• Cb Caritas, 2008

Caschi Bianchi Sri Lanka

Il nuovo anno di Colombo

Dall’inizio del 2008 ad oggi la tensione sembra crescere in Sri Lanka e ieri è stato ritirato dal Governo il “cessate il fuoco”. La paura e l’incertezza sono palpabili nella capitale.

Scritto da Cinzia Penati

Ieri è stato ritirato dal Governo srilankese il cessate il fuoco in vigore dal 2002.

C’è chi pensa che nella pratica non cambierà nulla perchè di fatto in questi anni gli scontri non sono cessati, nonostante l’impegno preso dalle due parti per trovare un accordo per la risoluzione. Ma io non sono così fiduciosa.
Temo che la situazione a nord del paese possa precipitare rovinosamente e temo che questo abbia ripercussioni notevoli in capitale, a Colombo, dove io vivo.

Sono rientrata da un paio di giorni e la situazione sembra essere peggiorata dalla metà di dicembre, quando sono partita per l’ Italia.
Colombo è ancor più militarizzata di quanto ricordassi, ma cos’altro potevo aspettarmi vista l’escalation di tensione dall’inizio dell’anno ad oggi?
Il 2008 si è aperto con scontri tra soldati e Tigri Tamil nel nord del paese, un Ministro ucciso in un attentato nelle vicinanze di Colombo, il Responsabile dell’Intelligence Tamil ucciso nei giorni scorsi ad appena due mesi dall’attentato mortale contro Thamilselvan.
Insomma, la situazione appare su entrambi i fronti tutt’altro che rosea.
E nella ‘mia’ Colombo sono palpabili paura e incertezza.
Ieri pomeriggio sono andata con Kumari (una mia college) a Kalutera, sud di Colombo, a far visita ad uno dei gruppi di Caritas, Seth Sarana.
Sulla via del ritorno la strada principale era completamente bloccata. Il nostro autista ha chiesto informazioni ai passanti sul perché del traffico: “Sospetto bomba”, è stata la risposta unanime.
Ci siamo allora avventurati per una stradina laterale, e a chi chiedeva a noi informazioni ripetevamo quello che c’era stato detto.

Arrivata a casa ho guardato online se per caso qualche sito avesse riportato la notizia di questo ’sospetto attentato’. Nulla.

Mi chiedo se l’informazione dataci non fosse puramente inventata e se invece non fosse semplicemente avvenuto un tamponamento ma, quello che per me è significativo, è come in realtà le persone abbiano immediatamente pensato ad un possible attentato. Questo denota una paura ormai radicata. Paura provata da quelli che nelle zone in cui è presente un conflitto vengono definiti ‘i civili’: singalesi, tamil, persone provenienti dal resto del mondo o dall’Italia, come me.

Persone che, come me, vivono immerse in questa realtà di forte incertezza.

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