Corpi Civili di Pace Senegal

Darsi Tempo

In molti Paesi africani c’è l’abitudine di pronunciare spesso questa parola ripetuta “piano piano” ed i volontari si ritrovano a riflettere sul tempo, che nel continente africano sembra andare ad un altro ritmo. E’ quello che succede a Maddalena, che “piano piano” ha acquisito un nome senegalese e si sta facendo capire in pulaar

Scritto da Maddalena Braggion, Corpo Civile di Pace con Engim-Focsiv a Kassack Nord

Tre mesi fa sono arrivata qui, a Kassack Nord.

Un villaggio di poco più di tremila abitanti, nel nord del Senegal, a pochi chilometri dal confine della Mauritania, gli stessi pochi chilometri dalla prima strada asfaltata.

Ogni mattina, verso le 8,30 passa un bus che porta nella prima città vicina, Saint Louis. Ma ogni momento della giornata, al pompage – letteralmente “stazione di pompaggio”, meccanismo che si aziona per irrigare i campi – gruppi di persone attendono un qualsiasi mezzo di trasporto per raggiungere diverse mete. Non importa se aspetterai minuti, mezzore ed ore, qualcuno passerà, Inshallah (a Dio piacendo).

Kassack Nord è un villaggio dove la religione musulmana domina. Quando la sera saluto i miei amici, la frase è la solita “Buonanotte. A domani, inshallah”. All’inizio ho fatto fatica ad accettare di delegare azioni ed appuntamenti a qualcun Altro ma oggi, dopo tre mesi, ho imparato a salutare come loro.

Ho un nome senegalese, Penda Ndiayie, e, poco a poco, cerco di imparare il pulaar, la lingua più parlata qui. Adattarsi ad un ritmo di un villaggio senegalese non è stato semplice. Occidentale ed irrequieta da sempre. I saluti durano dieci minuti e più. E ad ogni persona che si incontra va stretta la mano e chiesto come sta. Non importa l’età, tutti ti salutano e molti ti chiedono di fermarti a casa loro. Così capita che ti dimentichi dove stai andando, resti a mangiare in famiglie sconosciute ma che ti accolgono come ti conoscessero da sempre. E, piano piano, il villaggio inizia a conoscermi ed io conosco loro. Piano piano, inizio a farmi capire in pulaar. Piano piano, inizio a comprendere ed accettare le differenze. Piano piano, imparo a preparare il thè senegalese ed accoglierlo come rito e momento di condivisione. Piano piano, capisco che sto conoscendo solo una piccola parte caratteristica del Senegal ma che, se mi sposto di qualche chilometro, cambiano gli usi e le tradizioni. Piano piano, partecipo a matrimoni con le mie amiche del villaggio buttandomi e cercando di ballare con loro. Piano piano, sono passati questi primi tre mesi, tra caldo asfissiante e forti piogge. Piano piano, gli alunni stanno rientrando nei loro villaggi per ricominciare la scuola. Piano piano, quando arriva la sera mi godo i tramonti dalla nostra terrazza, dove osservo il villaggio dall’alto, coccolata dal vento che fa terminare dolcemente le giornate.

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