Caschi Bianchi Cile

Raccontatemi il carcere cileno

L’esperienza delle carceri cilene dalla viva voce di cinque giovani partecipanti al programma di recupero della comunità terapeutica dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII di Santiago

Scritto da Chiara Perego (Casco Bianco a Santiago del Cile)

Non avendo voluto censurare nessuna parte della conversazione, e avendo voluto restare il più fedele possibile alle parole dei ragazzi, in alcuni punti i racconti possono risultare un po’ forti.

Luis ha 36 anni, ha due figli. Si trova in comunità terapeutica da 2 mesi. Nel 1997 è stato per 4 mesi in un carcere ecuadoriano, per porto d’armi illegale. Per questo motivo non può tornare in Ecuador. 

Miguel ha 23 anni, ha una figlia. È in comunità da 9 mesi. Nel 2000 ha passato un mese nel penitenziario per furto in una casa.

Victor ha 24 anni, è in comunità da 10 mesi. È stato in prigione diverse volte: la prima volta nel 1996 per furto con intimidazione, aveva 16 anni ed è stato 6 mesi nel carcere minorile. Poi è stato nel penitenziario 4 volte, tra il 2002 e il 2003: per lesioni gravi a una persona, 1 mese; per furto con intimidazione 3 mesi; per furto 5 giorni; l’ultima volta è stato preso per una lite in cui ha causato lesioni non definite gravi. Al momento è in libertà vigilata per il furto con intimidazione (le cui pena è normalmente di 3-5 anni), ossia deve recarsi una volta al mese al carcere notturno a firmare, per un periodo di circa 4 anni.

Hernan ha 23 anni, ha un figlio appena nato. È in comunità da 2 mesi. Nel 2000 ha passato 4 mesi nel penitenziario per furto con intimidazione. Al momento è in libertà vigilata con obbligo di una firma mensile.

Hugo ha 25 anni, ha un figlio. Si trova in comunità da 1 mese. Quando aveva 18 anni ha passato 4 mesi nel penitenziario per furto con intimidazione. Poi è stato detenuto 5 giorni per sospetto omicidio e successivamente rilasciato in quanto innocente. 4 mesi fa è uscito dal carcere dopo 7 mesi che ha dovuto scontare per furto con intimidazione. Per questo reato è stato condannato a 3 anni ed è in libertà vigilata in attesa della sentenza d’appello. Inoltre aspetta la condanna per un altro reato commesso durante la libertà vigilata stessa: ha l’obbligo di due firme mensili.

Com’è la vita all’interno del carcere?

