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PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA

Il viaggio del Pontefice nella piccola isola asiatica, segnata da una guerra decennale, è una nuova occasione per rafforzare il messaggio di riconciliazione e dialogo tra le religioni di Papa Francesco. E un incoraggiamento al paese a superare le divisioni e aprire una nuova pagina di pace.

Scritto da Flaminia Tumino, Maria Alessandra Brocardo e Silvia D’Alessandro, Caschi bianchi Caritas Italiana

La visita del papa in Sri Lanka si è conclusa con un bilancio totalmente positivo. Molti erano stati i timori per questa visita del pontefice nell’isola. L’ormai ex presidente della repubblica Mahinda Rajapaksa, che lo aveva ufficialmente invitato, subito dopo la conferma del Vaticano delle date della visita aveva indetto le elezioni presidenziali per la settimana precedente, con l’intento di sfruttarne l’ondata mediatica positiva. Questa mossa aveva posto in grave imbarazzo il Vaticano: è consuetudine, infatti, che i viaggi internazionali del Papa non si tengano mai in periodi di consultazioni elettorali, per il rischio evidente di vedere strumentalizzata la presenza del Pontefice in quel Paese. La visita di Papa Francesco, di cui molti apprezzano l’indipendenza da vincoli politici e lo spirito di novità e riforma è stata dunque in forse e discussa fino all’ultimo. Il tema della riconciliazione e del dialogo positivo tra diverse religioni che ha accompagnato e guidato la visita del Pontefice è fondamentale per un paese che deve ancora affrontare e risolvere gli strascichi e le divisioni di una lunga guerra civile, senza contare che Papa Francesco sarebbe stato il primo Papa in visita in Sri Lanka a recarsi per una funzione in area Tamil.

Il vecchio presidente voleva andare a elezioni generali comunque entro il marzo 2015, ovvero prima della presentazione del report degli esperti nominati dal Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani sulle violazioni sia da parte delle forze governative che dei guerriglieri Tamil dell’LTTE (meglio conosciuti come Tigri Tamil) durante le fasi finali del conflitto e in particolare durante l’offensiva del maggio 2009, nella quale si stima che persero la vita circa 40 000 civili. Di fronte alle richieste di chiarimento della comunità internazionale, Mahinda Rajapaksa e le autorità governative hanno sempre negato tali cifre e risposto che le inchieste internazionali costituivano una grave violazione della sovranità nazionale.
L’8 gennaio scorso si sono dunque svolte le elezioni, dalle quali il presidente in carica è uscito sconfitto. Maithripala Yapa Sirisena, ex Ministro della Salute del governo del presidente, dimessosi pochi mesi prima delle elezioni per passare nelle file della coalizione di opposizione e poi designato come candidato alle presidenziali, ha ottenuto a sorpresa la maggioranza dei voti. All’alba del giorno successivo delle elezioni, quando lo spoglio delle schede era ancora incompleto ma si cominciava a prefigurare la sconfitta dell’ex presidente, risulta da indiscrezioni ricorrenti suffragate da prove video e testimonianze, che questi abbia convocato i vertici di polizia ed esercito e abbia chiesto loro appoggio per autoproclamarsi vincitore delle elezioni, intimidendo il Commissario Elettorale affinché alterasse il computo dei voti. Questi si sarebbero rifiutati e il tentativo di colpo di stato sarebbe così fallito. Sirisena, il nuovo presidente, avendo fatto parte del vecchio governo, non rappresenta una novità nel panorama politico srilankese ma è visto positivamente per non essere stato direttamente coinvolto nel bagno di sangue finale che ha portato alla fine della guerra civile e perché durante la campagna elettorale si è mostrato sensibile ad alcune problematiche importanti del Paese come il bisogno di riconciliazione e di una maggiore libertà di stampa.

