere. Eh no, perché qui non esistono bidelli o bidelle, sono le studentesse che ogni giorno, finite le lezioni si mettono a spazzare tutte le aule e passano la cera sui pavimenti.

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