Caschi Bianchi Ecuador

L’arcobaleno

Pensieri e riflessioni lavorando con i bambini che in vivono in condizioni di disagio e violenza a Quito

Scritto da Adriana Riga

All’inizio era curiosità, sorpresa.

Sorpresa! ….Tanti di quei bambini vivono in delle semigrotte al freddo e al gelo, come Gesù Bambino. Tante di quelle bambine sono state maltrattate, violentate; tante lo sono ancora.

Dà una sensazione strana guardare quei corpicini di bimbe, nude, mentre si fanno la doccia tutte insieme in un modo che farebbe rabbrividire chi non ci è abituato; quei corpi piccoli, così piccoli che non si capisce come si possa anche spingerli invece di sfiorarli soltanto. Quei corpi così piccoli di bambini e bambine che hanno 13 anni e ne dimostrano 8.

26 chili e 900 grammi è il peso di Jaime, che quando gioca a tennis mi domando come riesca a sostenere la racchetta. Alcuni sono dei campioni e la racchetta è grande quanto loro. Piangono, a volte, per un paio di scarpe. Sono bambini e piangono come tutti i bambini anche se quando tornano a casa preparano da mangiare ai fratelli più piccoli, fanno il bucato, e se non si asciuga in tempo non vanno a scuola perché non hanno altro da mettere.
Poi subentra la routine.

Sono bambini e sono bambini difficili.
Che vuol dire difficili? La prima cosa che salta agli occhi è quanto affetto ti buttano addosso. Sembra bello, ma non lo è. Avere tanta fame d’affetto a 12 anni non è bello, per nessuno, neanche per chi cresce troppo in fretta. Ma ti buttano addosso anche tanta rabbia. Va bene, buttatemela addosso, sono qui per questo. Ma sarebbe bello insegnare loro a comportarsi bene, ci proviamo, e ci becchiamo tanti insulti che non li contiamo più.

Sarebbe perfetto non perdere mai la pazienza, ricordarsi di chi si ha davanti, ricordarsi dove torna a dormire quell’esserino che si ha davanti. Dove dorme e insieme a chi. I mostri sono a casa.
Sarebbe perfetto, ma perfetta non sono. Perdo la pazienza a volte, ma a volte spiego loro che è bello rispettare le persone e che chi hanno davanti è anch’essa una persona. Una persona che come loro s’incavola.

L’affetto.
L’affetto è incomparabile. L’amore, l’amore materno. A volte è davvero inimmaginabile pensare di salutarli. A loro forse non importerà più tantissimo passati due giorni, ma noi sicuramente non li dimenticheremo mai. Come nelle favole. Solo che non so se ci sarà il lieto fine.

Come è possibile che ci siano tante bestie che chiamiamo uomini nel mondo? E come si fa a fare in modo che i loro bimbi non diventino altrettante bestie?
Questo pensiero mi mette paura, e tanta.
Sono bambini e come tutti i bambini del mondo sono vagabondi, a volte maleducati, tante volte affettuosi e vogliono tanto divertirsi. Forse per dimenticare i mostri della fame, della povertà , della violenza. Vederli ridere è un piacere. Stringerli è un piacere.
Auguro a tutti e a tutte il lieto fine.

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