• Cb Caritas, 2008

Caschi Bianchi Sri Lanka

Festa della donna in Sri Lanka

Il paese che è stato pioniere della presenza femminile nelle fila del governo, oggi ha solo il 5,8% di donne al parlamento, per non parlare del limitato accesso all’istruzione, delle restrizioni alla libertà di movimento e di espressione del pensiero che le donne subiscono, in particolare dopo il matrimonio.
Le donne incontrate da Valentina e fotografate da Cinzia.

Scritto da Testo di Valentina Ferraboschi, foto di Cinzia Penati

Questo è il mio omaggio alla giornata internazionale per le donne, per questo 8 marzo non trovo altro modo di celebrare, se non una riflessione sulla condizione femminile in Sri Lanka. Non mi dilungo sulle origini controverse della data, mi soffermerei invece sulla perdita di significato che tale giorno assume. Il ricordo deve volare a tutte quelle donne che hanno sofferto per farci ottenere un maggior riconoscimento e soprattutto alle donne che ancora subiscono soprusi, violenze, ingiustizie e oltraggi.

Attraverso il dialogo con alcune colleghe sri lankesi, mi sembra di poter eludere i dati ufficiali e parlare di un paese culturalmente ricco e controverso. Le ragazze qui sembrano così diverse da me, da come sono cresciuta e da quello che reputo normale, dovuto e banale.
“Io non esco nemmeno il pomeriggio con le amiche; lo so che non è così dappertutto, ma in Sri Lanka le ragazze escono solo per andare a scuola, lavorare e stare con la famiglia”. Lakshmi è una ragazza sinhalese, ha la mia età, 25 anni, lavoriamo insieme in Caritas Chilaw, parliamo e ridiamo. La differenza tra noi due è di atteggiamenti, attitudini, consapevolezze. Lakshmi non si chiude al dialogo, indaga, cerca di comprendere come vivo io in Italia e anche qui. Non sembra possibile né a lei, né a Jeyakanthi, un’altra collega tamil, quello che faccio, senza restrizioni o divieti.

Jeya sostiene che ci siano differenze tra le ragazze sinhalesi e le tamil. Schematizza agilmente la divisione culturale, sull’argomento : le sinhalesi sono più libere sia prima che dopo il matrimonio, meno legate al sistema tradizionale dei valori. Le donne possono lavorare prima e dopo il matrimonio e in genere non incontrano grossi ostacoli da parte della famiglia. Per la donne tamil (a maggioranza Hindu) e mussulmane ci sono problemi in più. Dopo il matrimonio (che generalmente non è oltre i 20-25 anni, se non prima) non è più “appropriato” lavorare. Anche prima del matrimonio le uniche professioni praticabili sono l’insegnamento e qualche lavoro sociale; una volta creata una famiglia è più “conveniente” curare la casa e stringersi attorno al focolare. L’unica eccezione sono le tamil cattoliche, per loro ci può essere maggior apertura da parte delle famiglie.

“Non so esattamente a cosa sia dovuta la ristrettezza culturale della mia etnia”, mi racconta Jeya, “non posso nemmeno attribuirla ad un sistema culturale radicato e secolare. Se dovessi dare una spiegazione direi che, forse, come minoranza ci si vuole differenziare e tutelare le proprie origini. Alle volte risulta quasi ridicolo. Una donna tamil dopo il matrimonio, se non viene dalla città, veste sempre degli abiti tradizionali. Le ragazze sinhalesi, anche se sposate, possono vestire come vogliono”.

