Caschi Bianchi Ecuador

Ragazzi di strada molto speciali: i NIÑOS GOMEROS

Per molti la loro vita non vale nulla, io dico che hanno il diritto di essere amati.

Scritto da Maria Marino (Casco Bianco a Santo Domingo De Los Colorados)

Conoscevo poco il fenomeno dei niños de la calle prima di essere “catapultata” a Santo Domingo de los Colorados, in Ecuador, come volontaria in servizio civile. Allora pensavo che si trattasse solamente di quei bambini che, spesso sporchi e senza scarpe, vagano tutto il giorno per la strada cercando di vendere caramelle, chiedendo l’elemosina oppure lucidando scarpe nelle principali piazze, vie commerciali, mercati o stazioni di bus delle città.
Purtroppo mi sbagliavo: non conoscevo l’altra faccia della medaglia, non avevo ancora sentito parlare dei niños gomeros. Anche questi ultimi sono niños de la calle ma ciò che li distingue dagli altri bimbi che vivono per la strada è quella strana sostanza gialla, contenuta in una bottiglietta o in un sacchetto di plastica, che aspirano quasi ventiquattro ore al giorno. La prima volta che li ho visti non riuscivo proprio a capire cosa facessero, né la mia mente poteva immaginarlo. Solo dopo qualche tempo ho tristemente scoperto che inalare quella strana sostanza significa drogarsi. E ancora, che quella roba altro non è che comune colla per scarpe (volgarmente chiamata goma, da qui la parola gomeros), in vendita in qualsiasi ferramenta a soli ottanta centesimi di dollaro, ossia meno di un piatto di cibo.
I danni causati da questa droga, a me assolutamente nuova, sono irreversibili a livello celebrale e possono anche condurre alla morte improvvisa. Tuttavia, per i niños gomeros, la colla nella strada è l’unico compagno fedele. E io inizio a capire perché. Ieri di fronte a una famiglia violenta e in frantumi, con esperienza di alcoolismo, abusi sessuali e/o delinquenza; oggi di fronte al freddo, ai crampi della fame, all’indifferenza e alla compassione della gente, ma soprattutto con un futuro senza prospettive, la goma è l’unico mezzo che questi ragazzini hanno per dimenticare quanto è dura la vita e per costruirsi un mondo artificiale.. quel paese delle meraviglie che gli è stato negato e che è un diritto di tutti i bambini del mondo.
La strada non li accoglie certo solo con la droga, ma anche con tutti i suoi padroni: dalla polizia che li punisce con interventi estremamente pesanti e arbitrari (da fare rabbrividire qualsiasi organizzazione di tutela dei diritti umani), a tanti altri procacciatori di affari sporchi che arrivano addirittura ad abusare di loro sessualmente per un dollaro.
Sono mesi che mi chiedo perché i niños gomeros continuino ad amare la vita di strada, mentre a me sembra che questa sia fonte di tanta sofferenza e dolore. So che probabilmente la mia mente non troverà mai delle risposte accettabili: esiste troppa differenza tra la vita tranquilla e serena che io ho vissuto fino a oggi e la non vita che a loro è stata imposta.
Non sono riuscita a capire il vincolo che lega i bambini alla calle, un vincolo molto più complesso di quello che appare. Innanzitutto, per questi bimbi la strada non è un luogo fisico da vivere individualmente ma collettivamente, ossia con altri niños tra i quali si stabiliscono relazioni complesse, anche di tipo sessuale, che a noi occidentali potrebbero sembrare perverse, ma che in loro, con il passare del tempo, creano un senso di appartenenza al gruppo molto intenso. La strada diventa la loro “famiglia”, con i suoi strani (e a me incomprensibili) linguaggi, doveri, codici e regole, che sviluppano nei bambini tratti del comportamento tipico degli adulti e la violenza e la rabbia che sempre li accompagnano. Non si viene a creare una comunità con norme precise, ma nemmeno si può dire che in essa vige l’anarchia: per potervi accedere vanno rispettate determinate regole e percorsi.
La strada rappresenta anche un luogo di relazioni di potere, diverse da quelle familiari, ma pur sempre strutturate in un sistema gerarchico. Difatti, solitamente esiste un leader o un gruppetto predominante che, all’interno di questa strana famiglia, sfrutta i più piccoli per raccogliere soldi, li costringe a rapporti omosessuali e infligge punizioni per colpe commesse o conti da regolare.
Eppure, nonostante la vita di strada sia dura, con tutti i rischi che la caratterizzano, per i niños gomeros rappresenta l’alternativa a una grave situazione di violenza familiare e sociale, un luogo di incontro e che diventa occasione per acquisire un’identità. La strada significa libertà di fare tutto ciò che si desidera. La strada rappresenta anche la soluzione ai loro problemi: riescono a mangiare, racimolano soldi rubando, mendicando o prostituendosi. In altre parole, molto meglio della loro famiglia da cui ricevono solo botte, incomprensioni, violenze e torture.
Molto frequentemente, nei momenti di maggior crisi, i bimbi esprimono il desiderio di lasciare la strada. Tuttavia, l’attaccamento che hanno verso la vita di strada è molto forte ed è poco probabile che riescano a stare lontano dalla strada per più di qualche settimana o mese: difatti, se anche tornano a una famiglia (quella in cui sono nati o una “adottiva”) o trovano rifugio presso un’associazione, finiscono spesso per scegliere nuovamente la strada e la colla.
In definitiva, sembra che il recupero dei niños gomeros sia praticamente impossibile ed effettivamente in questi mesi, in cui la mia vita si è intrecciata con la loro, non sono riuscita a individuare percorsi validi da seguire per aiutarli a uscire dalla strada. A volte ho pensato che bastasse solo parlare con loro quando ne avessero voglia, instaurando lentamente un rapporto di fiducia; altre volte che l’unica cosa giusta da fare fosse portarli con la forza in qualche centro di riabilitazione per disintossicarli; altre ancora, nei momenti di maggiore frustrazione, che qualsiasi sforzo fosse vano, che tutto fosse inutile…
Forse è vero. Mille progetti e idee per aiutare i niños gomeros e loro sono sempre e comunque lì, per la strada. Ma basta questo per arrendersi e lasciarli soli con la gomma? Voglio ancora credere di no.
Ivan, Moises, Manuel, Chiquitin, David, Luis Miguel, Manchado, Juan, José, Ernesto, Chillado, Antonio, Omar, Julio, Angie…sono solo alcuni dei niños gomeros di Santo Domingo de los Colorados. Per molti si tratta solo di un gruppo di delinquenti e tossicodipendenti la cui vita non vale nulla e per cui non c’è speranza, io dico che nonostante tutto sono solo bambini che hanno il diritto di essere amati, di giocare, di scherzare, di ridere.

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