Caschi Bianchi Ecuador

Machismo e violenza

Alla ricerca delle cause di disgregazione del tessuto familiare: la tradizione che vede la donna all’ultimo gradino della scala sociale, insieme alla disperazione indotta dalla povertà.

Scritto da Chiara Preti

L’alto tasso di violenza presente in questo paese, e in particolare nel cantone di Santo Domingo, trova le radici in una forte cultura machista, che non lascia spazio ai deboli tentativi di progresso femminista.
Il machismo trae le sue origini da una storia millenaria di soprusi contro il sesso debole e di relegazione delle donne al ruolo di madri e impiegate. Già per la cultura indigena la donna, pur essendo il fulcro dell’economia domestica grazie alla sua manodopera, nonché la progenitrice della stirpe, non veniva considerata dotata di autonomia e passava dalla custodia del padre a quella del marito, dal quale non poteva separarsi e del quale doveva sopportare tutti i soprusi e i difetti (come la diffusa tendenza all’alcolismo). La combinazione meticcia nata dall’arrivo degli spagnoli e dall’immigrazione dei neri, ha proseguito la tradizione di una cultura estremamente machista, che per secoli ha visto il padre padrone come capo dell’hacienda dove le donne sono tuttora relegate a ruoli marginali, come madri e domestiche, o addirittura concubine e schiave.

Le madri soltere, ossia single, sono una realtà che affligge l’America Latina dai tempi del colonialismo, in cui le povere contadine e serve dell’hacienda venivano spesso abusate dai signori padroni, su cui non potevano rivendicare alcun diritto. È così che tutt’oggi, a distanza di secoli, l’uomo si sente in potere di “seminare” fin tanto gli dà piacere, e poi abbandonare senza nessun tipo di rimorso né di senso del dovere donna e figli. In un paese tanto cattolico (ma ricordiamo che il cattolicesimo è stato imposto qui), i matrimoni consacrati sono la minoranza in confronto alle ‘unioni libere’, simili alla convivenza di fatto. Pertanto i figli nati da queste unioni non hanno nessun diritto garantito e le donne si ritrovano spesso abbandonate con una media di 5 – 10 figli a carico.

In Ecuador, e specialmente nel campo, ho incontrato donne ammirabili, con una forza d’animo e un’energia che io credevo non fosse possibile avere. Dopo aver conosciuto l’umiliazione e l’abbandono, ma spesso anche l’incomprensione e lo scherno dei vicini, in condizioni economiche precarie, queste donne trovano ugualmente la forza per ricostruire il loro nucleo familiare lavorando e crescendo i figli da sole, affidandosi a banche di micro-credito che offrono loro una possibilità per uscire dalla povertà estrema e poter pagare l’educazione ai figli, per lo meno quella basica.

Ovviamente non tutte hanno questa forza, e l’ignoranza non aiuta a superare i problemi, per cui chi ci rimette sono quasi sempre i bambini, figli di padri assenti, a cui non è garantita un’educazione né i diritti fondamentali di ogni bambino, come l’affetto e la considerazione di entrambi i genitori, nonché l’innocenza, persa spesso troppo in fretta. La violenza è la causa più comune della frattura di un nucleo familiare, ed è una catena che non lascia scampo. Comincia dall’uomo, perché in natura è l’essere più forte, ma le cause sono culturali e sociali, tra cui spiccano la tendenza all’alcolismo (nell’alcol cercano probabilmente conforto ai problemi derivanti dalla miseria e dalla mancanza di lavoro) e il forte machismo. L’uomo si sfoga con la donna che è più debole, e spesso pure con i bambini, e la donna può far valere la sua autorità unicamente sui figli, finché questi a loro volta diventano adulti e riproducono lo stesso tipo di violenza che hanno subito. E’ una catena che pare non avere soluzione, per lo meno finché lo stato non deciderà di investire seriamente in politiche sociali di sensibilizzazione al tema della violenza intra-familiare e non garantirà un’educazione gratuita per tutti, di qualità. Fino a quando mancherà un livello di educazione accettabile e una coscientizzazione di massa, sarà un lavoro difficile e molte volte inconcludente, quello di offrire un appoggio a situazioni familiari dove la donna è da sempre vittima di abusi e di violenza perché addirittura, una volta convinta a sporgere denuncia, si può pentire e tornare a subire, piuttosto che affrontare la minaccia di vendetta e di abbandono del marito accusato. Invece di intervenire per smembrare i nuclei familiari, bisognerebbe lavorare sull’educazione dei bambini maschi, che un giorno saranno uomini, ed educare i due sessi secondo un principio di uguaglianza e di rispetto reciproco.

E’ forse questa un’utopia? Non per chi ha avuto la fortuna di nascere in un mondo in cui il femminismo ha raggiunto degli obiettivi. E da questa parte più fortunata del mondo può venire lo stimolo a raggiungere gli stessi obiettivi dove ancora la donna subisce in silenzio e accetta di essere posta sull’ultimo gradino della scala sociale.

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