Hernan: È l’inferno sulla terra. Ho vissuto tutta la vita in carcere perché tutta la mia famiglia è stata dentro: mio papà, mia mamma, mio fratello e mia sorella minori. Mio papà c’è stato 10 anni per narcotraffico e quando è uscito poi ci è ricaduto. Trafficava per tutto il Cile con mia mamma. Erano ricercati nel Paese  e li hanno presi a Valdivia. Mia mamma è uscita dopo tre anni ma poi ci è ricaduta e ora è dentro, le manca un anno. Mia sorella è stata presa da poco per aver cercato di passare della droga alla mamma in carcere.
Quelli che rubano sono i più rispettati. I narcotrafficanti sono i più ricchi, li chiamano “perros guatones” (“cani ciccioni”) o san bernardo. I ladri “riscattano” i narco proprio perché hanno soldi, cioè li prendono e se li portano nella loro stanza per poter vivere meglio approfittando dei regali e del cibo che gli portano da fuori.
Quando arrivi i gendarmi ti mandano dove vogliono: ad esempio uno stupratore lo mandano nella galleria, dove sta la gente peggiore, in modo che lo violentino a sua volta. Le violenze sessuali sono regolari in carcere. I più forti ti “perkinan”, cioè ti prendono come schiavetto e tu devi lavare piatti, calzette, scarpe, e ti rifilano anche i castighi che dovrebbero scontare: se non lo fai ti picchiano a legnate. I “perkins”, gli “schiavetti”, sono quelli che se la passano peggio.
Dentro c’è ogni tipo di traffico. C’è la “calle” (“strada”) e sopra c’è la galleria, che sarebbe come il secondo piano: tramite un sistema di posta alla buona ci si scambia la droga con un filo buttato da sopra a sotto.
Quando due si picchiano lo fanno incappucciati e se le danno con spranghe che staccano dalle sbarre: con una mano tengono una lancia per pugnalare e con l’altra un palo per difendersi. Ogni giorno ci sono liti e ogni giorno muore gente attraversata dalle lance.
Un giorno è arrivato un “violeta”, così chiamano i violentatori, e lo sbirro quasi lo ammazza perché aveva violentato la figlia di 6 anni e anche lui aveva una figlia piccola. Lo ha fatto inginocchiare contro la parete e gli ha sbattuto la testa contro il muro e poi lo ha riempito di sprangate. Poi l’ha buttato nella galleria 6 dove l’hanno violentato.
Ti danno da mangiare gatto. Alcuni fanno lo sciopero della fame quando protestano perché non stanno rivedendo la loro causa: ti fanno firmare un foglio dove dichiari il tuo sciopero. Ma se ti pigliano mangiare anche solo un pezzetto di pane ti picchiano a sangue. Ci sono a volte “calles” intere che fanno sciopero e quando lo sciopero finisce spariscono tutti i gatti!
Ci sono celle di castigo: io ci sono finito per traffico di droga dentro. Mi hanno fatto fare 200 flessioni e mi hanno fatto arrivare alla cella camminando con le ginocchia flesse. È una cella minuscola in cui ci fanno stare fino a 14 persone. All’interno ci sono due “pisciatoi”, cioè due buchi con sopra un tubicino da cui giunge l’acqua, l’unica che si possa bere. Ci davano da mangiare e poi ci chiedevano com’è la carne, mostrandoci la testa dei gatti.
Ci sono liti anche per il cibo, che viene portato in due barili per 400 persone, devi lottare per prenderlo, ma non tutti lo mangiano, solo quelli che stanno peggio. I narco, che sono quelli che stanno meglio, non mangiano il rancio, il cibo che passa il carcere. Ricevono biscotti e borse di cibo buono dalla gente fuori e dai familiari.
A volte ci sono interni che hanno una cella tutta per loro, oppure stanno da soli con un perkuin. Mia mamma comanda due celle grandi perché è dentro da tanto. Traffica ancora dentro. Le stanze non hanno nulla, solo dei letti a castello o dei letti di cemento con un materasso bassissimo.

Miguel: Noi eravamo 8 nello stesso materasso, dormivamo proprio sotto il tetto. Era impossibile dormire per il caldo e perché dovevi stare attento che non ti violentassero. Come quando fai la doccia e devi stare attento quando ti cade il sapone…no, non è una diceria, è verissimo! Il sapone è meglio lasciarlo per terra.

Potete raccontare meglio come si trascorre la giornata in carcere?

Luis: Alle 7 del mattino tutti gli interni devono stare in formazione: vengono contati per vedere se qualcuno è scappato. Poi ti danno la colazione: tè o acqua portati in pentoloni e due pani che ti devono bastare per tutto il giorno. Poi viene l’ora del rancio, se conosci qualcuno cerchi di recuperare da altre celle qualcosa per cucinare: un fornello a paraffina, una pentola, una cipolla, salsa. Se puoi farti da mangiare te lo fai, sennò devi mangiare quello che mangiano gli altri. Poi durante il giorno si parla dell’umano e del divino… non si lavora, non si fa niente.
Sono stato nella calle 14, la peggiore, lì c’è troppo affollamento, non si può camminare, non hai un posto dove riposare perché non ci sono stanze. Ovunque ci sono molestie. Di notte ci sono più liti, per un pezzetto di carta o di cartone per poter dormire, da mettere per terra. Questo è il luogo in cui si arriva quando si entra. Se quando arrivi non conosci nessuno ti trattano male…devi cercare di usare l’astuzia, di sopravvivere a certe situazioni.

