Brasile Caschi Bianchi

Kurussu Ambá. Ritorno a Tekoha

Il 17 aprile Brasilia è stata teatro di un’emozionante manifestazione in memoria degli eroi che furono uccisi nella lotta per la terra ed i diritti dei popoli nativi. Che aspettano di vedere finalmente garantiti ai Guarani Kaiowá ai Kurussu Ambá la loro terra sacra, per poterci vivere in pace.
Di Egon Heck, dal quotidiano nazionale CPT, 28 aprile 2007.

Traduzione di Katia Cecconi, revisione di Alessandra Tundo e Stefania Zavatta, Caschi Bianchi ad Arcuai e a Joao Pessoa

“Andiamo a seppellire Julite Xuretê Lopes nel suo tekoha, dove fu assassinata in Kurussu Ambá” (Eliseu, gennaio 2007).

Trascorsero poco più di 100 giorni dalla brutale espulsione, violenza, prigionia e assassinio, e la comunità di Tekoha Kurussu Ambá ritorna, risoluta, sulla sua terra. Notte fredda nella frontiera col Paraguai, comune di Coronel Sapucaia, uno dei comuni più violenti del Paese.
É quasi la fine del mese dedicato ai popoli nativi, alle loro lotte, culture, vita e diritti. Dopo più di tre mesi passati sulle tele di canapa nere nell’accampamento a lato della strada, dopo la partecipazone alla mobilizzazione per la terra, gli alimenti, l’educazione e la dignità, il giorno 13 di aprile, in Campo Grande e nell’Accampamento Terra Libera, nei giorni tra il 16 ed il 19 in Brasilia, oltre ad aver trovato innumerevoli contatti, hanno preso la decisione di ritornare alla propria terra. E lá hanno marciato, con l’appoggio dei parenti, in quella notte di luna piccola, con molta determinazione, il giorno 27 aprile.

In memoria di Julite Xuretê

Il giorno 17 aprile, a Brasília, quasi un centinaio di gruppi nativi del Paese ha partecipato ad un’emozionante manifestazione in memoria degli eroi che furono uccisi nella lotta per la terra ed i diritti dei popoli nativi nelle ultime decadi. Il luogo scelto era la Praça do Compromisso, dove Galdino Pataxó Hã-Hã-Hãe fu ucciso dieci anni fa. La camminata si è svolta per le principali vie della città, tappezzate con i nomi dei vari leader Kaiowá Guarani del Mato Grosso del Sud assassinati recentemente, tra i quali, Julite, Marcos Veron, Dorvalino, Marçal, Dorival e Sepé Tiaraju. Ora la marcia si snoda sulla terra della frontiera, dentro l’accampamento tekoha Kurussu Ambá, per un percorso di 20 km, rompendo il freddo della notte e delle minacce. Subito dopo l’espulsione e l’assassinio, la commissione dei leader della comunità era in diversi spazi e locali riaffermando sempre la decisione: “Torniamo a Kurussu Ambá. Vogliamo il vostro appoggio”. Così è stato nell’Assemblea Legislativa del Mato Grosso del Sud, in Governadoria, durante l’udienza con il Segretario di Sicurezza dello Stato, con la Coordinazione dei Movimenti Sociali – CMS, con il Centro di Difesa dei Diritti Umani Marçal de Souza, nella Funai e Cimi in Brasília. La decisione è stata presa. Ora speriamo da amici ed alleati in tutto il mondo, appoggio e solidarieta’.
Forse questa è l’opportunità che il nuovo presidente della Funai ha per uscire dai bei discorsi, in cui dice di stare dalla parte dei popoli nativi nella lotta per i loro diritti, ed effetivamente garantire ai Guarani Kaiowá ai Kurussu Ambá la loro terra tradizionale e sacra, per poterci vivere in pace.
La comunità è riuscita a riorganizzarsi e decidere per il ritorno al suo tekoha. Ora aspetta che gli organi responsabili le garantiscano questo suo diritto, che la solidarietà della popolazione dello Stato si trasformi in forza ed azioni effettive d’appoggio ai diritti di questo popolo.

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