Brasile Caschi Bianchi

Itaobim no Brasil

Dal diario di Laura, da poco in Brasile: i doni di Natale ad Itaobim.

Scritto da Laura Grosselle, Casco Bianco a Itaobim

Sono gli ultimi giorni del 2005 e da un mese vivo ad Itaobim, cittadina di 21000 abitanti nel nord est dello stato di Minas Gerais, Brasile. Un mese fa, dopo ore di viaggio attraversando l’oceano Atlantico e chiedendomi cosa avrei trovato una volta atterrata, ho visto la capitale di questo grande stato – ha una superficie pari a 4 volte l’Italia – nel sud est del Brasile, Belo Horizonte. La cosa che più mi ha colpito sono stati gli enormi alberi secolari con le radici che spuntavano da sotto, proprio nel mezzo della città, in una piazza in pieno traffico urbano.
Ora a 700 km di distanza sembra di vivere in un altro Brasile. Dal primo giorno ad Itaobim la situazione è stata subito chiara. Calpestati pochi metri in direzione della Piazza Centrale abbiamo assistito ad una retata della polizia a volto coperto – segno, ci dice Elisa, che ci potevano essere delle sparatorie. Ho saputo in seguito, sempre da Elisa, la volontaria italiana con cui vivo ad Itaobim, che il giorno successivo la polizia era intervenuta nuovamente arrestando in totale una trentina di ragazzi, tutti facenti parte di una delle due bande che si dividono la città. Era sabato e di lì a due giorni mi sarei trasferita per il primo periodo di questa esperienza nell’appartamento di Elisa e Glaziane, assistente sociale. Da quel 3 dicembre tutte e tre ci rechiamo alle 8 di mattina ogni giorno alla Casa da Juventude, un centro di accoglienza diurno per ragazzi di strada.
Il primo giorno, dopo aver percorso un lungo tratto dell’avenida (la strada che collega Teofilo Otoni a Medina passando per Itaobim) ed essere salite per la stradina terrosa al confine col quartiere di São Cristobao, alcuni bambini ci sono corsi incontro tutti felici e hanno abbracciato Elisa. Poi, appena dietro l’angolo, di fronte a noi, un lungo muro bianco su cui c’è scritto a grandi lettere azzurre “Comunidade Papa Juao xxiii”.

Entriamo da un grande portone azzurro nella Casa da Juventude. Un mare di bambini urlanti gioca e alcuni subito corrono da noi e chiedono curiosi a Elisa chi è la nuova arrivata. Di fronte vedo un grande palco con dietro una struttura di 5 aule (danza, rinforzo scolastico, l’aula della psicologa e di informatica) e ai lati, in parallelo, la segreteria, il refettorio, la cucina, dall’altra parte gli uffici dell’assistente sociale, la panetteria, l’aula per il corso parrucchieri e manicure, una stanza con dei telai ed una per il cucito. Di lato alla Casa da Juventude, dove cominciano le colline verdi, l’orto comunitario dove alcune famiglie possono coltivare un pezzetto di terra e guadagnarsi qualcosa da vivere.

La Casa da Juventude accoglie in tutto 700 bambini e adolescenti che ogni giorno trovano lo spazio per partecipare ad une delle tante attività organizzate o semplicemente per giocare.
La Casa è un grande fermento, ogni giorno è diverso dall’altro, c’è sempre qualcosa da scoprire. In queste settimane con gli altri educatori ci siamo dati da fare per impacchettare i regali per tutti i bambini che avevano mandato la letterina a Papai Noel e per organizzare l’ultima settimana di festa prima di Natale. Durante la settimana si resipirava la curiosità e l’attesa dei bambini per l’arrivo di Papai Noel carico di doni… Infine il giorno tanto atteso è arrivato! Il palco ha ospitato alcuni pagliacci che hanno coinvolto bambini ed educatori nelle loro scenette e alla fine è apparso Papai Noel… affiancatro da Mamai Noel su un carretto trainato, con un sacco carico di doni. Mamai Noel distribuiva leccornie ad ognuno e poi uno alla volta andavano a prendersi il proprio regalo da Papai Noel. Ogni viso di bambino, dal più piccino ai più grandi risplendeva di luce, felici e grati li vedevo uscire carichi di pacchi più grossi di loro!
Una bambina incredula nel ricevere il suo primo regalo di Natale chiedeva alla mamma “ma è proprio per me questa bambola…così grande?”

È stato un Natale insolito ma molto bello. La sera della vigilia con le compagne di appartamento abbiamo cenato a casa di una loro amica, con i figli e la suocera. Vitinho, il figlio più piccolo ci ha intrattenuto con le sue danze acrobatiche. Mi sono sentita accolta in quella casetta di un quartiere di Itaobim. Felice di condividere il Natale con loro.

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