• Foto di Michele Casalboni, CB Apg23 a Santiago del Cile

Caschi Bianchi Cile

“Toma lo que necesites” – Prenditi ciò di cui hai bisogno

Quello alla casa è un diritto fondamentale per una vita dignitosa. Di fronte all’indifferenza dello Stato a Santiago ci si mobilita. Un video alla scoperta di un Cile “sotto i ponti” che vale la pena di raccontare.

Scritto da Michele Casalboni, Maria Crevani e Simone Curtino – Caschi Bianchi a Santiago del Cile

Ci sono bisogni imprescindibili, la cui soddisfazione è requisito necessario a un vivere dignitoso: uno di questi è la casa. Il diritto a una casa, a un tetto, a un riparo in cui tornare e in cui crescere una famiglia.
Ci sono poi interessi maggiori, quelli che girano intorno al prezzo dei terreni su cui costruire case popolari. Santiago del Cile è al collasso, con i suoi 8000 abitanti per km2 e l’incessante processo di gentrification [1] a cui è sottoposto il centro urbano. Classi sociali polarizzate anche e soprattutto a livello fisico: quartieri dei “poveri” ben distinguibili dai quartieri dei “ricchi”, così come le scuole e gli ospedali.
E infine loro, le vittime. Famiglie intere costrette a convivere in bettole sovraffollate, in pessime condizioni abitative, perchè gli affitti sul mercato sono troppo cari e lo Stato non si fa carico del problema. Pressati dai debiti, dal lavoro sottopagato, dal costo della vita metropolitana.
La sofferenza si fa militanza, e a Santiago c’é chi si mobilita. Dall’11 giugno i pobladores della FENAPO (Federación Nacional de Pobladores) sono accampati sulla riva del fiume Mapocho, sotto il centralissimo ponte Pio Nono. Chiedono un piano-casa, un tavolo di discussione col Ministero della Casa e dello Sviluppo, nuove politiche abitative. E come in Italia, la lotta per il diritto all’abitare é occasione di ricomposizione di istanze e percorsi sociali: la piattaforma del Mapocho riunisce studenti e studentesse, militanti mapuche, sindacalisti e sindacaliste, uomini e donne che chiedono una nuova Costituzione a sostituzione di quella pinochettista ancora in vigore. Si definiscono “produttori di un nuovo habitat”, progettano un modello di Stato piú partecipativo e propongono soluzioni autogestite ai loro bisogni, de pueblo a pueblo.
Secondo un rapporto della Banca Mondiale quella cilena é l’economia dell’America Latina in cui è più facile fare affari: bassa disoccupazione, istituzioni solide, PIL in crescita a ritmi del 5% annuo, basso debito pubblico.
Un idillio neoliberale che di tanto in tanto lascia indietro qualcuno. Un altro Cile, quello “sotto i ponti”, che vale la pena raccontare.

[1] Con il termine gentrification si indica l’insieme dei cambiamenti urbanistici e socio-culturali di un’area urbana, tradizionalmente popolare o abitata dalla classe operaia, risultanti dall’acquisto di immobili da parte di popolazione benestante – Wikipedia

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