Victor: In calle 14 si arriva sempre la mattina presto. Entri e ti tolgono le scarpe, ti perquisiscono, ti lasciano completamente nudo prima di entrare. Ti fanno vestire e poi prima di entrare nel corridoio ti spogliano di nuovo. Annotano tutto, tatuaggi, cicatrici, ti fanno le foto. Passi il corridoio e arrivi a una piccola cella con vista a un altro corridoio, la calle, da cui si vede il cielo attraverso le grate che stanno sopra. Si chiama così perché è lunga, 30-40 metri circa, sembra una strada. Nel mezzo della calle passa la fossa della fogna dove si butta tutto il cibo e la spazzatura. C’è tanta gente qui ed è la più pericolosa, non si può camminare tranquillamente. Ti chiudono la porta alle spalle e non puoi più uscire…Sui lati ci sono delle porte una dietro l’altra, costruzioni di cemento che sembrano appartamenti. In ogni stanza ci stanno 20 persone ma ce ne entrano 50. È alta, il tetto è diviso in cuccette: c’è un piano di legno che ha un’entrata, un buco, da cui in alcune passi anche all’altra stanza. Durante il pomeriggio fai conoscenza con qualcuno, racconti perché sei dentro, ti invitano a matear(2), a bere il mate in compagnia, e devi tenere vivo il senso di sopravvivenza perché sennò è difficile che tu possa arrivare a una stanza e avere un posto dove dormire. Quando arriva la notte, viene tirato un lenzuolo che sta appeso fuori da ogni cuccetta che si chiama chara, come la tenda che i gitani usano in campagna. Quando le charas sono tutte chiuse non c’è più spazio nella calle, se non il canale di scarico. Se in quel momento sei fuori devi cominciare a preoccuparti perché l’unico posto che ti resta per dormire è la parte posteriore dove c’è il bagno, che è un posto umido dove scorre acqua tutta la notte. Devi conoscere gente per cavartela. Io stavo in una chara con altri e bisognava stare attenti che non ce la fregassero…ecco perché ti dico che devi avere un senso di sopravvivenza, farti furbo per non dormire fuori o dover mangiare dal rancio.

È vero che il carcere è un ambiente violento in cui si pratica anche la tortura?

Hugo: Devi vivere al ritmo degli sbirri. Gli sbirri sono in un’uniforme verde e girano con una spada e ti picchiano quando gli gira, sono loro quelli che dettano legge dentro…devi stare alle loro lune. Sempre ti picchiano quando vengono per i controlli nella stanza.

Miguel: Quando arrivi ti spogliano completamente, per vedere se hai qualcosa addosso. Io non volevo spogliarmi e un gendarme mi ha picchiato con un palo sul “di dietro”…fa un male cane…

Hernan: Loro sono l’autorità e possono fare quello che vogliono, passare il limite, se ne approfittano di questa autorità.

Victor: Ti picchiano così, come gli gira…se non sei messo bene in formazione, se non capisci…la violenza psicologica nella calle tra detenuti c’è sempre. Tutti parlano solo con parolacce.

Quando vieni messo in castigo nella cella di isolamento?

Hernan: Quando ti beccano con la droga o quando ti metti a litigare. Se prepari la chicha con lenticchie, fagioli e riso, basta metterci lo zucchero, lasciarlo fermentare e diventa alcolico! Lo distilli e lo coli con una calzetta. Fanno anche il pajaro verde, che è un succo per drogarti.
Quando ti beccano fare qualcosa di sbagliato, prima ti chiamano alla guardia interna e ti annotano, poi ti fanno passare a una sala e ti chiedono perché sei lì: se sei sincero non ti picchiano tanto. Poi ti spogliano e ti fanno fare 200 flessioni…se ne fai 198 e dici 200 e ti beccano ti fanno ricominciare da zero. Poi ti mettono nella cella, ce ne sono una quindicina di queste celle. Esci solo per la conta del mattino. Per il resto dormi, mangi e pisci lì…è sporchissimo. Mi hanno beccato con la droga e mi hanno messo lì dentro per 15 giorni…è stato orribile, eravamo 14. La notte dormi e se uno si sveglia e deve defecare lo fa lì in mezzo a tutti…è schifoso e anche terribilmente denigrante.

Cosa vi è rimasto del carcere? Quando siete usciti pensavate che vi aveva fatto bene o avevate più rabbia?

Victor: Al contrario della rabbia quando esci senti allegria, felicità…perché stare rinchiuso è tanto denigrante e schifoso che uscendo riprendi il valore che implica l’essere libero.

Hernan: Dipende dalle persone…ci sono quelli che escono con una mentalità diversa, talmente non gli è piaciuto il carcere che cercano di comportarsi bene per non tornarci. Ma ce ne sono altri che escono peggio, perché dentro si imparano le cose peggiori. Io sono uscito pensando che sarei diventato un santo, che mai più mi sarei drogato o avrei bevuto…poi appena sei fuori ti dimentichi tutto.

Miguel: Molte persone si aggrappano a Dio, cercano una religione e poi quando escono se lo dimenticano. A me è successo proprio così.

Victor: Da una parte sei felice di uscire e vorresti non tornare più, ma poi esci e sei peggiore di prima.

