Caschi Bianchi Cile

Verso la salvaguardia dei diritti umani in Cile

Direttamente da Santiago del Cile, Giuliano ci informa sulla presenza di una Commissione che lavora per il riconoscimento dei tanti casi di tortura e prigionia a verificatisi durante la dittatura cilena. E’ impossibile risarcire i parenti delle vittime del danno subito, ma è importante fare memoria per non ripetere gli orrori del passato.

Scritto da Giuliano Cunico (Casco Bianco a Santiago del Cile)

Cronaca dell’incontro tenutosi presso la sede della “Comisión Nacional sobre prisión política y/o tortura” in data 05.03.04, a Santiago del Cile.
Insieme a Davide, altro Casco Bianco, sono andato agli uffici, aperti al pubblico per chiedere informazioni e capire come lavora la “Commissione nazionale sulla prigionia politica e la tortura”: dall’incontro che abbiamo avuto con alcuni responsabili, emerge che il governo cileno ha istituito nel novembre scorso la commissione, che rimarrà in carica per sei mesi (con una possibile proroga del mandato di due mesi), con il compito specifico di raccogliere le testimonianze di quanti subirono le violenze della dittatura.
Ciascun cittadino può accedervi e rilasciare la sua testimonianza sui fatti che gli sono accaduti.
La commissione ha uffici in ogni capoluogo di regione e nel suo organico comprende figure di avvocati, assistenti sociali e psicologi. Questi ultimi come supporto per quanti, nell’esporre i fatti, si trovino nella condizione di rievocare ricordi difficili e traumatici.
Lo scopo attuale è quello di determinare una sorta di archivio dei cittadini coinvolti.
La commissione deve determinare la veridicità delle informazioni raccolte.
Probabilmente, terminato questo periodo di raccolta, i dati verranno studiati e elaborati e non si esclude di arrivare ad una forma di risarcimento per chi ha perso lavoro, casa, ha subito mutilazioni o è stato costretto all’esilio.

DAL SITO INTERNET www.comisiontortura.cl

Alle persone che soffrirono prigionia politica e/o la tortura tra l’11 settembre del 1973 e il 10 marzo 1990.
Il Presidente della repubblica, nell’agosto del 2003, si è rivolto al paese per dare conoscenza della sua proposta sui Diritti Umani “Non c’è domani senza ieri”, come parte di un processo nel quale lo stato cerca di risarcire in forma simbolica coloro che furono oggetto di gravi violazioni dei diritti umani. In detta occasione, ha annunciato la creazione di una commissione che si occupi del problema dei prigionieri politici e dei torturati.

In data novembre 2003, con il Decreto Supremo n. 1040 viene creata la Comision Nacional sobre Prision Politica y/o tortura preposta a stabilire l’identità di chi abbia sofferto privazioni della libertà e/o tortura per ragioni politiche da parte di agenti dello Stato o di persone al suo servizio, nel periodo compreso tra l’11 di settembre 1973 e il 10 marzo 1990; vengono inoltre proposti mezzi di riparazione, in accordo ai criteri generali segnalati dal presidente della Repubblica.

La richiesta di iscrizione all’archivio della commissione sarà esclusivamente a titolo personale. Solo in casi eccezionali, e quando si possa provare l’impossibilità dell’interessato di iscriversi personalmente, la richiesta potrà essere presentata da un parente stretto.
La commissione avrà un lasso di tempo di sei mesi per l’espletamento delle sue funzioni.
Spetterà alla Commissione, in accordo alle prove che si presentano, determinare l’identità dei soggetti che subirono privazione della libertà e torture.

In accordo al decreto n. 1040, resta esclusa dalla competenza della Commissione, la situazione di persone private della libertà in manifestazioni pubbliche sottoposte a giudizio dei tribunali della polizia locale o di altri tribunali per delitti comuni, condannati per questi delitti.

Discorso del presidente della Repubblica, Ricardo Lagos, per la presentazione della proposta presidenziale sui diritti umani

