Caschi Bianchi Cile

Il racconto di Ana Saez: mamma di un desaparecido

Perché ricordare oggi una storia di trent’anni fa? I drammi politico sociali che hanno segnato la storia del Cile vengono considerati spesso solo un capitolo concluso, senza nessuna connessione con i problemi attuali. Le parole di Ana Saez, madre di Michel Nash, desaparecido, mettono in evidenza come le connessioni con quel periodo storico siano ancora evidenti nel Cile di oggi. Michel è sparito a 18 anni. Oggi è l’emblema della coscienza civile cilena e di tutti i giovani che si opposero alla violenza della dittatura militare. Da più di trent’anni la madre chiede giustizia: la sua storia non è ancora conclusa.

Scritto da Alessandra Canepa (Casco Bianco a Santiago del Cile)

Michel Nash viene ancora oggi ricordato come emblema della gioventù nonviolenta, che ha visto i propri ideali scontrarsi con un contesto politico-sociale difficile, come quello della dittatura militare. Nello stesso tempo è simbolo di un dramma ancora vivo nella società cilena, che tocca tutte le famiglie che hanno avuto figle/i, sorelle, fratelli, cugine/i, mariti, mogli che sono desaparecidos, e che non sanno con precisione cosa sia successo loro o non hanno nemmeno mai potuto avere i resti dei loro cari.
Michel Nash era un giovane molto attivo nella società, diventato, seguendo le orme del padre un militante energico della JOTA (Juventudes Comunistas), come una parte importante della società cilena. Sosteneva apertamente il governo del presidente Salvador Allende, che rappresentava per molti la speranza in un nuovo modo di intendere e fare politica, rispetto ai governi che si erano succeduti dall’indipendenza.

Michel Nash compie 18 anni nel giugno del 1972. Viene chiamato a prestare il servizio militare e come ricorda la mamma Ana Saéz, ‘lui era contento’. Per un giovane di diciotto anni, animato da forti ideali, che si trova a vivere in un contesto politico-sociale di fermento e cambiamento, il servizio militare è un modo per servire quegli stessi ideali.
Nell’aprile del 1973 parte quindi da Santiago per prestare servizio nel “Regimento Granaderos n 2” a Iquique, nell’estremo nord del paese. L’entusiasmo di Michel però, viene presto spegnendosi. Nelle lettere che scrive alla famiglia mette in evidenza come il ‘clima generale’ nell’esercito stia cambiando. Già nel giugno del 1973 esprime come fosse diventato un problema manifestare la propria appartenenza politica a partiti di sinistra, e come stesse nascendo un sentimento di insicurezza nell’esprimere apertamente i propri ideali.
Settembre 1973, golpe militare. I soldati di leva sono obbligati ad eseguire gli allanamientos, ovvero fare irruzione nelle case di coloro che vengono considerati pericolosi per il regime. Come racconteranno poi i testimoni alla famiglia, Michel rimane traumatizzato dalla situazione, per questo chiede il congedo. Il 12 settembre, per motivare la sua scelta, è chiamato davanti ai suoi superiori ai quali spiega di non condividere l’uso della violenza ingiustificata, attuata dall’esercito nei confronti del suo popolo (1). Gli viene concesso il congedo, ma nello stesso momento in cui esce dall’edificio viene arrestato, portato al Servicio de Inteligencia Militar e torturato. Il 17 settembre viene portato al campo prigionieri di Pisagua.
Il campo di prigionia di Pisagua è stato istituito nel 1956 dal Presidente Carlos Ibañez, come luogo di detenzione per cileni nemici dello stato. Dovranno passare 17 anni perché vengano stipati qui civili e prigionieri politici, che sarebbero poi stati trattati sicuramente con minor riguardo dei prigionieri di guerra, senza nessun ritegno per qualsiasi diritto umano, nonché torturati e molti fucilati.

Purtroppo la vicenda di Michel Nash rappresenta solo uno dei molti casi che caratterizzarono i primi anni di dittatura, quando i soldati di leva vennero obbligati a commettere crimini contro l’umanità, come fucilamenti, allaniamientos, occultamento di cadaveri. Se obiettarono e non vollero partecipare al golpe, il loro destino fu il campo di prigionia come nemici dello stato.
Secondo la testimonianza di Alberto Neumann, all’epoca detenuto a Pisagua, il 29 settembre 1973 tutti i 600 prigionieri del campo vennero chiamati fuori dalle loro celle, dallo stesso comandante del campo, il tenente colonnello Ramon Larrain. I superiori chiesero sei volontari per eseguire alcuni lavori di pittura, si presentarono quindi i sei uomini. Successivamente chiesero altri sei volontari per installare un palo. Questa volta nessuno si presentò, e vennero scelti alcuni ufficiali. Tra questi venne scelto Michel Nash. Gli ufficiali uscirono dal campo con i non-volontari e rientrarono senza di loro. La versione ufficiale fu che avevano tentato di scappare e non avendo risposto agli avvertimenti dei loro superiori erano stati fucilati.
Il generale Carlos Forestier Haesen, Jefe de la Zona en Estado de Sitio della provincia di Tarapacà, nonché autorità massima per tutto quello che accadeva nel Campo di Prigionia di Pisagua, spiegò successivamente in una lettera di risposta alla richiesta di spiegazioni alla famiglia del ragazzo, che Michel Nash era stato fucilato per un tentativo di fuga ‘con l’aggravante che la fuga era durata più di venti minuti, tempo sufficiente perché potesse rendersi conto del delitto che stava commettendo’ (2).
Nel 1990 venne scoperta la fossa clandestina di Pisagua (3), in cui vennero rinvenuti 19 corpi in buono stato, infatti dopo le fucilazioni, i corpi venivano buttati nella fossa e ricoperti di calce. Tra i resti si trovarono i corpi di tre dei sei prigionieri partiti la mattina del 29 settembre 1973 con gli ufficiali del campo. Mancano però i resti degli altri tre, tra cui Michel Nash. Vennero trovati nella fossa anche dei resti ossei appartenenti a tre persone diverse, in uno stato molto peggiore rispetto agli altri corpi e per questo sbrigativamente considerati molto più antichi. Le ossa vennero messe in una borsa, a cui venne dato il numero 20, d’ora in poi quei resti prenderanno il nome di ‘bolsa n. 20’. Ai familiari non venne data alcuna spiegazione più precisa.

