Caschi Bianchi Sri Lanka

Di nuovo a scuola, ma questa volta in Sri Lanka

Una giornata nella scuola di un villaggio, dove tra molte difficoltà e mancanza di mezzi, lo sforzo di genitori e insegnanti ha creato un clima sereno, in cui la l’igiene e l’alimentazione sono cura di tutti, e i bambini pregano insieme rispettando credi differenti.

Scritto da Valentina Ferraboschi

“Dove apparirà questo articolo? Non ci creerà dei problemi vero? Non gli darete un taglio politico?” Questa è l’ultima domanda che il Preside della scuola di Perukuatana ci ha rivolto, prima di lasciarci andare ringraziandoci.  Ad ognuno le proprie riflessioni; l’intenzione di Cinzia e mia non è quella di giudicare il sistema educativo srilankese, o il governo o questo preside sorridente, ma solo di raccontare attraverso qualche foto e qualche parola il sistema scolastico, partecipando ad una giornata in questa scuola. La scuola non è particolarmente diversa dalle altre che si vedono in giro per lo Sri Lanka; è una scuola governativa sinhalese, gli studenti hanno le stesse divise bianche candide. Le bambine hanno le trecce lunghe lunghe e i ragazzi gambe magre che sbucano dai pantaloncini corti blu. Avevo già passato una splendida giornata in questa scuola, a novembre. Mi è bastato convincere Cinzia a sceglierla come campione di osservazione per realizzare il nostro pezzo sul sistema scolastico srilankese ed eccoci partire all’alba. Le lezioni iniziano alle 7.30 o alle 8, a discrezione delle scuole.

Come in Italia, i bambini arrivano prima del suono della campana, solo che non stanno a bighellonare con gli amici, ma si armano di scope e secchi e puliscono aule e cortile.   La nostra scuola è a nord del distretto di Puttalam in una zona rurale e povera, i genitori sono poco istruiti; ci sono bambini sinhalesi e tamil e qualche mussulmano. Siamo le prime ad arrivare, fortunatamente, e osserviamo il muoversi incessante di bambini per nulla assonnati che si prodigano per rendere la loro scuola “pronta” al suono della campanella. Qualche genitore è seduto sulla panchina e ci osserva divertito. Scopriremo in seguito che alcuni genitori a turno fanno la guardia giorno e notte alla scuola per prevenire possibili attacchi terroristici; con l’inasprimento del conflitto, anche le scuole sono a rischio.

