Caschi Bianchi Cile

DOVE HO LASCIATO I MIEI OCCHI

Scritto da Annamaria Nuzzolese, Casco Bianco in Servizio Civile con APG23 a Santiago del Cile

In principio era Kimberly e il mio primo sguardo non trova i suoi occhi dentro i miei. Passa una mano sul tavolo e rompe un bicchiere. La abbraccio mentre mi dà la schiena, è più innocua, non mi può sputare. Le avvolgo le spalle, le stringo le braccia, non può colpirmi. A volte la tengo per mano. So che potrebbe anche fratturarmi un dito, non riesco comunque a non farlo. Canto per lei in una lingua che non conosco ma che lei sembra di sì, scuote la testa, traduce e interpreta. Questo ritornello suona solo per noi ed è irripetibile. Nella sala concerti muovo le mani su ogni superficie, materiale, stoffa, tamburello sul muro e sulla poltrona, sui palloncini e sul doppiovetro della finestra. Ogni cosa sembra uno strumento a corde. Tutto sold out, io prediligo il prato ma anche la piccionaia mi andrebbe bene.
Le piacciono alcune cose precise, ora piacciono anche a me. Quando si siede per terra a far ruotare lo stelo dei fiori che raccogliamo per lei, mi siedo per terra nella sede dell’Escuelita e penso:

In principio era Agustina. Agustina è frutilla, fragola come quella voglia che mia mamma mi diceva di sentire quando toccava la mia nuca da piccola. Mia mamma dice di sentirla ancora ora; nei giorni buoni anche le mie mani percepiscono un solco leggero. Non conosco la casa di Agustina e mi chiedo se è accogliente come quella di Kimberly. Agustina però è ancora così minuta che non potrebbe farmi male nemmeno se mi stritolasse la mano con tutto il suo corpo. Ha una chioma scura e degli occhi cioccolato fondente. Immergo la mia nuca nelle sue iridi, la tavoletta sciolta ricopre la frutilla, poi la aiuto a scrivere parole che ancora non ho incontrato in spagnolo. Ci fidiamo che l’altra sia la migliore possibile nel proprio ruolo.

Quando arriva sera, non so dove ho lasciato i miei occhi, perchè negli incavi dei bulbi non ci sono. Saranno nella sala concerto, saranno sul tappeto elastico.Dormo senza occhi ma vedo tutto ugualmente, le Ande su Peñalolén me ne prestano un altro paio.

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