Luis: Non c’è niente di buono dentro, è uno schifo.

Hugo: Ci sono delle persone, magari i più anziani, che capita che ti si avvicinino e ti aiutino, ti dicano che devi piantarla con questo schifo, che devi fare di tutto per non tornare.

Hernan: Ci sono persone che vivono meglio dentro che fuori perché mangiano gratis e hanno un posto dove dormire. Però dentro è uno schifo…ogni giorno muore gente, si litiga e ci si ammazza…capita che intere stanze litighino l’una con l’altra e addirittura si tirano fornelli accesi dentro. Si fa per orgoglio, per guadagnare rispetto e vivere più tranquillo. Quando arrivi i pezzi grossi mandano i perkins (scagnozzi) a rubarti la roba…e tu sei più rispettato se non ti sottometti ma ti ribelli, li picchi. Già quando ti portano in carcere nel camion gli altri detenuti ti rubano le cose, scarpe soprattutto, e i gendarmi stanno a guardare…quelli più furbi stanno seduti e gli altri in piedi. Fin da allora si inizia a litigare…

Siete mai stati perkins?

Hernan: No! Io conoscevo un sacco di gente dentro…

Victor: Io non conoscevo nessuno, ma non sono mai stato perkin…ho dovuto lottare per non essere sottomesso.

Come funzionano le visite?

Hernan: Le visite sono pericolose…ad esempio se tu hai la “morosa” che piace a un altro devi litigarci per difenderla. Oppure ci sono tipe che si mettono a litigare per un tipo che sta in carcere, capisci? Che cavolo te ne frega di uno che sta dentro e non ti può dare niente…

Luis: Si dice che quando uno viene preso, anche la sua famiglia viene presa con lui. Perché ad esempio è denigrante per una madre venirti a visitare ed essere perquisita interamente. È umiliante per la tua mamita. Mia mamma non è mai venuta, ma mi hanno raccontato che è orribile che perquisiscano la tua mamma. Le donne le perquisiscono completamente altre gendarmi donne. Fanno abbassare loro i pantaloni e le fanno piegare per controllare la vagina, perché la maggior parte fa entrare la droga nascondendola lì.

Hernan: Dentro c’è una ginecologa. Mia mamma la controllano in ogni momento perché la conoscono. È anche possibile avere relazioni sessuali al momento delle visite, ci sono lenzuola attaccate ai muri e tutti quelli che hanno una donna che viene a trovarli possono avere relazioni

Hugo: Le visite sono possibili due volte alla settimana dalle 3 alle 5. Non ci sono vetri, si sta seduti vicini. Tu stai seduto ad aspettare che arrivi qualcuno e se non arriva nessuno resti con una tristezza infinita…

Quando entraste in carcere cambiò l’attitudine dei vostri amici e della vostra famiglia nei vostri confronti?

Hernan: Gli amici non vengono mai a farti visita. Puoi averne 1000 e quando entri te ne resta uno.

Hugo: Nei 7 mesi che ci sono stato le uniche che sono venute a trovarmi sono state mia mamma, mia zia e un’amica. Mia mamma veniva a tutte le visite.

Miguel: durante il mese che sono stato dentro è venuta a trovarmi mia sorella una volta…però è uno schifo perché quando è venuta l’hanno spogliata e l’hanno perquisita completamente. Mio nipote aveva 2 anni più o meno, hanno perquisito anche lui…

Se fanno tanti controlli, come entra la droga?

Hugo: Ci sono un sacco di modi! Nel dentifricio, nella margarina, nel burro: fai scivolar fuori il burro, gli fai un buco sotto e ci metti la droga, poi lo rimetti dentro. Si usano anche le bibite kapo (si tratta di succhi venduti in buste di plastica molle), le svuoti con una siringa e ci inietti alcolici, poi bruci il foro e si chiude. Anche i gendarmi partecipano al traffico, ad esempio per far entrare i cellulari che servono ai detenuti per poter comunicare con l’esterno: per ottenere droga o ad esempio per mandare qualcuno a picchiare qualcun’altro.

Vengono organizzate attività o corsi in carcere?

Hugo: Dentro non si fa niente.

Si ha fiducia nella gente?

Hugo: No, di nessuno, non puoi fidarti nemmeno dei tuoi compagni di cella.

Quando esci hai voglia di non ripetere più gli stessi errori? Ossia, il carcere serve come riabilitazione? O serve solo come contenimento, per nascondere la cattiva gente alla vista della società?

