Caschi Bianchi Cile

Ana della Toma – Intervista ad Ana Puebla, Presidente del Comité Esperanza II (1) della Toma (2) di Peñalolen

Ana Puebla, presidente di un comitato di quartiere all’interno della baraccopoli di Peñalolen, racconta delle lotte per rivendicare il diritto alla casa. Un progetto sostenuto da varie istituzioni permetterà alle famiglie di ottenere un’abitazione, mentre il terreno della baraccopoli si trasformerà in un parco.

Scritto da Cinzia Saccol, Casco Bianco a Peñalolen

“Il progetto di un parco metropolitano presentato dal comune e dai dirigentes vicinales(rappresentanti di quartiere) di Peñalolen porrà fine alla storica toma. L’idea è convertire i 24 ettari del campamento(baraccopoli) nella principale area verde del Comune, il Parque Peñalolen, che sarà simile al Central Park di New York”(3).
Così esordisce un articolo della stampa locale focalizzato sul futuro parco senza considerare il “diritto alla casa” da anni sistematicamente violato. 1700 famiglie, per un totale di 14000 persone infatti, presto lasceranno l’attuale “abitazione” di legno e lamiera, grazie ai 6 anni di collaborazione tra i comitati interni al campamento, il Comune e il SERVIU(4).
1500 case in costruzione ed un Fondo Solidario permetteranno il trasferimento delle famiglie nei nuovi alloggi da marzo 2006, mese in cui inizierà l’ufficiale smantellamento dellatoma.
Ana Puebla, Presidente del Comité Esperanza II del Campamento de Peñalolen racconta la storia della toma e la sua organizzazione, le lotte presenti e passate, il progetto e le speranze degli abitanti che hanno ottenuto una casa grazie alla loro determinazione e collaborazione con le istituzioni esterne.

Ana, parlaci di te.

