Caschi Bianchi Cile

Dello sciopero e di altre catastrofi…

I due giorni di sciopero proclamati dal sindacato cileno hanno fatto riesplodere le violenze in strada, provocando anche la morte di un giovane

Scritto da Irene Antonietti, Referente CB APG23 a Santiago del Cile

Scontri durante le manifestazioni, Cile, 2011 Lo sciopero generale di due giorni (mercoledí e giovedí scorso) indetto dalla CUT (Centrale Unitaria de Trabajadores) si è svolto in un clima di tensione e violenza crescente che ha avuto come culmine la morte di un giovane di 16 anni, ucciso nella notte di giovedí. Il giovane, come dichiarato all’unanimità dai mezzi di comunicazione, non stava partecipando alle manifestazioni o agli scontri con la polizia ma si trovava con suo fratello su un ponte pedonale, dove è stato raggiunto dalla pallottola.  Il fratello della vittima e alcuni testimoni hanno dichiarato, fin da subito, che il giovane è stato ucciso da un colpo sparato dai carabinieri, i quali a loro volta hanno negato fino ad oggi ogni coinvolgimento in quanto accaduto e si sono rifiutati di aprire un indagine interna per chiarire quanto successo. Nonostante questo il procuratore che si è fatto carico dell’inchiesta ha ordinato che vengano  requisite e analizzate tutte le armi in possesso dei carabinieri che la notte di giovedì  erano in servizio nella zona dell’incidente e nelle zone limitrofe. Anche se i carabinieri continuano a dichiarare di non aver responsabilità nella morte del giovane, è stato rimosso dall’incarico il sottufficiale Miguel Millacura Cárcamo, che era in servizio nella zona e che ha ammesso di aver sparato due colpi di pistola in risposta a colpi sparati dai manifestanti [1].

Il comportamento dei Carabinieri è stato duramente criticato anche dall’Istituto Nazionale dei Diritti Umani che, per voce della sua direttrice, ha ribadito l’importanza che vengano chiarite le circostanze della morte del giovane, un “atto gravissimo che deve trovare giustizia”[2]. Nella stessa occasione la direttrice dell’Istituto ha dichiarato che negli ultimi tre mesi di manifestazioni risultano evidenti vari momenti nei quali c’è stato un uso eccessivo della forza da parte dei Carabinieri, e questa è una situazione che viene giudicata allarmante. Tra questi momenti possiamo senz’altro includere l’attacco alla sede del sindacato dei postini compiuto giovedí da un carabiniere che ha lanciato gas lacrimogeno all’interno della struttura, in cui si trovavano alcune persone che stavano pranzando. L’attacco, per il quale il carabiniere è stato rimosso, è visibile qui:

La morte del giovane Manuel è un finale quanto mai drammatico per questi due giorni di sciopero che sono stati caratterizzati da numerosi episodi di violenza e repressione in molte zone della città. Il bilancio delle giornate parla chiaro: 1.394  persone incarcerate, 153 carabinieri e 53 civili feriti. Le cifre non sono invece altrettanto chiare quando si cerca di comprendere quale è stata la reale adesione dei lavoratori allo sciopero: il governo parla di appena un 14% [3] mentre la CUT di un 80%. Due cifre diametralmente opposte che contribuiscono a dare l’idea del clima di scontro che si sta vivendo nel paese e che impedisce di ricostruire un quadro nitido  di quanto sta accadendo in questi giorni. Con certezza si può affermare che il Cile ha vissuto una situazione di “anormalità” nei due giorni di sciopero. Se si cerca di comprendere le cause di questa anormalità bisogna riconoscere che in gran parte è stata provocata dal clima di tensione e paura per ciò che sarebbe potuto accadere piuttosto che dal reale blocco dei servizio pubblici e dei trasporti (che hanno funzionato in forma relativamente normale). Chi poteva restare in casa ha preferito non uscire e la gran parte dei lavoratori è stata autorizzata a terminare di lavorare verso le 16, per paura che la situazione si complicasse, al Manifestazioni per lo sciopero generale, Cile, 2011 sopraggiungere dell’oscurità. Di fatto già a partire dalla notte di martedì  in diversi punti della città ci sono stati violenti scontri tra gruppi di persone (non identificabili come lavoratori aderenti allo sciopero, quanto piuttosto come giovani dei settori più emarginati) e i carabinieri. Scene che si sono ripetute anche nella notte di mercoledì e giovedì con barricate, auto bruciate, negozi derubati, attacchi a questure e dure repressioni da parte dei carabinieri. Con certezza si può anche affermare che la giornata di giovedì è stata caratterizzata da manifestazioni che hanno portato in piazza 600 mila persone in tutto il Cile. A Santiago circa 100 mila persone (secondo gli organizzatori, 50 mila secondo i carabinieri) hanno manifestato pacificamente lungo i 4 tragitti stabiliti dalle autorità pubbliche. La manifestazione però si è conclusa con gravi scontri tra gruppi di giovani incappucciati e carabinieri, provocando danni per un totale di 50 millones de pesos (all’incirca 35 milioni di euro) e mettendo nuovamente a ferro e fuoco il centro della metropoli. E’ importante sottolineare che gran parte dei partecipanti alla manifestazione erano studenti o persone che sono scese in piazza per appoggiare le proposte sul tema dell’educazione, una situazione che ha generato dure critiche alla CUT e al suo dirigente Arturo Martinez, soprattutto da parte del Governo, che ha dichiarato in diverse occasioni che lo sciopero è stato solo un’occasione per creare confusione e che l’organizzazione ha cercato di cavalcare, senza riuscirci, l’onda generata dal movimento studentesco. Di fatto, anche se il tema meriterebbe un analisi più approfondita, è chiaro che la CUT non è una istituzione che ad oggi gode di popolarità e questo non è certo strano in un paese dove in pratica non esiste una forza sindacale reale, tanto che appena il 12% dei lavoratori è sindacalizzato, né tanto meno forme di contrattazione collettiva [4].