Oggi facciamo un passo in più. Un passo in più in questo lungo processo col quale lo stato del Cile risponde, almeno in parte, al dolore di chi fu oggetto di gravi violazioni dei diritti umani nel passato recente.
Da alcune ore ho presentato una proposta sui diritti umani agli altri poteri dello stato: al Presidente del Senato, alla Presidente della Camera dei Deputati e al Presidente della Corte Suprema. Questa proposta resta ora a disposizione di tutti i cileni. Sono cosciente del fatto che essa non costituisce una soluzione definitiva alle vite spezzate e alle sofferenze causate dalle suddette violazioni. Molti hanno creduto che per superare i traumi del passato, bastasse voltare pagina o seppellire la memoria. Una società non diventa più umana negando il dolore, il dolore della sua storia; al contrario, la negazione serve solo a svilire e a denigrare.
E’ dovere di tutti i cileni, e mio dovere come capo di stato, dare impulso a mezzi che contribuiscano a presentare alle nuove generazioni una Nazione la cui anima sia unita e in pace, la cui coscienza morale abbia compiuto i passi necessari verso la verità, la giustizia e la riconciliazione. Una frattura sociale, politica e morale quale quella vissuta dai cileni, non si chiude con un atto e in un determinato momento. Non è possibile estirpare il dolore che vive nella memoria attuando alcuna misura, per quanto ben intenzionata e audacia essa sia. Necessitiamo di chiudere più in fretta le nostre ferite, per il cammino che con coerenza e perseveranza abbiamo seguito: quello dei Tribunali di Giustizia e del rispetto della legge, senza eccezioni. Il fallimento della nostra democrazia si è prodotto in mezzo a tormenti crescenti che il paese e i suoi leader non sono stati in grado di limitare. Perciò è stato inevitabile questo fallimento e noi che abbiamo responsabilità nelle distinte aree della vita nazionale, non dobbiamo mai smettere di pensare e riconoscere, con umiltà e realismo, quali furono gli errori individuali e collettivi che ci portarono ad un momento tanto terribile della nostra storia. Forse il più terribile. Capire il contesto e le cause del fallimento civile che ci occorse allora non significa, in alcun modo, giustificare quello che è accaduto in seguito.

“Se violaron los derechos humanos: se asesinó, se torturó, se detuvo, se hizo desaparecer a personas. Sus familiares, y todo Chile, tienen el derecho y la necesidad de saber la verdad acerca de qué ocurrió con esas personas.”
Vennero violati i diritti umani: vennero commessi assassini e torture, molte persone vennero imprigionate e furono fatte sparire. I loro familiari e tutto il Cile, hanno il diritto e la necessità di sapere la verità su quello che accadde a queste persone.
Come diceva un tempo Monsignor Errazuriz, riferendosi alle violazioni dei diritti umani: “molti cileni le negavano: per ignoranza o per complicità. Attualmente, nessuno può negarle. Solo così si ricordano i fatti per impedire che si vengano a ripetere”.
Il lungo cammino intrapreso per conoscere la verità comincia dai familiari che cercano i loro cari. Quasi trent’anni di ricerca instancabile, alimentata dal diritto alla verità, esempio di dignità per tutti i cileni. Il passo più importante in questo processo è stato il recupero della democrazia. Se non fossimo stati in grado di ristabilire la democrazia, nulla di quello che fino ad ora abbiamo ottenuto sarebbe stato possibile. Da allora, tre sono stati i pilastri sui quali abbiamo edificato la nostra politica sui diritti umani: Verità, Giustizia, Riconciliazione. Tre valori ai quali noi non siamo disposti a rinunciare. Tutte le istituzioni della Repubblica non possono che attenersi all’unico cammino proprio di una democrazia: quello dell’esercizio autonomo della funzione giurisdizionale da parte dei tribunali e della applicazione della legislazione vigente.

Il primo passo compiuto è quello fatto con la Commissione Verità e Riconciliazione, creata dal presidente Aylwin, presieduta da Raul Retting. Il Cile intero ha conosciuto allora, i tratti principali di una verità che era stata sistematicamente negata. Milioni di cileni si sono accorti che i detenuti scomparsi costituivano una realtà che tutto il Cile doveva guardare in faccia. La Tavola del Dialogo ha rappresentato un passo ulteriore: istituita dal governo del Presidente Frei, con l’apporto delle forze Armate, assieme ad altre forze morali, ha accettato la responsabilità di associarsi alla ricerca della verità sul destino dei detenuti e dei condannati.

Sebbene, come sappiamo, i risultati non siano stati quelli che avremmo desiderato, gli sforzi compiuti hanno contribuito a produrre un notevole salto verso la ricomposizione dell’anima nazionale, ad aprire un nuovo clima di cooperazione, una nuova speranza nella ricerca della verità e della giustizia, ad aprire il passo ad una nuova relazione tra il paese nel suo insieme e le forze Armate. Le istituzioni armate hanno cooperato con la giustizia; molte persone che possiedono informazioni tuttavia, restano inabissate in un silenzio crudele e ostinato. A partire dall’Informativa della Verità e della Riconciliazione, si elaborarono mezzi di riparazione per le vittime, che includono benefici in pensioni, educazione, attenzioni alla salute, benefici per coloro che soffrirono l’esilio e anche per coloro che subirono la perdita del posto di lavoro per il solo fatto di avere un’opinione diversa.

Vorrei fornire solo due dati, che riflettono l’intensità dello sforzo realizzato fino ad ora. Oggi sono stati spesi più di 86 miliardi di pesos ($ 86.238.149.633) in pensioni di riparazione e, per coloro che persero il lavoro, solo negli ultimi tre anni, quelli del mio Governo, sono stati spesi più di 251 miliardi di pesos ( $ 251.697.106.296). La proposta che ho presentato al paese raccoglie l’appoggio della Chiesa, delle istituzioni laiche, sociali e politiche, della coalizione di Governo, fondata sulla difesa dei diritti dell’uomo; e anche dell’opposizione, che oggi si assume questo compito: come capo di Stato non posso non considerare questa come una vittoria per il paese. Mi rallegro molto per quest’ultimo risultato.