Sono Ana Puebla, Presidente del Comite Esperanza II del Campamento de Peñalolen, formato da 28 Comitati che rappresentano le 1.700 famiglie, 14.000 persone in tutto, giunte in questi anni alla toma. Le politiche sull’abitazione in Cile non funzionano, per questo la gente occupa terreni e inizia ad abitarli.
La toma è nata il 26 giugno 1999 e fin dal principio sono state accolte anche famiglie di origine straniera perchè, come le famiglie cilene, avevano la stessa necessità: una casa. Perciò abbiamo offerto accoglienza a gente proveniente da Perù, Bolivia, Uruguay e Argentina. Attualmente, quindi, ci sono molte persone di diversa nazionalità tutte accomunate da questa esigenza.
Questa toma de tereno, che poi passò ad essere campamento, era inizialmente autorizzata dal proprietario che aveva incaricato 20 famiglie di controllare i 24 ettari di terreno, permettendo loro di vivere ai confini dello stesso.
Il 26 giugno 1999 sono arrivata io e con me altre 50 famiglie. Al quinto giorno è iniziata l’occupazione. Da quel momento sono gradualmente entrati i 1700 postulantes(5), nonché 14000 persone e solo in seguito si sono formati i comitati. Con noi nasce storicamente in questo paese il sussidio abitativo di 320.000 U.F. (6) annuali che fino a pochi anni fa corrispondeva a 200.000 U.F. Questa vittoria l’abbiamo ottenuta con passione rivolgendoci al Municipio e al Ministero, facendo lo sciopero della fame, marciando e portando la gente in strada. Una mobilitazione generale che ha visto la piena partecipazione degli abitanti della toma uniti ai suoi rappresentanti.
Questo è il vero Cile. Qui si incontra “il giaguaro dell’America Latina”. Questo é il Chile Chico che sta lavorando e aspettando la sua abitazione dignitosa (…). Qualcuno dice che con noi è arrivata la delinquenza, ma in realtà la delinquenza è presente in tutto lo strato sociale, solo che in una zona si nota più che nell’altra.
Quello della toma era un tereno basural(7) da 30 anni. Sono arrivate molte famiglie che lo hanno occupato e urbanizzato. Noi come comitato ci siamo organizzati solo successivamente.
Ogni comitato ha personalità giuridica, è autonomo e tutti i presidenti dei 28 comitati si confrontano per discutere dell’organizzazione del campamento. Oggi nel paese questa è riconosciuta come l’organizzazione più strutturata. Io, gli abitanti che rappresento e le 1700 famiglie che vivono qui, siamo arrivati con l’idea di costruire queste case. Il terreno non aveva né acqua, né luce, né fognature e abbiamo vissuto per quindici giorni così. Il primo mese abbiamo vissuto in tende offerte da un’associazione. Anche il proprietario del terreno, Miguel Nazur (8), ci ha visitato e aiutato per la olla común (9) che abbiamo usato in un primo momento. Ci ha invitato a non occupargli il terreno, in caso contrario avrebbe fatto una richiesta al Governo, ma in questo modo avrebbe ottenuto denaro approfittando delle necessità di tutti noi. Tutt’ora il Municipio deve regolarizzare la situazione di questo terreno (…).
Abbiamo tenuto la olla común per solo un mese perché in realtà la nostra necessità era un’altra: una casa. La olla común con gli aiuti esterni, serviva per sfamare i bambini mentre noi costruivamo il campamento (…). A tre mesi dall’inizio della toma, quando ormai il terreno era attrezzato, recintato e con le case costruite, ho cercato di contattare altri campamentos per conoscerne il tipo di organizzazione ed iniziare eventuali collaborazioni. Quasi non mi volevano ricevere. Dicevano che se il governo avesse scoperto collaborazioni tra i campamentos avrebbe tolto il latte, i vestiti, l’aiuto dell’ Hogar de Christo e molti altri aiuti esterni. Per questo i rappresentanti di quei campamentos hanno rifiutato di collaborare e di appoggiarci.
Così abbiamo iniziato ad organizzarci internamente da soli, perdendo la olla común e altri aiuti. Ora vorremmo incontrarci con altre organizzazioni per costituire un coordinamento di campamentos e ottenere una soluzione al problema della casa, come da noi anche altrove. Ma per questo progetto ci si scontra con una realtà di campamentos molto diversa dalla nostra, luoghi pieni di sporcizia, dove la gente non conosce i propri rappresentanti. Il rappresentante è come un pugile che non sa dove boxeare! L’organizzazione degli altri campamentos è zero!
Basti pensare ad un campamento che esisteva da 50 anni nella parte alta di Barnechea: non aveva né fognature, né acqua; aveva solo sporcizia, olla común e la gente sembrava felice. Abbiamo deciso di aiutarli insegnando loro come poter fare per non essere dimenticati da tutti.
A noi non interessano quei politici che vogliono entrare a guardare e conoscere il campamento. Crediamo che i politici debbano aiutarci a integrare l’organizzazione, invece molti rappresentanti vengono per giudicare e “distruggere”. Una volta è stato mandato un rappresentante dell’ Hogar di Christo che da solo ha intervistato e videoregistrato la gente e la vita nel campamento dopodichè ha riunito tutti i rappresentanti in una riunione e ci siamo accorti che questo fatto ci è costato molto e non succederà mai più. Ora tutte le interviste devono essere valutate da un dirigente. Non dimentichiamo che molta gente dice di essere giornalista, turista o studente. Quindi siamo super attenti e se notiamo che qualcosa non va…fuori! (…)
Siamo arrivati in un terreno senza luce, senza acqua e fognature. Per prima cosa abbiamo costruito la fognatura e dopo due anni di vita del campamento abbiamo iniziato a lavorare ad un progetto che aveva il fine di comprare casa nel comune o comprare il terreno stesso per costruirci legalmente le case.
Nel terreno non è possibile fermarsi perché è una discarica: viviamo sopra cinque metri di immondizia. I risparmi della popolazione sono troppo pochi e non basterebbero nemmeno per pulire il terreno. Questo terreno, esteso da Consistorial a Tobalaba (cioè compreso tra due vie parallele), è molto grande e i soldi di cui disponiamo non basterebbero per comprare, pulire e costruire sul terreno.
Così con i Comitati abbiamo lavorato intensamente a questo progetto, collaborando direttamente con gli abitanti e autogestendoci per dare una rapida soluzione alle famiglie del campamento.
Nel progetto gli abitanti stessi hanno deciso dove costruire le nuove case all’interno del Comune, il Governo non ci ha imposto nessuna regola. Ben 1300 famiglie hanno scelto di fermarsi nel Comune, le altre hanno optato per uscire dai confini comunali, avendo già individuato un’abitazione privata, anche se un po’ cara.
Abbiamo vinto questo progetto (…) e attualmente stiamo costruendo in otto terreni nel comune di Peñalolen. Stiamo collaborando con i direttori dei lavori, entriamo nei terreni con gli architetti e abbiamo relazioni costanti con il Municipio e con Ricardo Gincao, direttore del SERVIU. Quando i dipendenti statali vengono a fare i controlli nei terreni in costruzione anche noi, membri della ‘Commissione di Costruzione del Campamento’, siamo presenti e tutto sarà controllato fino all’ultimo muro.
Il campamento ha un gobierno chico(organismo politico) che funziona attraverso Ministeri. Vi prendono parte i presidenti dei 28 comitati presenti. Uno o più presidenti uniti, oltre a svolgere il ruolo nel comitato, si fanno carico di un Ministero. Io ad esempio seguo il Ministero di Costruzione, per questo mi occupo di osservare le abitazioni in costruzione.

