Caschi Bianchi Cile

Verso il riconoscimento dell’obiezione di coscienza in Cile.

In seguito alla pubblicazione di un progetto di legge sull’OdC vengono sollevati i maggiori punti di disaccordo attraverso la redazione di una lettera e di un incontro con la commissione di Difesa.

Scritto da Riccardo Sirri (Casco Bianco a Santiago del Cile)

Dal 1995, anno della sua fondazione, la ROC-Chile (ROC, la Rete Obiezione di Coscienza) opera ai fini del riconosciuto del diritto all’obiezione di coscienza. Finora questo lavoro si è svolto nella più totale indifferenza da parte degli organi politici del paese, ma nelle ultime settimane qualcosa si è mosso.

Lo stato cileno, un po’ come quello italiano, da tempo sta pensando ad una riforma del servizio militare. Un cambiamento che è nell’aria da anni e, nel contempo, speranza per un’affermazione del diritto all’obiezione. Intorno alla metà di luglio è stato finalmente reso pubblico un progetto di legge datato 10 dicembre 2001 che prende in considerazione il tema. All’analisi della ROC il progetto non solo ha deluso tutte le aspettative di apertura, ma è apparso subito retrogrado.

Si è quindi deciso di agire subito redigendo una lettera nella quale indicare i punti di principale insoddisfazione nei confronti della legge e di inviarla al presidente Lagos e a diversi deputati, in particolare a quelli appartenenti alla commissione parlamentare di difesa incaricata di studiare il progetto, effettuare eventuali modifiche e riproporla al parlamento. In questo lavoro di sensibilizzazione si è unita alla ROC anche la FECH (Federazione Studenti dell’Università del Cile).

Inaspettatamente, a differenza del passato, c’è stata questa volta da parte governativa una risposta molto precisa: la ROC e la FECH sono state invitate a parlare ad una delle riunioni della commissione di difesa. E’ stata concessa circa una mezz’ora di tempo per esporre le proprie idee e altrettanto per dar spazio a domande e dialogo. Per approfittare al meglio dell’occasione, la ROC ha redatto due documenti nei quali si prendono in considerazione, rispettivamente, le motivazioni etico-religiose a supporto dell’obiezione di coscienza, e tutti gli aspetti negativi e le contraddizioni del nuovo progetto di legge, fornendo contestualmente alcune proposte concrete.

L’ambiente della riunione, stando ai racconti dei pochi eletti che hanno potuto parteciparvi (la sala era piccola) era disteso e gli 11 deputati che costituiscono la commissione hanno dimostrato interesse e, in buona parte, apertura al dialogo, almeno a parole.

Fatto sta che l’occasione, giudicata ottima fin dall’inizio, se non altro per l’assoluta novità, si è rivelata fruttifera. Ancora non si può dire niente sulla legge e non sappiamo se sarà modificata, però quel che è certo è che alcuni deputati cominciano ad appoggiare le posizioni della ROC, e prova ne è che il 30 settembre, con l’appoggio di 4 parlamentari, si è svolta una conferenza stampa, alla presenza di giornalisti, fotografi e cameraman, nella quale hanno parlato gli stessi parlamentari a fianco di alcuni membri della ROC, tra cui un obiettore cileno, della necessità di cambiare la situazione attuale e di affermare il diritto all’obiezione di coscienza.

Per completare in bellezza la giornata, lo stesso 30 settembre, 29 ragazzi cileni hanno fatto dichiarazione pubblica di obiezione di coscienza: dopo la conferenza stampa, ci siamo spostati in comitiva verso La Moneda (Palazzo presidenziale di Santiago del Cile, ndr) e successivamente verso la sede del Ministero della Difesa, dove ciascun aspirante-obiettore ha consegnato un documento nel quale dichiara di non iscriversi alla lista di reclutamento. Abbiamo il piacere di comunicarvi che tra di essi c’era anche un chiquillo de la Pronta Acogida (un ragazzino della casa di Pronta Accoglienza, ndr). È interessante notare che il discorso non termina con l’obiezione, ma si cerca, nell’ambito della ROC, di seguire i neo-obiettori dal punto di vista legale e di inserirli in incontri ed iniziative, volti alla diffusione ed all’approfondimento di questo tema.

Concludiamo col dire che la ROC, nonostante i successi, sta attraversando un momento di incertezza; si stanno mettendo in discussione e verificando gli obiettivi fondamentali e le modalità per attuarli; ciò al fine di trovare una strategia comune di impegno che salvaguardi le identità dei singoli partecipanti, ma che non impedisca un’azione efficace.

Note:www.fech.cl, www.sociedadcivil.cl/ftp/smo.doc, www.serpajchile.cl/index.html

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