Caschi Bianchi Cile

Una giornata densa di pace

A pochi mesi dal suo ritorno da Santiago, Chiara rievoca l’atmosfera di una manifestazione per la pace a cui ha partecipato e che le regalato una consapevolezza nuova, di una pace più intima. Una sorta di contributo personale che ciascuno può dare attraverso piccoli gesti, e che è il punto di partenza per unirsi ed esprimersi insieme.

Scritto da Chiara Greco

28 settembre 2008. Sono passati quattro mesi in cui la vita ha continuato a scorrere, insieme ai suoi eventi, alle sue notizie; ma quel giorno abbiamo vissuto qualcosa di cui vale la pena parlare, nonostante i mesi già trascorsi.

Santiago del Cile, appuntamento alle 11 in Plaza de La Constitución per partecipare al Día por una Cultura de la Paz (1), organizzato congiuntamente da molteplici associazioni cilene e da rappresentanti delle Istituzioni (2).
Questa data, oltre ad essere stata scelta dall’ONU, ha anche un significato particolare in Cile: da poco è arrivata la primavera e quel senso di rinascita che inevitabilmente porta con sé, ma soprattutto vuol dire darsi la possibilità di dare un nuovo significato al mese in cui più di tutti si ricorda il golpe de estado, sostituendo o quantomeno affiancando alle terribili immagini dell’attacco al Palazzo del Governo, altre immagini che parlano di futuro.

Appena giunti nella Piazza, su cui si affaccia il palazzo della Moneda (3), ci rendiamo conto che non sarà una manifestazione come le altre: tutto intorno a noi emana un’atmosfera particolare che non avevamo mai percepito in altre manifestazioni per la pace, a cui alcuni di noi già hanno assistito.
Le acque delle due fontane della piazza sono state cosparse di petali di rose rosse e sui bordi sono state poggiate alcune bellissime conchiglie; i partecipanti sono quasi tutti vestiti di bianco o di rosso, qualcuno ha portato con sé strumenti musicali strani (come digiridu e corni di varie fatture) e si accomoda accanto alle fontane, su tappeti colorati.
Mentre diamo una mano agli organizzatori per fissare delle canne di bambù a cui sono tesi fili di spago, cominciano ad affluire altre persone che, un po’ stranite quanto noi, cercano di interpretare, o semplicemente lasciarsi andare, a questa piazza oggi così diversa.

In un angolino una ragazza distribuisce fogli colorati su cui è possibile scrivere liberamente il desiderio, l’aspirazione o l’augurio più grande che ciascuno sente di voler esprimere per il futuro. Piano piano i fili di spago si riempiono di fogli colorati; comincia ad esser bello girare tra questi pezzi di carta mossi dal vento e curiosare nei desideri dei presenti.
Non vi sono bandiere con simboli di movimenti, né tanto meno di partiti; compaiono solamente le coloratissime bandiere della pace del Patto Roerich (4), le bandiere whipala (5), oltre alla bandiera della pace a noi molto più familiare.
Si avverte inevitabilmente tanta leggerezza, ma anche tanta allegria.

Il momento culminante della manifestazione si ha quando si dà vita e respiro ad una bandiera della pace umana (6): tenendoci per mano, formiamo un enorme cerchio che racchiude quasi tutta la piazza e, al suo interno, si collocano tre altri cerchi posti uno accanto all’altro, che al loro interno hanno a loro volta ulteriori cerchi concentrici. Una volta formata la bandiera un giovane ci insegna a respirare tutti insieme, inspirando ed espirando come appartenessimo ad uno stesso grande polmone… seguono la musica e il canto, fino all’emozione collettiva quando d’improvviso un ragazzo comincia una corsa vigorosa sul bordo interno del cerchio più grande, impugnando ed alzando al cielo una whipala enorme… in tutto questo teniamo la mano a persone fino a quel momento sconosciute e non possiamo fare a meno di sentirci accomunati da quel qualcosa un po’ magico da cui ci stiamo lasciando trasportare… tanto che, alla fine, si ha una gran voglia di ringraziare tutti e ciascuno per esser stato lì, con te, per averci messo anche lui del suo…

Ogni piccolo dettaglio di questa manifestazione è stato curato affinchè protagoniste fossero bellezza, leggerezza ed energia; affinché ogni partecipante potesse avere la possibilità di esprimere le sue aspirazioni più alte e, soprattutto, perché potesse portare a casa da questa esperienza non tanto slogan e urla, quanto la sensazione tutta intima e personale di aver fatto parte di un tutto, di aver esposto e condiviso la sua voglia di pace, di serenità.

In Cile manifestazioni come questa si stanno ripetendo con sempre più frequenza a Santiago come nelle piazze di molte altre città; ne prendono parte i giovani dei movimenti ed intere famiglie con nonni e bambini, accomunate, più che dall’appartenenza ad un partito politico o agli stessi movimenti, ad un sentimento universale, che è la pace.

Oltre alla creatività e al piacere che stimola la partecipazione ad un evento del genere, o semplicemente alla presa di coscienza che anche così ci si può esprimere insieme, uno dei messaggi più importanti che ci è giunto, respirando con decine di altre persone prese per mano, è che sì, il nostro contributo più grande possiamo darlo soprattutto partendo da lì, dalla ricerca della nostra serenità interiore che sa darsi e sa unirsi, che ci fa’ trovare la forza ed il coraggio per vedere, raccogliere e far fiorire anche i più piccoli segni, i più piccoli gesti che, inevitabilmente, ci parlano di umanità.
Note:

1. La Giornata Internazionale della Pace è stata instituita dalla risoluzione 55/282 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, durante la 111ª sessione plenaria del 7 settembre del 2001 (quattro giorni prima dell’attacco alle Torri Gemelle). L’invito del Consiglio fu di celebrare questa giornata con atti pubblici ognuno nelle singole comunità, il giorno 28 settembre.
2. Tra gli organizzatori, radunati nel Consejo Metropolitano, vi sono molteplici associazioni indigene, ambientaliste e promotrici dei diritti umani. Per le istituzioni, tra gli organizzatori vi sono rappresentanti del Fondo per il Rafforzamento della Società Civile, dipendente dalla Segreteria Generale del Governo.
3. Sede del governo cileno, che fu bombardata l’11 settembre 1973 durante il golpe militare organizzato per rovesciare il governo socialista di Salvador Allende, in carica dal 1970.
4. l Patto Roerich, firmato per il Cile nel 1935, istituisce come simbolo universale di pace il cerchio rosso che contiene al suo interno tre sfere rosse, che rappresentano l’unione di tutte le scienze, tutte le credenze religiose e tutte le arti. Le tre sfere in equilibrio tra loro consentono l’esistenza del cerchio esterno, simbolo della cultura e della pace (secondo l’idea che dove c’è cultura c’è pace e dove c’è pace c’è cultura). Il colore rosso rappresenta il colore del nostro sangue che ci accomuna tutti da sempre.
5. Bandiera formata da molteplici quadrati con i colori dell’arcobaleno e simboleggia l’insieme delle popolazioni indigene del Sud-America.
6. Quella internazionalemente conosciuta del Patto Roerich

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