Questo campamento è uno dei piú grandi in Cile?

Questo è il campamento più grande della storia del Cile. Siamo “figli della toma”, “figli del Golpe”, “figli di tutto quello che è accaduto nella storia recente del Cile’. Lavoro nei campamentos da quando avevo 14 anni, ho partecipato alla campagna elettorale di Salvador Allende. So cosa significa una “toma di terreno” e un campamento. Mia nonna ha “una casa di toma”, mia madre pure e io stessa ho ottenuto “una casa di toma”. Ma ora voglio un’alternativa (…).

Passiamo all’attualità. Come stanno procedendo il progetto di richiesta delle case popolari, la costruzione delle nuove abitazioni, i rapporti con le istituzioni e soprattutto, per quando é previsto il traslado(10)?

Tengo a ribadire che tutto ciò che si propone nel progetto è approvato dagli abitanti della toma, i presidenti lavorano con i delegati che sono a fianco di ogni manzana(11), e di ogni abitante. Riunione dopo riunione gli abitanti hanno saputo e compreso cosa significa “lavorare e investire in un progetto”. Questo ci è costato molto!
Abbiamo spiegato agli abitanti che non potevamo comprare il terreno perchè, come dicevo prima, il costo era troppo elevato sommando pulizia e costruzione. Allora la gente ha detto: ‘Si! Vogliamo una casa, la nostra casa!’.
Con questo progetto abbiamo ottenuto una casa dignitosa, una casa dove vai al bagno e non tieni i piedi contro il muro o ci sbatti la testa, dove puoi lavarti comodamente. Una casa dignitosa che non cada a pezzi, senza muffa, ben edificata, pulita e con buone fondamenta, una casa tra i 50 e i 75 m². Una casa nel comune di Peñalolen che abbia 5 posti letto (4 al primo piano e uno al piano terra), un soggiorno, una sala da pranzo, una cucina e un bagno. Questa casa costa alla famiglia 7.500.000 pesos con un credito ipotecario. Queste sono le condizioni che il postulante deve accettare. Non abbiamo intenzione di diventare un “campamento cinquantenne”, siamo un campamento che dà una soluzione rapida al bisogno dell’abitazione .
L’altra soluzione è comprare un’abitazione privata fuori dal comune. In questo caso il postulante riceve 9.000.000 di pesos dal Fondo Solidario e aggiungendo i propri risparmi può permettersi di comprare un’abitazione privata. Abbiamo già comprato 200 abitazioni private per le famiglie che rappresentiamo, persone che sono arrivate con la sola valigia e ora vivono in case solide, sicure, con califont(12), primo e secondo piano e un po’ di giardino…una casa che si possa definire casa: quello che loro volevano e quello che noi vogliamo.

Riassumendo, quali sono le istituzioni che economicamente hanno reso possibile questo progetto?

Le case sono tutte comprate grazie a denaro raccolto con progetti autogestiti. L’unico appoggio che abbiamo ottenuto è il sussidio abitativo di 320 U.F. consegnato a coloro che non possiedono un bene immobile nel paese.
Abbiamo presentato progetti a molte ambasciate. Dopo la visita al campamento dell’ambasciatrice olandese, ad esempio, ci è stato approvato un progetto per 16.000.000 di pesos. 16.000.000 di risparmi da suddividere per ogni famiglia. E poi ci sono i risparmi degli abitanti: carpentieri, muratori, spazzini, giardinieri, “raccogli ferro, carta e stoffa”…si può incontrare ogni tipo di manodopera in questo campamento!
Cinque anni fa abbiamo anche vinto un progetto per un Centro Infantile che tutt’ora continua ad essere finanziato: il Centro Comunitario y Jardin Infantil ”El Sembrador”. Frequentato da moltissimi bimbi, vi lavorano educatori professionali. Con questo progetto abbiamo salvato bambini che si sarebbero persi, che sarebbero caduti nella droga, nella delinquenza. Ora è chiuso per le vacanze estive e il 1 marzo dovrebbero rientrare più di 200 bambini! Sono tutti immatricolati, così una volta terminato il Jardin Infantil vengono automaticamente iscritti al pre-kinder(prima elementare). È un ottimo progetto!