Victor: No, non serve a niente…Quando sono uscito dopo una settimana stavo di nuovo rubando.

Hernan: Il carcere è come una scuola, una scuola che insegna ciò che è male. Ascolti i racconti degli altri e impari a fare quello che di male non hai ancora fatto.

Quindi il carcere non serve. Se potessi fare qualcosa per cambiarlo, che cosa faresti?

Hugo: Io non metterei in carcere i delinquenti, li manderei su un’isola e li farei lavorare, che facciano qualcosa! Perché in prigione non fai niente. Che ti rendano produttivo per il popolo, perché sennò sei solo una spesa!

Miguel: Buona l’idea di Hugo. A Rapa Nui c’è un carcere dove si lavora all’aria aperta, io farei lo stesso anche qui.

Victor: Ma qui ci sarebbe il problema degli attrezzi, se li ruberebbero tutti e poi li userebbero per le risse e per ammazzarsi tra di loro! Io sono stato delinquente, e sempre avrei voluto che qualcuno mi ascoltasse. Sempre volevo che qualcuno mi ascoltasse, mi desse la possibilità di esprimermi, come succede qui in comunità. Credo che li metterei tutti in trattamento psicologico, ingrandirei il carcere o ne farei di più. Cambierei qualcosa anche in gendarmeria, perché i gendarmi siano più colti e aiutino gli internati a reinserirsi nella società, non che li picchino solamente. Perché i detenuti sono trattati come animali, non come persone…

Hernan: Si dovrebbero insegnare delle professioni perché la maggior parte di quelli che sono dentro, sono lì perchè ignoranti. Non sanno far niente e questo li porta a delinquere per guadagnare soldi. Se tu lavori non hai motivo per rubare. La maggior parte dei delinquenti non ha mai studiato niente, non ha avuto una professione, un’opportunità lavorativa. Quindi credo che bisognerebbe proprio insegnare una professione agli internati, perché quando escono in libertà sappiano fare qualcosa e per potersi mantenere lavorando e non rubando.

Luis: Se potessi fare qualcosa, per prima cosa cambierei il sistema giudiziario. Poi costruirei diverse carceri per eliminare il sovraffollamento. Bisogna che si paghi per il proprio reato e io farei diverse carceri a seconda del grado di ciò che hai fatto. E per quelli che devono scontare l’ergastolo nessun lusso, niente di niente. Alle persone che violentano bambini piccoli, o donne, non che li si maltratti, ma che abbiano la minor facilità per ottenere le cose, che vegetino, che siano come vegetali.

Tutti voi avete dei tatuaggi, che significato hanno?

Victor: Che sei una persona forte…io me lo sono fatto per quello, per guadagnare rispetto.

Hernan: Te li fai dentro ma è terribilmente antigenico. Usano lo stesso ago per 10000 persone. I malati di aids lo usano per i furti: si bucano la pelle e poi minacciano di forarti se non gli dai ciò che vogliono. Tutti i malati di aids stanno a parte come i narcotrafficanti, vivono come re.
L’immagine conta molto nel carcere affinchè ti rispettino…anche il modo di vestire, aumenta la stima nei tuoi confronti. Se vai in giro ad esempio vestito come noi ora, con i vestiti per lavorare…ti fermano subito e te le danno!

Secondo quali criteri finisci in un posto o nell’altro?  

Hernan: Ti fanno passare da un ufficio dove ti denudano per controllarti le cicatrici e i tatuaggi, poi controllano nel computer se sei già stato preso. Se sei già stato dentro ti mandano per prima cosa alla calle 14, che è per chi è già stato preso. Da lì, dove andrai a finire dipende dalle tue conoscenze, se c’è qualcuno che ti conosce in una galleria, che sono le più dure, dici che vorresti andare lì e ti ci mandano. Se non sei mai stato dentro ti mandano 5 giorni nella sezione 1 e poi ti mandano nella 13 dove ci sono campi da calcetto, tavoli da ping-pong, addirittura lo scivolo. Ci sono luoghi fatti apposta per i narcos, i sidosos (malato di aids) e i novizi.

Siete a favore della pena di morte?

Hugo: Dipende…quelli che violentano i bambini piccoli, io li ucciderei.

Victor: I violentatori sì, quelli che si approfittano della debolezza della gente. So che è una contraddizione rispetto alle mie credenze, probabilmente dipende dalla rabbia che provo verso queste persone dico sì, ma la mia fede, la mia religione me lo impediscono. Però sono umano e penso così.