Questa differenza tra le etnie nella crescita delle figlie femmine riguarda anche l’ambito culturale; i dati mi soccorrono, l’istruzione maschile arriva ad un dato percentuale del 90%, mentre quello delle ragazze si ferma all’83%. Se i soldi vengono a mancare chi ha la precedenza negli studi sono i ragazzi; tanto le ragazze poi si sposeranno e sarà loro compito accudire la famiglia. Non c’è desiderio di evasione da un sistema così rigido che imbriglia la libertà di scelta ed azione delle donne; tutte le persone con cui ho parlato mi hanno risposto banalmente che “in Sri Lanka è così. Se non vivi a Colombo, la cultura e la tradizione sono le cose a cui ti attieni”. Non c’è rabbia, forse solo un po’ di rassegnazione, ma non si percepisce in nessuna di loro il desiderio di cambiare le cose. Accettano, in molti casi, anche i matrimoni combinati. Questo fenomeno sociale attraversa le differenza etniche e religiose, si fa tradizione accomunante per tutte le giovani coppie. Alla base di questo ragionamento c’è una tutela per il figlio/a, che non può essere sposato a qualcuno/a di un livello inferiore. L’amore arriva dopo, con la devozione e l’accettazione di un sistema societario che ti fa promettere amore eterno ad un prescelto dalla famiglia.

Non sarebbe obbiettivo limitare la trattazione, per quanto sommaria, solo alle giovani donne. La mia esperienza nel distretto di Puttalam mi ha permesso di osservare numerosi problemi che attanagliano le donne più mature, già sposate. Le logiche rimangono le stesse, passano gli anni per queste ragazze di un tempo, ma il loro legame con il ruolo sociale di donna per la famiglia e della famiglia non muta. Molte donne sri lankesi rimangono inermi di fronte alle violenze, all’alcolismo dei mariti e alla mancanza di danaro. Poche donne reagiscono, provano a parlarne e a trovare soluzioni. Alcune partono, lasciano la famiglia e i figli e vanno all’estero in Medio Oriente alla ricerca di un umile lavoro e di un futuro migliore. Lavorano per anni, silenziosamente e con sacrificio, spediscono i soldi a casa, rientrano arricchite, ma spesso trovano una famiglia lacerata al suo interno. Tante sono le tragedie che vivono le donne qui, senza contare la guerra ventennale; non cambia se si è giovane o adulta, la condizione della donna rimane la medesima.

Strano pensare che questa isola abbia avuto la prima donna al mondo Primo Ministro, Sirimavo Bandaranaike, è stata tre volte capo del governo a partire dal 1960; e sua figlia Chandrika Bandaranaike Kumaratunga è stata presidente dello Sri Lanka. Lo Sri Lanka è stato pioniere della presenza femminile nelle fila del governo ed oggi la percentuale di donne in parlamento è solo al 5,8%. Un numero non distante dal 17% italiano, ma che ancora si discosta molto dalla parità con la componente maschile o dal solo 47% della Svezia(1).
Forse il passare degli anni e un maggiore sviluppo sociale ed umano dell’isola, doneranno maggiore libertà a queste donne giovani e meno giovani, che sposano la famiglia da appena nate. Forse, invece, tutto rimarrà molto simile; finché qualcuna di loro non lotterà come è stato fatto ad inizio secolo e in seguito per ottenere maggiori diritti e soprattutto la libertà di essere donne.

Foto in bianco e nero che ritraggono espressioni, sorrisi, imbarazzi. Raccontano di donne con cui io e Valentina condividiamo la nostra esperienza di Caschi Bianchi in Sri Lanka. Questo è l’omaggio che ho pensato di donare a tutte loro in occasione della Festa della Donna.
Note:

1. Dati ufficiali reperibili su http://www.ipu.org

*Si ringraziano per la preziosa collaborazione:
Cinzia Penati, Casco Bianco di Caritas Italiana in Sri Lanka, diocesi di Colombo, il mio editor e supporter; Jeyakanthi, animatrice di Caritas Chilaw; Lakshmi, finalncial assistant di Caritas Chilaw; Miss. Seetha, Psyco-social advisor di Caritas Chilaw; e tutte le donne incontrate in Sri Lanka, che mi hanno offerto una così viva testimonianza.

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