Questo campamento non è di estrema povertà, è un campamento di persone che hanno bisogno di una casa. In Cile ci sono campamentos di estrema povertà e il governo, sia di destra che di sinistra, li controlla a proprio piacimento con l’intento di nascondere i problemi di questo paese. Noi non abbiamo permesso che qualcuno ci controllasse!
I due Presidenti che hanno governato il Paese da quando c’è il campamento sanno che siamo un’organizzazione unita e che avremmo fatto molte pressioni se non fosse stata approvata almeno una parte del progetto presentato.
Abbiamo comprato anche un terreno all’interno della Comunitá Ecologica (13) dove possono vivere più di 200 famiglie, ma quella “gente di soldi” ha occupato il terreno dicendo che dovevamo venderlo perchè con il nostro arrivo la comunità avrebbe cessato di esistere sostenendo che noi avremmo allevato cavalli e mucche, che avremmo rubato nelle case. È iniziata una “guerra” di immagine pubblica e quando gli avvocati che ci rappresentavano, dopo aver a lungo discusso con la controparte, hanno detto che sarebbe iniziato un processo di molti anni, abbiamo venduto. Non potevamo contrastare gente con così tanti soldi e con una casa di 6.000.000 di pesos.
Per le famiglie la priorità è di lasciare il campamento, così abbiamo deciso di vendere il terreno. Dalla vendita sono stati ottenuti 2.000.000 di pesos, 117 U.F. per ogni abitante che aveva comprato quel terreno. Conclusa la vicenda, con quei soldi le famiglie hanno comprato un’abitazione privata fuori dal comune.
Oggi, vicino alla Comunitá Ecologica si costruiscono grandi case e la comunità, comunque, perderà il suo aspetto ecologico perchè verranno tagliati alberi, costruite strade…con noi o senza di noi, quindi, scomparirà come Comunitá Ecologica

Nel terreno del campamento cosa verrà costruito?

Quando il progetto è stato approvato abbiamo detto al proprietario che non poteva affittare quel terreno perchè così avrebbe lucrato sulle necessità della gente di questo strato sociale. Abbiamo detto: ‘No! Usciremo solo quando questo terreno diventerà il polmone verde del comune: il Parque de Peñalolen. Queste sono le condizioni del progetto: espropriare il terreno e convertirlo in parco comunale con uno stadio da 4.000 persone, un mercatino artigianale, locali commerciali di artigiani, piazza e piscina e tutto quello che la popolazione non ha in questo comune e si trova costretta a cercare nel Parque intercomunal de La Reina (grande parco che si trova nel quartiere de “La Reina” adiacente a Peñalolen). Quest’area è più grande di quella del Parque Forestal (parco del centro di Santiago) perciò si potrebbero promuovere molte iniziative di tipo culturale!

Qual é la situazione attuale in attesa del traslado?

Ora la popolazione sta lavorando all’ Eco Barrio, un programma del Governo attraverso il SERVIU che prepara la gente alla vita nel nuovo complesso abitativo. Qui al campamento la gente si è abituata a convivere con la sporcizia e fuori di qui deve abituarsi a condividere molte cose, a mantenere il barrio (quartiere) pulito, a rispettare i vicini, a salutare. Stiamo aiutando loro ad “uscire in tutti i sensi” da questo campamento. Abbiamo una convenzione con il Banco Estado de Chile, tramite un credito ipotecario. Ora abbiamo anche un contratto legale per l’energia elettrica, non paghiamo lo stesso prezzo di voi fuori, però ora abbiamo legalmente la luce. L’acqua ancora la prendiamo abusivamente forando la matrice centrale dell’acquedotto comunale.
Questo è un campamento dell’anno 2000 con acqua, luce, fognature, televisore satellitare e buona organizzazione. I dirigentes vicinales sono competenti, ci piace che le cose si sappiano, vogliamo che i nostri interlocutori non giochino a ping-pong con noi…esto es y si no es va a tener que ser egual (14).

La gente ha fiducia in voi rappresentanti?