Miguel: Sì. I violentatori li prendo, gli butto addosso la paraffina e li brucio vivi. Quando sono stato dentro è arrivato un tipo che aveva violentato la nipotina e che persino se ne vantava di fronte al gendarme che lo ha portato…è arrivato un tipo che chiamavano il gitano, e se lo violentava tutti i giorni. Io sono stato lì un mese come novizio e ogni notte si sentiva quando se lo violentava.

Luis: Che soffrano in vita perché ucciderli è dargli un premio, un regalo. Gli farei pagare in vita le loro colpe.

Hernan: I violentatori, che soffrano in vita, che siano pagati con la stessa moneta, che se li violentino. Che poi quando muoiono continuino a soffrire le pene all’inferno per l’eternità.

Domanda di Miguel: Io non l’ho vissuto ma magari gli altri sì…è davvero terribile passare Natale e anno nuovo dentro: non puoi abbracciare nessuno!

Hugo: È penoso perchè sulla collina vedi i fuochi nella città e ti metti a pensare che sono tutti in strada, che ci sono le ragazze con le minigonne…che tu sei lì e allora te ne vai a dormire e cerchi di non pensarci.

Pensate che chi ha studiato di più non fa cose che magari fa chi non ne ha avuto l’opportunità?

Victor: Nessuno si salva, però chi studia ha più possibilità di scelta.

Hernan: Se hai la tua bella casa, il tuo bel lavoro e ti trovi un bel mazzo di biglietti sotto il naso, e vedi che nessuno li prende e nessuno ti vede, li prendi, li prendi lo stesso.

L’educazione all’interno del carcere sarebbe una buona soluzione?

Victor: Si però non obbligatorio, perché ognuno deve poter scegliere. Per alcuni può esser buono perché se vuoi cambiar vita avere più cultura ti aiuta.

Hernan: Mio papà è stato dentro per 10 anni: aveva tutto un sistema di lavoro all’interno, con detenuti che lavoravano per lui, si comportava bene, addirittura gli hanno fatto un’intervista per un giornale…era molto cattolico. Poi quando gli mancavano due anni se li è comprati al giudice con i soldi che aveva guadagnato. Appena fuori ha continuato a credere in Cristo, sembrava andasse tutto bene…Poi ha ricominciato a trasportare cocaina e Cristo lo ha punito, è tornato dentro. Quando esci nessuno confida più in te e ci ricadi. Quando papa è uscito aveva fatto un cambio molto positivo, ha aperto una panetteria. Ma poi sono iniziati i debiti perché all’inizio un negozio non rende molto…quindi la mia famiglia gli ha prestato soldi, ma i soldi mancavano sempre e il modo più facile per fare soldi subito è la cocaina. L’hanno preso con me, alla dogana, venivamo da Arica con la cocaina. Cristo lo ha castigato per esserci ricaduto. Io ero con lui, ma non mi hanno preso…Questa esperienza mi ha marcato moltissimo: vedere tuo padre che ti dice “figlio mio scusa, di nuovo vi lascio soli”, dopo 10 anni di detenzione sapere che gliene mancano ancora 5…(piange).

La chiacchierata con i ragazzi finisce con una discussione sulla politica, l’ingiustizia sociale, la povertà, il narcotraffico, le baraccopoli, forse cercano di spiegare il motivo per cui tanta gente finisce in carcere. Ringraziano per questa intervista, cui altri ragazzi della comunità non hanno voluto sottoporsi “perchè li faceva stare male”.

Note:1. Il mate è un infuso sudamericano che si beve in un piccolo recipiente di legno, il matero. Questo viene riempito con l’erba mate stessa: si aggiunge acqua calda e si beve usando la bombilla, una cannuccia di legno, canna o metallo, bucherellata all’estremità, che filtra l’erba. Si beve in compagnia di altre persone aggiungendo acqua calda man mano che finisce. L’uso di bere mate è molto diffuso in carcere, è un momento di condivisione, di conoscenza e socializzazione. Bere il mate è un vero e proprio rito con gesti e simboli universali: ad esempio a seconda di come è posizionata la bombilla quando passi il matero al compagno questo capirà se lo stai sfidando o se lo consideri un amico.
2. La chicha è un alcolico cileno simile al mosto, che si beve soprattutto in primavera, quando cade la festa nazionale.

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