Nel mezzo del caos di queste due giornate i 6 studenti della scuola superiore di Buin in sciopero della fame da 37 giorni hanno deciso di interrompere la forma di protesta a causa del loro stato di salute estremamente critico. Nella conferenza stampa hanno dichiarato che l’interruzione dello sciopero non significa mettere fine della lotta per una educazione libera e gratuita [5]. Anche questo gesto non è stato privo di conseguenze. Il Ministro dell’Educazione, con parole che più che calmare le acque hanno gettato benzina sul fuoco, ha dichiarando che solamente una delle giovani era realmente in sciopero della fame, mentre gli altri lo avevano già abbandonato da giorni. Ovviamente le sue dichiarazioni hanno generato reazioni a catena, e il Ministro si dovrà presentare di fronte alla Commissione Etica dell’Ordine dei medici, spiegando i motivi delle sue dichiarazioni che contrastano con quanto hanno detto gli altri medici che avevano in cura i ragazzi.

Scontri durante le manifestazioni, Cile, 2011 L’unico elemento positivo di questa ultima settimana è il fatto che il Presidente Piñera ha invitato direttamente i rappresentanti degli studenti, dei professori e i rettori delle Università a partecipare a un tavolo di lavoro direttamente alla Moneda,  la Sede del Presidente del Cile, per cercare possibili cammini di dialogo [6]. Ad oggi gli studenti Universitari hanno accettato l’invito chiarendo che non si tratta però dell’inizio di un dialogo. Di fatto si recheranno domani al Palazzo Presidenziale con l’idea di chiedere chiarimenti rispetto ad alcuni punti tra cui la violenza repressiva usata dai carabinieri che ha causato la morte del giovane Manuel. A questo proposito Piñera ha a sua volta chiesto che i giovani arrivino con l’intenzione di risolvere il problema e non di aggravarlo…[7].

Il cielo continua ad essere nuvoloso su Santiago mentre restiamo in attesa…
E’ importante sottolineare che gran parte dei partecipanti alla manifestazione erano studenti o persone che sono scese in piazza per appoggiare le proposte sul tema dell’educazione, una situazione che ha generato dure critiche alla CUT e la suo dirigente Arturo Martinez soprattutto da parte del Governo che ha dichiarato, in diverse occasioni, che lo sciopero e’ stato sostanzialmente un fracasso e che la organizzazione ha cercato di cavalcare, senza riuscirci, l’onda generata dal movimento studentesco. Di fatto, anche se il tema meriterebbe un analisi più approfondita, è chiaro che la CUT non è una istituzione che ad oggi gode di popolarità e questo non è certo strano in un paese dove in pratica non esiste una forza sindacale reale, tanto che appena il 12% dei lavoratori è sindacalizzato, né tanto meno forme di contrattazione collettiva.

Note:

[1] http://www.elmostrador.cl/

[2] L’istituto presenterà nei prossimi giorni una denuncia al Ministero Pubblico, chiedendo trasparenza nella gestione del caso nella consapevolezza che “ Se ció non accade si genererá un sentimento di sfiducia da parte della popolazione verso il corpo dei carabinieri. “ http://www.elmostrador.cl/noticias/pais/2011/08/27/instituto-de-dd-hh-critica-reaccion-de-carabineros-ante-muerte-de-joven/

[3] Questa cifra e’ la ultima dichiarata dal governo che inicialmente aveva parlato di un 5% e successivamente di un 9%. si veda:
http://latercera.com/noticia/nacional/2011/08/680-388560-9-gobierno-cifra-en-143-los-empleados-publicos-que-se-sumaron-al-paro-de-la-cut.shtml

[4] La causa di questa scarsa sindacalizzazione è da ricercare, nel fatto che le grandi imprese private si dividono in piccole proprietà, ognuna con a campo un entità giuridica differente, che rende difficile le creazioni dei sindacati. Si veda http://www.bcn.cl/de-que-se-habla/sindicalizacion-negociacion-colectiva

[5] http://radio.uchile.cl/noticias/119910/

[6] http://latercera.com/noticia/politica/2011/08/674-388912-9-presidente-pinera-convoca-a-los-estudiant

[7] http://www.msnoticias.com/notas.asp?id=31428

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