Dopo aver ascoltato tante persone e gruppi, faccio mia la convinzione più profonda che gli obiettivi di verità e di giustizia siano moralmente irrinunciabili. Senza dubbio, i passi fatti dall’esercito assieme alle forze armate – che oggi tutto il paese riconosce – contribuirono fortemente al clima che permette di presentarci uniti come paese verso nuove mete. Il cammino di Verità e Giustizia, che il Cile ha intrapreso e che continuerà a percorrere, è suscettibile di raggiungere un maggior livello di perfezionamento dei suoi strumenti e dei suoi meccanismi. Per questo la proposta contiene un insieme di soluzioni che permettono di conoscere meglio la verità, e di velocizzare i processi giudiziali, perché non diventino eterni. Proponiamo soluzioni che incentivino la ricerca di informazioni. Proponiamo anche di distinguere le responsabilità di coloro che agirono sotto il timore di rappresaglie che minacciavano la loro vita, o in uno stato di ignoranza tale da annullare la capacità di decisione, da quelle di coloro che organizzarono e pianificarono la repressione, che impartirono gli ordini, che diressero le esecuzioni dei crimini o li eseguirono direttamente, con piena coscienza. Assieme a questo, proponiamo misure per migliorare e perfezionare la forma di risarcimento per le vittime e per i loro familiari. Aumenteremo di un 50% il valore delle pensioni attuali, indennizzando i figli che – pur essendo beneficiari – per varie ragioni non hanno potuto accedere ai benefici stipulati dalla legge sulla riconciliazione. Miglioreremo anche le norme che permettono l’accesso e l’assistenza alle vittime e ai familiari delle vittime della repressione e della violenza politica, includendo con loro, di sicuro, membri e familiari delle Istituzioni Armate. Molta è stata la sofferenza delle vittime di coloro che furono presi e detenuti; molti di loro furono anche torturati. Essi meritano, da parte di tutti i cileni, indipendentemente dalle idee di ognuno, il maggior rispetto per le terribili esperienze che vissero. Al loro dolore, lo sappiamo bene, non può essere riparato se non in parte molto piccola. Con il fine di offrire questa minima riparazione, ho deciso di creare una Commissione preposta a stabilire rigorosamente chi possa essere beneficiario di un modesto e simbolico indennizzo, che vuol esprimere il perdono che il Cile chiede per quello che il suo popolo ha subito.
E‘ nel nome di tutti i cileni che vi presento la mia riconoscenza ed il mio rispetto. Vogliamo che in nessun modo questi fatti accadano nuovamente. Ci proponiamo di realizzare gli sforzi al fine di promuovere il rispetto dei diritti umani in Cile e di annullare il pericolo di una nuova catastrofe per la democrazia nella nostra patria. Per loro, tra altre cose, creeremo l’Istituto Nazionale dei Diritti Umani e delle Libertà Pubbliche, il cui incarico sarà di vigilare per la protezione, l’esercizio e la regolarizzazione del rispetto dei diritti dell’uomo in Cile.

Sosterremo lo sviluppo dell’educazione e la formazione dei nostri ragazzi e dei giovani in materia di diritti umani e libertà delle persone. E daremo impulso, allo stesso tempo, alla ratificazione di trattati e convenzioni internazionali che obblighino il Cile davanti al mondo, in questo tipo di materia. Per loro, proporremo una riforma costituzionale che autorizzi lo stato del Cile a ratificare lo Statuto della Corte Penale Internazionale e del rispettivo tribunale; e proporremo la ratificazione della Convenzione Interamericana sulla Scomparsa Forzata delle Persone, elaborata per mezzo dell’organizzazione degli Stati Americani. Allo stesso modo, proponiamo di riformare il Codice di Giustizia militare per definire la competenza dei tribunali Militari in relazione tanto al tipo di delitto che devono conoscere, tanto alle persone che possono essere giudicate dalla giurisdizione militare.

Alla realizzazione di tali proposte concorre la responsabilità di molti: del potere Esecutivo, nonché di quello Legislativo, e Giudiziario. Le responsabilità del Governo saranno portate fino in fondo senza dilazioni. Come Presidente della Repubblica, la mia responsabilità riguarda l’insieme del processo nei vari stadi del suo avanzamento, lo stabilire priorità nel tempo e il lavorare per la loro concretizzazione ed efficacia. La collaborazione del Potere Giudiziale in questi anni è stata immensa. Servirà anche per concludere in fretta i processi. Ripeto oggi quello che ho affermato quando sono salito al Governo: “Non si umilia chi cerca l’intesa per fare più forte il Cile. Lavoreremo per produrre le convergenze e le renderemo possibili”.

Lavoreremo per il domani del Cile per i nostri figli. Un domani costruito non sugli inganni e sulla fragilità della dimenticanza, ma sulla base solida della nostra memoria storica.
Porque, compatriotas míos, no hay mañana sin ayer. Gracias. Perché, compatrioti miei, non c’è domani senza ieri. Grazie.

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