Ana ricorda con dolore il momento in cui ha dovuto tentare il riconoscimento del figlio. Dolore ancora più grande non trovarlo, e dover continuare a chiedere per più di trent’anni una identificazione sicura di quei resti ossei.
Nel 2001 un documento militare della Mesa de Dialogo (4) nomina Michel Nash tra coloro che hanno subito un’esecuzione e sono stati successivamente buttati in mare, senza dar spiegazioni sulle evidenti anomalie del caso. Per esempio perché dei sei prigionieri tre sarebbero stati buttati nella fossa comune e gli altri tre sarebbero scomparsi o finiti in mare? Perché quei resti ossei non hanno ancora un nome?
Ana Saéz sta attendendo ancora oggi una risposta su quello che è successo a suo figlio. Quando parla è combattiva e scoraggiata nello stesso tempo. Dice: ‘Sono trent’anni che chiedo sempre le stesse cose, ho mandato lettere a chiunque. Io non ho nessuna certezza e nessuno mi risponde’. Il generale Forestier, in quanto superiore responsabile, poteva essere l’unico in grado di dare una risposta, ma è già mancato. Ma questo non ferma Ana, che si chiede: ‘Stiamo scomparendo? Devo raccontare la storia di mio figlio. Come può rimanere la storia se noi non denunciamo, non gridiamo, non raccontiamo ai giovani quello che abbiamo vissuto e quali crimini abbiamo subito?’

Con l’Agrupaciòn 119, di cui fanno parte familiari di desaparecidos ed ex-presi politici della dittatura, Ana si raduna tutti i giovedì davanti all’edificio in Londres 38, ex-centro di tortura che l’Agrupaciòn cerca di far riconoscere come Casa de la Memoria(5). Troppo spesso qualcuno porta la notizia che è mancata un‘altra mamma di un desaparecido, senza aver potuto sapere dove sia il corpo di suo figlio, cosa gli sia successo, chi sia il colpevole diretto e se questo colpevole stia scontando la pena.

Ana Saez è sicura nell’affermare: ‘Mio figlio fu ucciso per quello che rappresentava’. Questo ragazzo di diciotto anni, incarcerato, torturato, fucilato perché si è opposto alla violenza del regime è considerato un simbolo di tutti i ragazzi in servizio di leva, uccisi da militari senza nessuna spiegazione. L’associazione AVIM (Agrupaciòn de Victimas del Sistema Militar), ancora oggi molto attiva, definisce Michel Nash come ‘La Historia de un Héroe de la Paz’. Michel Nash si è rifiutato di partecipare al golpe militare ed è rimasto vittima della logica violenta che rinnegava. Purtroppo le morti ‘anomale’ di ragazzi in servizio militare anche nel periodo post-dittatura sono troppe. Molte ‘etichettate’ come suicidi, e molte come tragedie, per le quali nessuno è risultato direttamente colpevole.

La storia di Michel Nash non è ancora conclusa, per il dolore senza umana e politica risposta nato in quel periodo oscuro di dittatura della storia cilena, e nello stesso tempo non deve essere dimenticata perché simbolo di un anima della società cilena che conserva il coraggio di una coscienza civile fatta di ideali di libertà e rispetto.

Note:1. Le parole di Michel Nash sono state ricordate da diversi dei sopravvissuti, in particolare nella testimonianza del dottor Alberto Neumann.(http://www.memoriayjusticia.cl ) e successivamente raccontate alla famiglia.
2. Parole che apportano la firma del generale stesso, nella lettera inviata alla famiglia Nash, in data 9 novembre 1973.
3. Per maggiori informazioni riguardo il campo di Pisagua, ed in particolare sulle anomalie riguardo lo scoprimento di questa fossa, si può consultare http://www.archivochile.com, sito internet del CEME (Centro Estudios Miguel Enriquèz).
4. ‘Organismi’ di dialogo temporanei, che in Cile vengono istituiti per sanare problematiche e fratture sociali, in questo caso le conseguenze della dittatura.
5. In Cile sono stati identificati innumerevoli centri di tortura, ma solo 3 sono stati riconosciuti come Case di Memoria, tra questi Villa Grimaldi (vedere articoli riguardo Parque por la Paz).

Potrebbero interessarti

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

ISCRIZIONE NEWSLETTER

  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
    GG trattino MM trattino AAAA
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Desidero ricevere vostre comunicazioni e richieste personalizzate via email. Informativa Privacy

  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden
  • Hidden