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Una Guerra nascosta agli occhi del mondo

Bagua Grande (Amazzonia): una pacifica manifestazione dei popoli indigeni finisce in un bagno di sangue

Scritto da Paola Ruggiero CB Focsiv 2008

5 giugno 2009
Bagua Grande. Elicotteri che sorvolano il cielo dell’amazzonia nord-ovest peruana, uno dei posti magici di questo splendido paese. I primi spari alle 5 di questa mattina. I primi a cadere i nativos (1). Gli ospedali della regione sono saturi, il numero dei feriti a causa delle pallottole, che si disperdono nell’aria come gocce di pioggia, non è stimabile.

Lima. Il lavoro delle associazioni che si occupano di diritti umani non conosce interruzioni. Le notizie arrivano nella capitale confuse, arricchite o impoverite in relazione alle fonti di provenienza. I telefoni, qui in ufficio, squillano ininterrottamente. Il numero di perdite di vite umane, poliziotti e indigeni, aumenta di ora in ora. 5 giugno 2009, Bagua Grande (Amazzonia)

La pacifica protesta dei popoli amazzonici, contro la politica interna del settore della Mineria, contava 54 giorni, questa mattina. Alla base di ciò una serie di decreti legislativi, emessi l’anno scorso dall’attuale governo. Tali decreti non rispettano i diritti territoriali delle popolazioni indigene, oltre ad essere di dubbio valore giuridico in quanto emanati senza alcun processo consultivo con le popolazioni interessate. La consulatazione è infatti prevista sia dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro(ILO)(2) sia dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (3). Gli atti varati dal Presidente Alan Garcia, che impongono tra le altre cose anche servigi obbligatori a favore delle imprese occupanti, hanno portato un’accellerazione nel processo delle concessioni minerarie e petrolifere nei territori di proprietà delle comunità native, come se tali territori fossero disabitati, generando cosi numerosi problemi sociali a gli abitanti originari delle regioni amazzoniche.

5 giugno 2009_ Bagua Grande Da mesi ormai gli indigeni amazzonici contestano tali norme, nell’indifferenza del governo e all’insaputa del resto del mondo. Ad aprile le organizzazioni indigene hanno coordinato una protesta pacifica, ma il governo centrale ha preferito la strada della repressione dichiarando lo stato d’emergenza e l’intervento massiccio delle forze armate, tornando ad offrire territori di diverse comuità ad imprese petrolifere.

Questa mattina nella zona di Bagua Grande alcuni manifestanti, fino a ieri in opposizione pacata, si sono ribellati al tentativo delle forze di polizia di far sgombrare la strada su cui protestavano impedendo il passaggio dei camion per il trasporto di petrolio. Da qui la vera tragedia. Gli scontri tra civili e poliziotti non risparmiano nessuno, i corpi feriti da armi da fuoco sono innumemerevoli e comprendono anche bambini molto piccoli. Atti di atroci violenze si diffondono da entrambe le parti. Le stime ufficiali parlano di 25 poliziotti morti, 21 corpi senza vita di nativos. Dagli inviati delle organizzazioni di diritti umani sul posto, però, arrivano notizie ancora più agghiaccianti, come i tentativi di nascondere cadaveri da parte delle forze armate e liste di nomi che contano più di mille desaparecidos (4) tra gli indigeni.

La situazione non sembra, inoltre, tranquillizzarsi. In alcune cittadine della regione è stato imposto il coprifuoco alle 15 , con l’autorizzazione, qualora venga violato, ad aprire il fuoco. Da numerose parti del paese arrivano notizie di ulteriori scontri nei confronti di altre imprese e si vocifera di giovani che vorrebbero recarsi nelle “zone calde” per appoggiare le comunità nella lotta armata. La mobilizzazione da altre parti del paese, fortunatamente, arriva anche, e soprattutto, affinchè quest’ondata di violenza abbia fine e si indaghi a fondo sulle atrocità commesse.

Intanto osservo incredula tutto ciò, con gli occhi di una spettatrice straniera, e mi chiedo quale governo, il cui compito è proteggere la propria gente, può permettere che questa stessa, con o senza divisa, si spari a vicenda. Mi chiedo come può la vita umana aver così poco valore e come possono queste notizie venirci celate ogni giorno.

Aggiungo, a questa breve descrizione di ciò che sta accadendo, alcune fotografie . Il perchè di questa scelta, nonostante la crudezza delle immagini, è dovuta alla convinzione personale che nessuna parola può rendere l’idea della tragicità degli eventi che stanno accadendo e alla necessità di diffondere le informazioni senza censura(5).

Note:

(1) Nativi.
(2) Stabilito nel Convegno 169 dell’ILO, ratificato dal Peru’ nel 1993.
(3) La Dichiarazione, in vigore dal 2007, ribadisce, infatti, i diritti dei Popoli Indigeni alla proprietà della loro terra e a vivere come desiderano. Afferma, inoltre, che non possono essere cacciati dai loro territori senza il loro libero e informato consenso.
(4) scomparsi
(5) Fotografie scattate da un giovane volontario belga, presente nella zona al momento della guerriglia, disponibili alla pagina web: http://catapa.be/en/north-peru-killings.

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