Con il passare dei minuti la scuola si popola di bambini, alcuni mi riconoscono, Cinzia inizia con i primi scatti. Finalmente arrivano gli insegnati e il preside, ci accolgono calorosamente. Facciamo un conto rapido e gli insegnanti ci sembrano numericamente pochi per l’orda di bambini che si accumula. Il preside ci spiegherà infatti che ci sono 9 insegnati, di cui due volontarie, e suor Wilma, per ben 202 bambini (103 maschi e 99 femmine). Ne mancano almeno due, un insegnante di inglese per tutte le classi e uno di scienze. Ci sono 9 classi e gli insegnati coprono appena il numero delle classi. I bambini vanno dai 5 ai 14 anni. La scuola arriva fino al “grade 9” , le classi successive si fanno in un’altra scuola, per i pochi bambini che continuano con il livello avanzato. Le aule sono forse la parte più amaramente divertente di tutta la struttura, due aule sono in legno e foglie di cocco, costruite ai lati di due strutture in muratura. La struttura più grande ospita 3 classi distinte, che accolgono i bambini più piccoli, le prime tre classi. Nell’altra struttura invece non ci sono divisioni, un unico stanzone tutto aperto, che ospita insieme le ultime quattro classi. Le due aule ai margini, le due capanne, sono quelle per le classi intermedie.   L’attuale sistema scolastico deriva da quello britannico, nel corso dei secoli il sistema è stato più volte modificato dai colonizzatori, solo dall’indipendenza ha trovato una sua compiutezza ed è stato caratterizzato da riforme lievi, che l’hanno reso a suo modo peculiare. L’istruzione è divisa in un livello primario (i primi cinque “grade”) e da un livello secondario diviso al suo interno in junior (grade 6-7-8-9), senior (10-11) e collegiate (12-13). Fino al completamento del livello secondario junior l’istruzione è obbligatoria in Sri Lanka e praticamente gratuita nelle scuole governative. La scuola di Perukuatana ospita le classi fino all’istruzione obbligatoria, ma, come ci spiega il preside durante il colloquio privato, le classi più numerose sono le prime 5. A seguito del livello primario c’è un esame, molti bambini faticano a passarlo e così i genitori, che non versano in buone condizioni economiche, preferiscono avviarli ai lavori di agricoltura più leggeri, facilmente reperibili, ma estremamente sottopagati. La scuola finisce all’1.30 e molti dei bambini giunti a casa, hanno molto da fare: tutto ma non i compiti. Anche se cercassero un aiuto, i genitori molto spesso sono quasi analfabeti (molti i casi di analfabetismo da ritorno) e hanno poco tempo lontani dai campi. Per i bambini tamil e quelli mussulmani, che a casa parlano tamil, le difficoltà aumentano, il sinhalese è la seconda lingua. Gli insegnati si prodigano, ma molto spesso gi sforzi risultano vani. La scarsità di risorse della scuola non permette di poter creare un dopo-scuola e se gli insegnati si ammalano, non ci sono supplenti. La scuola è curata, nonostante tutti i problemi che il preside ci elenca, quasi alla ricerca di un aiuto, di un finanziamento. Il nostro imbarazzo si fa sentire, siamo solo due curiose, che cercano di raccogliere informazioni e osservano ogni gesto, ogni angolo della scuola, ogni attività. Con il primo rintocco della campana rudimentale attaccata all’albero, tutti i bambini si dirigono verso le postazioni assegnate alle preghiere. L’angolo cattolico, molto affollato, l’angolo buddista e l’angolino mussulmano, verso La Mecca.   Ecco che inizia una giornata di scuola, ogni bambino, può pregare il suo Dio, imparando il rispetto per il credo altrui sin dai 5 anni. Sembra una stridente contraddizione con la guerra che lacera questo paese, combattuta da due etnie che sarebbero pronte a chiamarla anche guerra di religioni. Terminate le preghiere, un altro bambino si attacca come una scimmia alla campana e ognuno prende posto in una fila diversa, davanti alla bandiera nazionale. Le file sono maschili e femminili, per altezze diverse; tutti sull’attenti (anche noi da dietro) a cantare l’inno nazionale. Non fanno in tempo a finire il canto, che i bambini sono già a correre dietro la scuola. Ogni mattina le prime tre attività obbligatorie che si succedono sono le preghiere, l’alza bandiera e i venti minuti di esercitazioni fisiche. Grandi e piccoli fanno esercizi diversi, ma ognuno si impegna ed esegue gli esercizi. Alcuni tra i ragazzi degli ultimi due gradi fanno e faranno per tutta la mattinata da “controllori” dell’ordine a scuola. Seri e assorti nel ruolo, vorrebbero non sorridere nemmeno per una foto, ma Cinzia con il suo obiettivo riesce a piegarli ad una smorfia divertita.   Finalmente, all’alba delle 9 si iniziano le lezioni, o meglio, le lezioni iniziano e tutti tirano fuori un contenitore e mentre gli insegnati illustrano il programma della giornata gli alunni fanno colazione: una colazione breve, che terminano, scrivendo già sui quaderni. Mentre le lezioni procedono, ci è possibile approfondire alcune questioni con il preside e gli insegnati. Vediamo madri indaffarate nel retro della scuola, che cucinano un preparato di erbe naturali e riso, ad alto contenuto nutritivo. Lo scopo è diminuire il livello di malnutrizione dei bambini, registrato pochi mesi fa da un medico del ministero dell’educazione. A seguito delle sue visite il dottore ha consigliato un programma di lotta alla malnutrizione, i bambini presentano nella maggioranza scarsità di varietà alimentare e di vitamine nella dieta. E quindi la scuola, attraverso un’auto-tassazione, è riuscita a comprare materiale per preparare questa merenda “speciale” a tutti i bambini; alcune mamme fanno da cuoche e per un mese si proverà con questa soluzione. Durante l’intervallo alle 10.30, tutti i bambini si dispongono in fila e prendono il budino verde; anche a noi viene dato, dobbiamo dare l’esempio e mangiarlo…peccato che malnutrite proprio non sembriamo. Ogni scuola governativa è soggetta a controlli medici frequenti per verificare il livello di salute degli alunni. Nelle zone più depresse del paese, i medici cercano di intervenire consigliando rimedi naturali e non troppo costosi. Questo programma è stato avviato dalla scuola gratuitamente, come del resto tutti i programmi che gli insegnati devono eseguire. Ogni anno ogni insegnate deve proporre tre attività da realizzare. Suor Wilma ci spiega che nella maggioranza delle scuole poi, i genitori contribuiscono alle spese, ma in questa scuola gli insegnati realizzano i proprio progetti con quello che hanno. Lei ad esempio sta realizzando un capanno-biblioteca, con l’aiuto della sua casa-madre che la sostiene economicamente.   Questa scuola è nata nel 1952 legata alla missione cristiana della chiesa lì vicino, a fianco di questa avevano costruito qualche aula. Nel 1960 diviene scuola governativa e solo nel 1972 il governo ha provveduto alla costruzione dei due stabili attuali; il resto è sorto grazie allo sforzo di insegnati e genitori. L’immagine che la scuola offre è di armonia e gioia, i bambini sono felici, sorridenti… Ogni insegnate sembra felice, nonostante la scuola sia difficilmente raggiungibile (non c’è una strada asfaltata) e di poco rilievo per la carriera. Molti insegnanti vengono da province lontane, ma hanno avuto il posto di ruolo e non possono rinunciarvi; non per questo traspare non curanza o svogliatezza. Ognuno di loro fa più del dovuto, compresi i bambini, che trovo a ridere con la bidella, di cui ancora fatico a capire il ruolo.  L’indubbia abilità del preside ha fatto crescere il numero di insegnati in un anno e fa sì che ognuno si senta a casa propria in una scuola che sembra provvisoria. Non fatichiamo a credere che i bambini vorrebbero un dopo-scuola, in quel clima di sorrisi, merende comunitarie “verdi” e umiltà palpabile, avremmo voluto rimanere di più anche noi, invece che risultare osservatrici di passaggio che prendono atto, ma possono fare poco altro, se non narrare.

Note: Informazioni sul sistema scolastico reperibili presso il Ministero dell’Educazione sri lankese   Si ringraziano: Suor Wilma, il nostro “aggancio” e traduttore. TUTTI GLI ALUNNI DELLA SCUOLA Il preside, per la sua gentilezza e disponibilità. Gli insegnati, la bidella e i genitori presenti.

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