Ci è voluto molto perchè la gente si fidasse di noi. Credo che sia necessario dare dimostrazione di trasparenza e delle proprie capacità. Bisogna fare passi avanti, altrimenti è meglio rinunciare. Sono in carica da 7 anni e ancora nessuno si è fatto avanti per sostituirmi. Questo incarico è delicato perchè dobbiamo lottare contro tre fattori: il traffico illegale, la delinquenza e la clandestinità.
Il traffico illegale viene da fuori. Chi in questo campamento ha soldi per comprare grandi quantità di droga? Nessuno.
Clandestinità. Un esempio è stato il giorno delle elezioni quando tutte le bottiglierie (15) erano chiusi per legge, dentro al campamento si vendevano bottiglie, ed è stato difficile controllare.
Delinquenza. È capitato che abbia stazionato all’interno del campamento un’auto rubata e noi l’abbiamo segnalato. O ancora, con un’auto rubata sono entrati da una delle sei porte d’accesso del campamento e lo hanno attraversato per arrivare al lato opposto del Comune. In questo caso la macchina è stata vista, segnalata e siamo stati etichettati come il campamento che ruba macchine.
Un altro esempio. Sapete la storia di Pablo Carrera? No? Pablo Carrera era un trafficante, uno dei più grandi di questo paese. Lui trafficava con la Caserma Cuare e in tutta la città. Un mese dopo la sua morte la sua famiglia è venuta alla toma a chiedere un terreno e noi li abbiamo respinti perchè sapevamo che Carrera aveva lasciato ad ogni persona della famiglia 100.000 pesos da collocare nel libretto dei risparmi. Venivano a chiederci un terreno e venivano anche a vendere beni di consumo primario (latte, pasta, olio, zucchero) con una carovana. Abbiamo chiuso le 6 porte e non li abbiamo ricevuti perchè se avessimo comprato dalla loro carovana poi avremmo dovuto riceverli. Abbiamo chiuso e collocato nelle porte grandi striscioni che dicevano: “Il campamento Peñalolen non scende a patti con delinquenti e trafficanti”. È arrivata la stampa e non l’abbiamo fatta entrare. Noi rappresentanti siamo stati maltrattati dagli abitanti del campamento stesso. In quel momento, con le porte chiuse e la famiglia Carrera fuori ci siamo accorti che nel campamento viveva molta gente drogata. Noi siamo rappresentanti rivoluzionari!

Come coordinatrice di questo settore vi chiedo di lasciare una copia di ciò che fate per la storia di questo campamento. Sono stata ripresa in più di 50 video da quando è nato il campamento e come è possibile farne la storia? Io parlo attraverso di voi, voi che venite a fare un lavoro, ma vi interessate anche ad una informazione alternativa, divulgate foto e video.
Grazie perchè attraverso voi altra gente può conoscere l’America Latina.
Vi auguro che il vostro lavoro sia recepito da più persone possibili!

Note:(1) Intervista rilasciata all’autrice il 19 gennaio 2006 presso la sede del Comité Esperanza II del Campamento de Peñalolen.
(2) Letteralmente terra presa, occupata.
(3) Fonte periodico Punto Final, gennaio 2005.
(4) Servizio de Vivienda y Urbanización.
(5) Nuclei familiari che richiedono una casa.
(6)Unidad de Fomento, indicatore economico nazionale in pesos cileno, basato sulla variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumatore (IPC).
Per informazioni:http://www.uf.cl/DefUF.htm
(7) Terreno adibito a discarica. Una volta raggiunto il massimo della sua capacitá, la discarica viene racchiusa da reti metalliche e ricoperta di terra.
(8) Il proprietario del terreno è Miguel Nazur, imprenditore cileno.
(9) Letteralmente “pentola comune”. In molti campamenti è presente questa mensa comunitaria dove confluiscono tutti gli aiuti e, in grandi pentoloni, alcune donne sono incaricate di cucinare per tutto il campamento in modo da assicurare ad ogni abitante almeno un piatto caldo al giorno.
(10) Trasferimento delle famiglie postulantes nelle nuove abitazioni e smantellamento della toma.
(11) Il campamento ha una pianta regolare a reticolato e ogni quadrato è detto manzana o cuadra.
(12) Impianto a gas per il riscaldamento dell’acqua, boyler.
(13) Zona residenziale a nord del comune di Peñalolen attualmente abitata soprattutto da artisti e attori, che hanno costruito la propria abitazione privata rispettando precisi canoni. Questi canoni sono ad esempio il mantenere una bassa densità di abitanti per m², una quantità minima di m² di area verde per casa, recinzioni di soli alberi e siepe, ma esistono altre regole comunemente stabilite e condivise.
(14) “È così e se non lo fosse deve esserlo!…o così o niente!”.
(15) Punto vendita e distribuzione di bevande alcoliche e non.

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