Il Papa sin dalla fase di definizione delle tappe della visita si era dimostrato particolarmente sensibile al tema della riconciliazione ed infatti erano stati programmati, oltre alla canonizzazione di Joseph Vas, santo del dialogo e della riconciliazione tra differenti credenze religiose, un incontro inter-religioso il 13 gennaio e e una funzione eucaristica nel Santuario Mariano di Madhu il 14. Quest’ultimo si trova in area tamil ed è luogo dal grande significato storico soprattutto per la minoranza tamil. Infatti, durante la guerra civile, durata 26 anni, dal 1983 al 2009, a partire dagli anni ’90 attorno al santuario sono confluiti sia tamil cattolici che di altri credi, nel tentativo di sfuggire ai bombardamenti. Nel 1999 il campo improvvisato contava più di 10 000 rifugiati. Madhu rappresenta da un lato le sofferenze della popolazione tamil e dell’epoca della guerra, dall’altro è simbolo di riconciliazione perché è un luogo venerato dai cattolici sia di etnia singalese che tamil.

Atterrato in Sri Lanka il 13 gennaio, Papa Francesco è stato accolto da una grande folla di fedeli in festa, che l’hanno accompagnato a Colombo, dove nel pomeriggio si è tenuto l’incontro inter-religioso che ha visto la presenza di autorità ed esponenti delle religioni buddista, induista, musulmana e cattolica. Il Papa ha parlato in quest’occasione dell’importanza della collaborazione tra i leaders delle diverse religioni del Paese affinché vi sia coesistenza pacifica pur senza rinunciare alle proprie identità e ha lanciato loro un appello a predicare e vivere i valori della pace e della tolleranza presenti in ciascuna delle religioni e a mettere in guardia i propri fedeli dall’uso delle fede per legittimare la violenza.
Il giorno successivo, 14 gennaio, Papa Francesco ha celebrato una Messa solenne, sempre a Colombo, davanti a oltre settecentomila persone, durante la quale si è anche svolta la cerimonia di canonizzazione di Joseph Vaz, primo santo dello Sri Lanka (rivendicato anche dall’India, vista la sua provenienza), già beatificato il 21 gennaio del 1995 da Papa Giovanni Paolo II. Joseph Vaz era un sacerdote oratoriano e missionario che tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 si spostò a predicare il Vangelo dall’India all’isola di Ceylon. Tradusse il Vangelo in lingua cingalese e tamil. Vaz era originario di Goa e quando si recò in Sri Lanka nel 1697, gli olandesi dominavano l’isola e i cattolici erano perseguitati e al clero era stato proibito di metter piede sull’isola. Vaz girò tra la popolazione del regno di Jaffna in segreto, vestito come un mendicante, con l’intento di ricompattare la comunità cattolica dell’isola: obiettivo che alla sua morte, avvenuta a soli 59 anni, i credenti affermano coronato da successo.
Nel pomeriggio dello stesso giorno il Papa si è recato al Santuario Mariano di Madhu dove era atteso da una grande folla, e durante la celebrazione ha parlato dell’importanza della riconciliazione come base per ricostruire il Paese: “Vogliamo chiedere alla Madre Maria di accompagnare con le sue preghiere gli sforzi degli Srilankesi di entrambe le comunità Tamil e Singalese per ricostruire l’unità che è stata perduta. Come la sua statua è rientrata al suo santuario di Madhu dopo la guerra, così preghiamo che tutti i suoi figli e figlie Srilankesi possano ritornare ora alla casa di Dio in un rinnovato spirito di riconciliazione e fratellanza”.
Ad entrambi gli appuntamenti del 14 erano presenti, oltre ai cattolici srilankesi e a numerose delegazioni indiane provenienti da Goa, anche molte persone di altre fedi, accorse ad ascoltare l’appello di speranza e unità del Papa: in molti vedono questa fase, dopo il cambio di leadership e le parole di incoraggiamento e unità del Pontefice, come un’occasione per rilanciare il dialogo e la riconciliazione tra le varie comunità dello Sri Lanka e aprire una nuova fase della storia del Paese.

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