A Coronel Fabriciano, nello Stato brasiliano del Minas Gerais, sto imparando che esistono relazioni che hanno bisogno di molto tempo prima ancora di poter iniziare.
Nel progetto della Comunità Papa Giovanni XXIII dove presto servizio come Casco Bianco vivono persone che stanno affrontando un percorso di uscita dalla dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti. Quando pensavo a una comunità terapeutica, prima di partire, immaginavo soprattutto colloqui, regole e percorsi di recupero. Vivendoci dentro, invece, mi sto accorgendo che gran parte del lavoro passa attraverso gesti molto semplici e ripetuti ogni giorno.
La giornata qui comincia presto. C’è chi prepara il caffè e la colazione, chi pulisce e sistema gli spazi comuni, chi lavora nell’orto o si occupa degli animali. Alcuni partecipano volentieri ed altri meno. A volte ci sono silenzi lunghi, tensioni improvvise o momenti in cui sembra che nessuno abbia voglia di stare con gli altri. Eppure proprio dentro questa quotidianità apparentemente ordinaria ho iniziato a vedere qualcosa che non avevo previsto: il peso enorme che può avere la fiducia.
Un giorno stavo aiutando uno dei ragazzi nelle sue responsabilità del giorno. Fino a quel momento aveva parlato pochissimo con me. Poteva apparire come una persona chiusa e diffidente. Dopo una mezz’ora passata a lavorare in silenzio, mi ha chiesto da quanto tempo fossi in Brasile. Da lì è iniziata una conversazione semplice, fatta di frequenti e lunghe pause e frasi brevi, ma che lentamente è diventata altro.
Mi ha raccontato di aver perso i contatti con parte della sua famiglia dopo anni di dipendenza. A un certo punto mi ha detto che fuori dalla comunità si era abituato a sentirsi guardato sempre con sospetto. “Quando una persona sbaglia tante volte,” mi ha detto, “gli altri smettono di aspettarsi qualcosa da lei”.
Quella frase mi è rimasta dentro perché mi sono reso conto che, spesso, chi vive una dipendenza non porta soltanto il peso della sostanza, ma anche quello dello sguardo degli altri. Mi è tornata in mente una frase che don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, ripeteva spesso: “L’uomo non è il suo errore”. Qui in Brasile sto capendo meglio il significato concreto di queste parole. Molti degli uomini che incontro portano addosso errori, ferite e fallimenti, ma nessuno di loro può essere ridotto soltanto a ciò che ha sbagliato.
Molti hanno alle spalle storie molto dure: famiglie spezzate, vita in strada, violenza, carcere, lavori persi, legami interrotti. Alcuni hanno iniziato a fare uso di sostanze già da adolescenti.
Nel territorio della Vale do Aço, dove si trova Coronel Fabriciano, la dipendenza è una realtà molto presente e si intreccia con situazioni di povertà e vulnerabilità sociale. La Comunità Papa Giovanni XXIII opera qui da anni con percorsi di accoglienza e reinserimento sociale rivolti a persone che soffrono di dipendenza.
Quello che mi colpisce è che il cambiamento, quando avviene, raramente passa attraverso grandi eventi, ma quanto piuttosto da cose piccole: qualcuno che ricomincia ad avere cura di sé, una telefonata fatta alla famiglia dopo mesi di silenzio, una persona che torna a ridere durante il pranzo comune.
Ci sono però anche momenti difficili. Alcuni decidono di interrompere il percorso e andarsene. Altri vivono ricadute. All’inizio facevo fatica a capire queste situazioni. Mi sembrava quasi un fallimento. Ora sto imparando che uscire dalla dipendenza non è un percorso lineare e che spesso servono molti tentativi prima di riuscire davvero a cambiare vita.
Anche per me questa esperienza sta diventando una scuola di pazienza. A volte vorrei capire subito le persone che incontro, trovare le parole giuste o sentirmi utile in modo evidente. In realtà mi accorgo che la cosa più importante, molte volte, è semplicemente esserci: condividere il tempo, ascoltare senza forzare, accettare che alcune ferite abbiano bisogno di lentezza.
Forse è proprio questo che Coronel Fabriciano mi sta insegnando: che ci sono persone che per anni si sono sentite considerate solo attraverso i propri errori, e che a volte il primo passo per ricominciare nasce dal sentirsi guardati dal prossimo, finalmente, come qualcosa di più della propria dipendenza.
TAG: Dipendenze
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