Brasile Caschi Bianchi

Religione e sessualità in Brasile

Un paese conosciuto in Occidente per la grande spiritualità e per il modo disinvolto in cui si vive la sessualità, tanto da essere considerato una delle maggiori mete di turismo sessuale in occidente. Come è possible la convivenza di dimensioni così diverse?

Scritto da Aureliano Paolo Finch, Casco Bianco a Parnaiba

Camminano mano nella mano mentre sullo sfondo danzano le feste giunine parnaibane, e il Bumba Meu Boi addensa l’aria con le sue percussioni. Si fermano e si guardano intensamente. Lui sussurra qualcosa all’orecchio di lei. Lei lo bacia, prima sul collo, poi in bocca. Un sorriso complice e ricomincia la passeggiata. Niente di strano penserete voi.

Ma se i protagonisti di questo spezzone di vita fossero due bambini di nove anni?
Tutte le principali città brasiliane sono dotate delle cosi dette “aree di sesso”. Si tratta di spiagge, parchi o semplici vie con libero accesso, dove si recano tutti i brasiliani la cui intenzione sia quella di avere uno o piu rapporti sessuali senza pagare.
Si incontrano dai settantenni ai quindicenni, e le combinazioni di età e sesso sono infinite.
Passeggio nella Sao Sebastiao, la via principale di Parnaiba, e entro in una gelateria.
Sul volantino promozionale la scritta “Gesù è fedele” occupa un terzo della carta stampata. Sulla porta di entrata della gommista di fronte spicca “Dio proteggi questo lare e tutti quelli che vi entrano”.
Vivendo in Brasile basta poco per notare come l’evangelizzazione del XVI secolo abbia avuto piu che successo.
Immagini di santi ovunque; sulle magliette di chi passeggia per strada, sui muri, sugli orecchini delle donne. Anche la lingua è profondamente condizionata dalla cultura cristiana, con continui richiami alla religiosità e all’onnipotenza divina.
Come è possibile questa idiosincrasia? Come può un buon cristiano vivere tra spiritualità e totale libertà sessuale?
Il tradimento stesso risulta una variabile se non costante, molto frequente, tanto da aver generato il detto che quando ci si sposa si lega il cuore all’altra persona, ma non il corpo.
Per tentare di trovare una risposta a queste domande bisogna analizzare le origini del cristianesimo e iscriverle nella struttra sociale brasiliana.

Molti dei temi adoperati dalla pastorale cristiana per delineare le linee di condotta sessuale gia erano stati ampiamente analizzati dai testi classici.
La questione del monopolio, ossia la necessità dell’esclusività nei rapporti sessuali sorge nei primi testi greci.
Questa norma morale aveva in principio il fine di evitare gli inconvenienti delle discendenze illegittime. Fatta eccezione per questo “non vi era ragione per richiedere che un uomo, anche se sposato, riservasse i propri piaceri sessuali solo per la propria sposa”[i].
La prima visione di “coniugalizzazione integralista” può essere rinvenuta nel trattato “aphrodisia” di Musonio Rufo, dove l'”aphrodisia dikaia”, i piaceri legittimi, sono quei piaceri che “le coppie realizzano insime e per la nascita dei figli”[ii].
Nello stesso testo vengono anticipati altri due precetti dell’etica cristiana: Il rifiuto dei metodi contraccettivi, poichè “pregiudicano il mantenimento della popolazione e sono un’offesa all’ordine universale voluto dagli dei”, e la necessità di una condotta sobria pur in mancanza di vincoli poichè “altrimenti come per i porci si ottengono piaceri dalla propria sporcizia”.
Nonostante ciò la cultura ellenica accettava apertamente il tradimento, come dimostra l’opera di Aristotele, che nell’ “Economica” traccia le linee guida delle relazioni con le amanti e della relazione con la propria sposa.
E proprio in virtù della differenza tra amante e sposa Plutarco nel “Banchetto dei sette saggi” opera una “disedonizzazione” dei rapporti sessuali con la propria moglie, riservando dunque a quelli extraconiugali la ricerca del piacere.
La proibizione radicale del piacere fine a se stesso arriverà nell’epoca romana, con la regolamentazione giuridica dell’adulterio come crimine. Francesco di Salè riprenderà il tema nell'”Introduzione alla vita devota” affermando che “la ricerca di sensazioni di piacere è infrangere la legge e invertire l’ordine delle finalità”[iii].
Dalla breve analisi sembrerebbero emergere alcuni capisaldi che la religione cristiana ancora evidenzia come fondamentali:

– La difesa della vita e dunque il rifiuto dei metodi contraccettivi
– La valorizzazione della persona in quanto essere razionale, con il conseguente rifiuto della promiscuità
– La società basata sulla famiglia tradizionale, dove i rapporti assumono la finalità della procreazione

Il culto della bellezza è radicato nella vita quotidiana della nazione.

Ogni mattina dall’alba creature preoccupate della propria immagine si appendono agli attrezzi disponibili e fanno sollevamenti e addominali. Ottuogenari snelli e abbronzati salutano il sole facendo esercizi yoga[iv].
L’altro lato della medaglia è il fascismo discriminatorio che porta chi non riesce ad essere all’altezza dell’ideale a modellare chirurgicamente la propria apparenza. Naturalmente questa continua ricerca della perfezione fisica è strettamente legata al successo sessuale specialmente tra le donne, fortemente in maggioranza sul totale della popolazione.
A fare da contraltare alla estrema bellezza vi è la profonda deformazione.
Il divieto di aborto costringe molte volte a tentare l’operazione illegalmente provocando danni fisici irreparabili ai neonati, nei molti casi di insuccesso.
Tra gli elementi culturali brasiliani piu interessanti si riscontra la frequenza con cui i bambini vengono cresciuti da amici e parenti e non dai genitori biologici. E’ la comunità stessa ad accompagnare la crescita dei suoi membri. Da ciò origina un quadro originale e profondamente differente dal modello occidentale.
Avere un figlio a quindici anni provoca scarse problematiche sociali (può essere dato a un parente o un amico per essere cresciuto) e nessuna problematica psicologica per il bambino (se molti condividono lo stesso vissuto non esiste emarginazione per la mancanza di uno status).

Alle 7.30 di una domenica già calda un ragazzo di ventinove anni esce dalla chiesina dove è stato per la lettura della Bibbia, rimette nello zaino il suo libro “Omosessualità e la Bibbia”, e si avvia verso casa. Sulla strada di ritorno incrocia un giovane in bicicletta.
Uno sguardo, un segno fin troppo conosciuto, un ammiccamento di risposta.
Il ragazzo si ferma. Continuano insieme il percorso fino ai ruderi di “Porto das Barcas”. Finito di consumare l’atto i due vanno via per due strade differenti. Da quell’istante sono nuovamente perfetti sconosciuti.
Credere in Brasile non vuol dire seguire i precetti della Chiesa. Si tratta di qualcosa di profondo e individuale, ma per la sua diffusione anche culturalmente stratificato.
A volte gli stessi preti sostengono l’uso del preservativo. A volte gli stessi preti passano una serata al suono del funky in una discoteca, musica indubbiamente sessuale.
Sessualità e religione riescono a convivere cosi strettamente in Brasile poichè l’essere religiosi, l’andare a messa, indica il piu delle volte la sola fede, non un’adesione a priori ai principi. E la fede ogniuno la vive a proprio modo.
Questo modello differente mi ha dato modo di riflettere su come tutti i concetti che molte volte riteniamo universali siano in realtà strettamente legati a un complesso di stereotipi.
I concetti di religione, cristianità, cattolicesimo hanno già conosciuto numerose definizioni scientifiche, ma i comportamenti presupposti che da essi dovrebbero derivare sono estremamente peculiari.
Si configura in questo modo un quadro dove la morale dominante è endogeneamente influenzata da più variabili, tra cui il momento storico, il luogo e le differenze socio-culturali.
Ciò che si presenta in ogni società risulta così molto piu prossimo a una sottigliezza estetica che a un codice comportamentale.

Note:

[i] Michel Foucault, A Mulher, Os Rapazes:storia della sessualità, pag.36

[ii] Musonio Rufo, Reliquae, XII, pag.63

[iii] Francesco di Salè, Introduzione alla vita devota, III, pag.391

[iv] Brasile, Insight Guides, pag. 77

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